L’iperplasia prostatica benigna (in sigla, IPB), detta comunemente prostata ingrossata, ipertrofia prostatica benigna o adenoma prostatico, è l’ingrossamento benigno della prostata, la ghiandola esocrina localizzata subito al di sotto della vescica e che avvolge l’uretra. Quindi non si parla del tumore maligno (adenocarcinoma prostatico), la neoplasia più diffusa nella popolazione maschile. La situazione va comunque tenuta sotto controllo, perché le conseguenze sulla funzionalità urinaria e sulla qualità della vita possono essere molte.
Nel 2024 Buckingham Palace ha annunciato che tra qualche giorno re Carlo III è stato ricoverato proprio per un ingrossamento della prostata. Durante quel controllo si è scoperto che il sovrano aveva anche un tumore.
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Cos’è e a cosa serve la prostata?

La prostata ha più o meno la forma di una castagna. La sua funzione principale è quella di produrre il liquido prostatico, che costituisce più o meno un quarto del totale dello sperma. Questo liquido gioca ruoli importanti:
- aumenta la motilità degli spermatozoi;
- partecipa ai processi di coagulazione e fluidificazione dello sperma grazie all’azione di enzimi specifici come il PSA;
-
abbassa l’acidità delle urine residue nell’uretra e dei secreti vaginali, consentendo una maggiore sopravvivenza agli spermatozoi all’interno del tratto genitale femminile.
Iperplasia prostatica benigna: chi colpisce?
L’iperplasia prostatica benigna si manifesta in genere dopo i 50 anni. È molto frequente nella popolazione maschile nella fascia compresa tra i 60 e gli 80 anni. Si stima che sia presente nella metà degli over 50 e nei tre quarti degli ultraottantenni. Il 40% dei pazienti con ipertrofia prostatica benigna necessita di cure. Può capitare che la prostata si ingrossi anche prima dei 50 anni:
- la familiarità,
- l’obesità,
- la sindrome metabolica,
- la sedentarietà,
- l’ipertensione,
- la presenza di uno stato infiammatorio cronico.
Quali sono le cause della prostata ingrossata?
Le cause precise non sono ancora del tutto chiarite, ma la patogenesi è multifattoriale. Vista la concomitanza dell’iperplasia prostatica con l’avanzare dell’età, si studia l’ipotesi che possa rivestire un ruolo chiave la variazione dell’equilibrio ormonale e in particolare il livello di testosterone, l’ormone maschile per eccellenza, e del suo metabolita attivo diidrotestosterone (DHT). Il nuovo assetto ormonale legato all’invecchiamento e l’alterato rapporto tra androgeni ed estrogeni potrebbero favorire la proliferazione cellulare (iperplasia) del tessuto stromale e epiteliale della ghiandola prostatica.
Quali sono i sintomi della prostata ingrossata?
L’iperplasia prostatica benigna non provoca necessariamente sintomi. Un ingrossamento della prostata consistente può però provocare difficoltà a urinare (sintomi dei bassi tratti urinari o LUTS).
Questo avviene perché la ghiandola ingrossata (specialmente a carico del lobo medio) tende a comprimere la parte di uretra (l’ultimo tratto delle vie urinarie) che la attraversa restringendone il calibro, cosa che obbliga il muscolo detrusore della vescica a un eccesso di lavoro per espellere l’urina accumulata. La conseguenza è che con il tempo la parete vescicale si ispessisce, si indebolisce e diventa meno efficiente. Dunque, non si svuota più alla perfezione e il residuo di urina post-minzionale nella vescica facilita l’insorgere di infezioni recidivanti (cistiti, prostatiti) o anche la formazione di calcoli vescicali.
Gli altri sintomi che possono derivare da un’iperplasia prostatica importante si dividono in:
- Sintomi irritativi (di riempimento): stimolo impellente a urinare (urgenza), minzione frequente sia di giorno (pollachiuria) che di notte (nicturia), e bruciore durante la minzione (stranguria).
- Sintomi ostruttivi (di svuotamento): esitazione ad avviare la minzione, indebolimento o interruzione del getto urinario, lo sgocciolamento terminale (alcune gocce di urina continuano a fuoriuscire), e la sensazione di un non completo svuotamento della vescica.
Nei casi più gravi o non trattati si può verificare una ritenzione acuta di urina, un’impossibilità improvvisa e dolorosa di urinare che richiede il posizionamento d’urgenza di un catetere vescicale, fino a causare nei casi estremi idronefrosi e insufficienza renale.
La diagnosi per la prostata ingrossata
Quali esami fare in presenza di uno o più sintomi?
- Il medico di base o lo specialista urologo effettuano come primo controllo l’esplorazione rettale, l’esame della prostata eseguito attraverso l’orifizio anale consigliato ogni anno a partire dai 50.
- Uno degli strumenti diagnostici principali, poi, è l’ecografia transrettale, che consente di rilevare le dimensioni della prostata e la sua eventuale pressione su uretra e vescica.
- Altro esame che può essere prescritto dal medico è la flussometria. Questo test misura la velocità e la forza del getto urinario, da cui si può dedurre una rilevante ostruzione al flusso urinario.
- Spesso vengono eseguiti un dosaggio del Psa (antigene prostatico specifico), per escludere la coesistenza di un carcinoma della prostata, e un esame delle urine. In base ai risultati, si potranno escludere altre patologie, come tumore, prostatite o calcoli alla vescica, arrivando alla diagnosi di un’iperplasia prostatica benigna clinicamente rilevante e dunque a una terapia mirata.
Le terapie farmacologiche per l’iperplasia prostatica benigna
Le cure farmacologiche di solito sortiscono i primi effetti dopo alcune settimane di terapia e possono essere necessari diversi mesi prima di ottenere il risultato massimo. La terapia si basa su due tipi di farmaci, che necessitano di prescrizione medica.
- Gli inibitori della 5alfa reduttasi, come la dutasteride o la finasteride. Agiscono inattivando gli enzimi che permettono la trasformazione del testosterone in diidrotestosterone (Dht), responsabile dell’ingrossamento della prostata. Tendono a ridurre di poco, tra il 10 e il 15%, le dimensioni della ghiandola. Gli effetti indesiderati più rilevanti sono l’impotenza (nell’1% dei pazienti) e il calo della libido (nel 2% dei casi).
- Gli alfa bloccanti, ossia silodosina, tamsulosina, terazosina e alfuzosina. Agiscono sui sintomi, perché rilassano il tono muscolare di collo vescicale e prostata, migliorando il flusso urinario. Tra gli effetti collaterali più frequenti ci sono vertigini, ipotensione ortostatica e astenia.
- Terapie combinate e inibitori della PDE-5: in caso di sintomi moderati o severi, si usano spesso combinazioni di alfa-bloccanti e 5-ARI. Inoltre, il tadalafil al dosaggio giornaliero di 5 mg è approvato per trattare sia i LUTS da IPB sia la disfunzione erettile concomitante.
Esistono rimedi naturali contro la prostata ingrossata?
Alcune sostanze derivate dalle piante, come la serenoa repens, sembrano efficaci. Ricordiamo però che nessun estratto fitoterapico per l’ipertrofia prostatica benigna va assunto senza controllo medico. Anche la curcuma si è dimostrata utile nell’abbassare i livelli di infiammazione. Ci sono altri rimedi naturali che aiutano a combattere la prostata ingrossata.
Quando è necessario l’intervento chirurgico per la prostata ingrossata?
L’intervento più praticato, in caso di insuccesso della terapia farmacologica, è la resezione endoscopica della prostata (Turp). Attraverso l’uretra viene introdotto uno strumento chiamato resettore, che rimuove l’adenoma della prostata, scavando una sorta di tunnel per facilitare la minzione. Eseguito in anestesia spinale, è un intervento poco invasivo che comporta una degenza di due, tre giorni.
La convalescenza dura un paio di settimane, durante le quali è bene astenersi da sforzi eccessivi (sollevare pesi e attività sportiva). In alternativa alla Turp si possono praticare vari tipi di interventi con il laser.
Alimentazione e stili di vita
La regola generale è: quello che fa bene al cuore fa bene alla prostata.
- Sì, dunque, all’esercizio fisico moderato.
- Sì al consumo di frutta e verdura. Tra gli alimenti consigliati, il pomodoro: il licopene contenuto nell’ortaggio ha proprietà benefiche nel proteggere la salute della prostata. Limitare i cibi grassi e le carni rosse.
- No alle bevande alcoliche, soprattutto alla birra.
- Bisogna poi evitare di bere troppa acqua o altri liquidi di sera, per ridurre il bisogno di urinare durante la notte, e cercare sempre di svuotare del tutto la vescica. Può aiutare urinare stando seduti. In tema di prevenzione è molto importante la diagnosi precoce. Purtroppo gli uomini tendono a evitare di sottoporsi a visite di controllo, quando sono coinvolti i loro organi sessuali.
Focus a cura di Gianluca D’Elia, direttore di urologia 2 all’ospedale San Giovanni-Addolorata di Roma




