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Rooming in: cos’è? Fa davvero bene al neonato? Quali sono i limiti?

In Italia non è una pratica obbligatoria e le modalità dipendono dalla struttura ospedaliera. In genere ogni madre può decidere in autonomia se adottare questa strategia o farsi aiutare dal personale sanitario 

Si sta parlando moltissimo di rooming in, dopo che una mamma ha perso il figlio di tre giorni in un ospedale di Roma, dopo essersi addormentata. Si tratta della possibilità concessa da alcuni ospedali di permettere alla neomamma di condividere la sua stanza con il bambino subito dopo il parto. Secondo gli esperti è utile a sviluppare il prima possibile il rapporto essenziale tra madre e figlio. Alcune strutture consentono che anche il padre possa accedere alla stanza senza limiti di età. In caso contrario la madre può stare con il neonato solo durante gli orari dell’allattamento.

Rooming in fortemente consigliato da tutte le istituzioni sanitarie

Il primo documento ufficiale a raccomandare quando possibile questa pratica risale al 1989. In un paper sull’allattamento al seno, l’Organizzazione Mondiale della Sanità consigliava di consentire a mamma e neonato di stare insieme 24 ore su 24 durante il ricovero in ospedale e non nella nursery. Anche l’UNICEF, l’agenzia dell’ONU che si occupa di infanzia, supporta dagli anni Novanta la campagna “Baby Friendly Hospital’’, che sostiene l’importanza del rooming in.

Gruppo San Donato

Ogni sforzo per favorire l’allattamento al seno è utile

Il contatto pelle a pelle tra la madre e il bambino permette alla donna di prendersi immediatamente cura del neonato, creando subito un forte legame e favorendo l’allattamento. Sappiamo che ove possibile, l’allattamento al seno deve essere preferito perché dà molti vantaggi alla vita futura del piccolo. Alcuni ospedali consentono il rooming in anche al papà che può così stare in camera con mamma e neonato senza vincoli di orario. Senza il rooming in, invece, la madre può vedere il neonato soltanto negli orari di allattamento, con intervalli di circa di tre ore.

Rooming in: benefici e raccomandazioni

Gli studi svolti sembrano confermare i molti benefici di questa pratica. Il neonato è decisamente più calmo, riesce più facilmente ad attaccarsi al seno, incide positivamente sulla temperatura corporea e sul metabolismo. Inoltre regola la respirazione e il battito cardiaco, oltre naturalmente a rafforzare il rapporto con la madre.

I pediatri sostengono la bontà di questa pratica, confermando questi benefici, ma danno alcune raccomandazioni importanti. La prima è che il neonato non condivida lo stesso letto della madre, ma che dorma nella culla a pancia sopra. Gli specialisti sottolineano che le mamma non devono avere timore di chiedere che il neonato venga portato nella nursery se si ha bisogno di riposare. «Non è qualcosa di cui vergognarsi», sottolinea la presidente SIP Annamaria Staiano. «La stanchezza dopo il parto può colpire tutte le donne, in misura diversa».

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Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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