Bambini

Allarme allergia ai pollini nei bambini: la stagione dura 10 mesi

Record di casi al Bambino Gesù: quasi 3 milioni di bambini colpiti. Il cambiamento climatico stravolge il calendario e le piante "impazziscono": fioriture a dicembre e sintomi infiniti.

L’allergia ai pollini non è più solo una questione di primavera. Quella che una volta era una parentesi fastidiosa di starnuti e occhi rossi tra aprile e maggio si è trasformata in una battaglia lunga dieci mesi. I dati che arrivano dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma sono pesanti come macigni: in Italia, su circa 7 milioni di giovanissimi, i bambini che combattono contro le allergie ai pollini sono ormai più di due milioni.

Praticamente, un bambino su tre non respira bene. E la colpa non è solo dei geni, ma di un pianeta che sta cambiando troppo in fretta, trascinando con sé i polmoni dei più piccoli.

Allergia ai pollini nei bambini: il raddoppio dei casi in 5 anni

Se nel 2019 i pazienti pediatrici con allergie respiratorie seguiti dal Bambino Gesù erano circa 5.000, oggi quel numero è raddoppiato. Ogni anno, solo in questa struttura, vengono gestiti 10.000 ragazzi.

Cosa è successo? Dopo la tregua forzata della pandemia (meno uscite, meno esposizione), il biennio 2024-2025 ha segnato un’impennata drammatica. Secondo le statistiche sulla popolazione scolastica, il 40% degli adolescenti è sensibile ad almeno un allergene e il 18% soffre di rinocongiuntivite allergica cronica.

Piante “impazzite”: pollini a Natale e doppie fioriture

Il vero colpevole ha un nome preciso: cambiamento climatico. L’aumento globale delle temperature ha letteralmente stracciato il vecchio calendario botanico. “Le stagioni polliniche sono più lunghe e meno distinguibili tra loro – spiega Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambino Gesù – e questo significa che i bambini hanno sintomi sempre più precoci e prolungati”.

Le piante che un tempo aspettavano metà febbraio per “svegliarsi”, oggi rilasciano pollini a gennaio o addirittura durante le vacanze di Natale. Le graminacee, non contente di anticipare la fioritura, spesso concedono un “bis” a fine estate. Il risultato? I periodi di pausa per i bambini allergici sono diventati brevi, quasi inesistenti.

La sfida della diagnosi: quando i sintomi si sovrappongono

Con le stagioni che si accavallano, capire a cosa sia allergico un bambino è diventato un rompicapo per i pediatri. Se prima c’era un ordine cronologico (prima le betulle, poi le graminacee, poi l’ambrosia), oggi fiorisce tutto insieme.

Per risolvere il puzzle, la medicina sta abbandonando i vecchi test generici a favore della diagnostica molecolare avanzata. Questa tecnica permette di “scannerizzare” il sangue del bambino per individuare la singola proteina responsabile della reazione, permettendo di impostare l’immunoterapia (il cosiddetto “vaccino”) con una precisione chirurgica.

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Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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