Benessere

Non riesci a risparmiare? Ecco 5 “trappole” mentali che influenzano le tue scelte

Alcuni meccanismi psicologici possono condizionare il modo in cui si gestisce il denaro, portando ad adottare comportamenti che talvolta si rivelano controproducenti

Perché non sempre riusciamo a risparmiare quanto vorremmo? La risposta non dipende solo dal livello di reddito o dalle competenze finanziarie. L’economia comportamentale ha mostrato, infatti, che le nostre decisioni non sono perfettamente razionali: nel rapporto tra psicologia e risparmio possono entrare in gioco bias cognitivi e dinamiche che ci spingono, ad esempio, a cercare la gratificazione istantanea e a sottovalutare l’impatto delle nostre scelte nel tempo. Comprendere questi fenomeni è il primo passo per gestirli e decidere in modo più consapevole e vantaggioso.

Perché preferiamo spendere oggi invece di risparmiare

Il bias del presente descrive la tendenza a optare per scelte che offrono una soddisfazione immediata, a scapito di quelle che potrebbero portare benefici pari o maggiori nel lungo periodo. Nell’ambito del risparmio, questo bias può portarci a prediligere una spesa o una ricompensa oggi, invece di accantonare una somma destinata a un obiettivo futuro. Una possibile strategia per mitigarne gli effetti è quella dell’automazione, impostando un trasferimento automatico verso un conto dedicato subito dopo aver ricevuto lo stipendio.

Psicologia e risparmio: una perdita pesa più di un possibile guadagno

L’avversione alla perdita (loss aversion) è un concetto introdotto dagli psicologi Daniel Kahneman e Amos Tversky, secondo cui l’impatto emotivo di una perdita viene percepito in modo più rilevante di quello di un guadagno di pari entità. Tale meccanismo può spingerci ad adottare comportamenti eccessivamente prudenti, anche se ciò significa rinunciare a possibili rendimenti. È il caso, ad esempio, di chi preferisce mantenere i soldi fermi sul conto corrente, senza considerare che l’inflazione ne riduce progressivamente il potere d’acquisto. Per gestire questa risposta emotiva, può essere utile ampliare l’orizzonte temporale e valutare sia i rischi sia le opportunità complessive, invece di focalizzarsi unicamente sulle potenziali perdite.

Contabilità mentale: quando trattiamo il denaro in modo diverso

Secondo la contabilità mentale (mental accounting), una teoria sviluppata dall’economista statunitense Richard Thaler, le persone tendono a suddividere il denaro in “conti mentali” separati in base a fattori quali la provenienza o il contesto in cui viene speso. Di conseguenza, possiamo arrivare a trattare somme di pari valore in modo diverso, nonostante il denaro sia un bene fungibile. Potremmo, ad esempio, spendere con molta più leggerezza una somma ricevuta attraverso un rimborso o un bonus inaspettato rispetto a quanto faremmo con una parte dello stipendio mensile.

Se da un lato un approccio per contrastare questo effetto consiste nel considerare il denaro a disposizione come un’unica risorsa, dall’altro questo stesso meccanismo può essere sfruttato consapevolmente a nostro favore per organizzare il budget. Separare le somme in base agli obiettivi, destinando una quota alle spese correnti, una agli sfizi e un’altra a un fondo d’emergenza, aiuta a mantenere il controllo sulle spese e a tenere a freno gli acquisti impulsivi.

Perché continuiamo a spendere anche quando non ne vale più la pena

La fallacia dei costi irrecuperabili (sunk cost fallacy) ci porta a perseverare in una scelta solo perché vi abbiamo già investito tempo, denaro o risorse, anche se proseguire risulta del tutto sconveniente. Ciò accade, ad esempio, quando continuiamo a pagare un abbonamento che non usiamo mai o manteniamo un investimento in perdita. Per evitare di cadere in questa trappola, occorre andare oltre ciò che non si può recuperare e valutare i costi e i benefici delle alternative disponibili da quel momento in avanti.

Bias dello status quo: perché rimandiamo le scelte che potrebbero farci risparmiare

ll bias dello status quo ci spinge a preferire la situazione attuale al cambiamento, anche se modificare le nostre abitudini porterebbe dei vantaggi concreti. Questo può indurci a procrastinare, continuando, per esempio, a pagare canoni bancari elevati e rimandando il passaggio a un conto corrente più conveniente. Analizzare le alternative e mettere in evidenza il costo dell’inazione, valutandone l’impatto effettivo nel tempo, può aiutare a contrastare questa inerzia. Inoltre, quando un’azione appare complessa, suddividerla in piccoli passaggi concreti può facilitare il superamento delle resistenze iniziali.

 

Aurora Pianigiani

Collabora con OK Salute e Benessere e si occupa di comunicazione in ambito medico-scientifico e ambientale. Laureata in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Firenze, si è formata nel settore dei media digitali e del giornalismo. Ha conseguito il Master in Comunicazione della Scienza e della Salute presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e contestualmente ha scritto articoli per testate giornalistiche che svolgono attività di fact-checking.
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