La fiducia degli italiani nel Servizio Sanitario Nazionale continua a mostrare segnali di sofferenza. Secondo i dati dello STADA Health Report 2026 – presentato a Milano in collaborazione con Il Sole 24 Ore su un campione di circa 2.000 connazionali – la soddisfazione complessiva per la sanità pubblica si attesta al 45%, registrando un calo costante rispetto al 48% del 2025.
Un trend negativo che Salvatore Butti, General Manager & Managing Director di EG STADA Group, analizza partendo dai dati oggettivi: «Il nostro è un sistema nato per essere il migliore al mondo e per garantire tutto a tutti, ma oggi sconta una duplice criticità: da un lato la poca consapevolezza dei cittadini rispetto ad altri modelli europei, dall’altro la necessità di una revisione profonda per rispondere a problemi concreti come le liste d’attesa, l’assistenza agli anziani allettati e le carenze della medicina di territorio».
La principale criticità segnalata dal 73% dei cittadini riguarda proprio i lunghi tempi di attesa, causati principalmente dalla carenza di personale, seguiti dalle preoccupazioni per l’invecchiamento della popolazione (57%) e dal difficile accesso economico alle cure (55%).
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Invecchiamento e prevenzione: la paura del declino e la spinta al territorio

In un Paese sempre più longevo, il 58% degli italiani guarda con timore al passare degli anni (dato che sale al 65% tra le donne), temendo soprattutto la perdita dell’autosufficienza (65%) e il declino cognitivo (64%). Nonostante le paure, il 78% considera primario “vivere il più a lungo possibile” ed è disposto a modificare il proprio stile di vita.
Tuttavia, emerge una forte carenza sul fronte della prevenzione primaria. Su questo aspetto, Butti sottolinea l’impegno di iniziative sul territorio come il Tour della Salute: «Siamo da anni sponsor di questa iniziativa itinerante che tocca 15 regioni per offrire screening gratuiti. È la nostra risposta concreta a un dato chiaro: l’italiano fa ancora poca prevenzione. Portare la diagnostica nelle piazze significa avvicinare le istituzioni ai bisogni reali delle persone».
Intelligenza Artificiale e sanità: l’apertura cauta degli italiani
Sul fronte dell’innovazione tecnologica, lo STADA Health Report 2026 evidenzia un atteggiamento di prudente apertura: il 59% degli italiani si dichiara disponibile a valutare consulti basati sull’IA, ma solo a patto di poter validare il responso con un medico (23%) o di utilizzarlo come secondo parere (13%). Il 44% degli intervistati, invece, rifiuta ancora del tutto l’uso dell’IA per la propria salute, temendo errori diagnostici (52%), violazioni della privacy (36%) e spersonalizzazione del rapporto umano (36%).
I cittadini che già impiegano strumenti di IA vi ricorrono soprattutto per interpretare meglio diagnosi già ricevute (31%) o per ottenere consigli su corretti stili di vita e prevenzione (25%).
Il “modello italiano”: l’IA come supporto al medico, non suo sostituto
L’indagine conferma che per il 74% della popolazione gli operatori sanitari rimangono i soli e principali responsabili dell’educazione alla salute e che le visite in presenza continuano a essere nettamente preferite per controlli (78%) e consulenze (69%).
Commentando questo “Italian Way” all’Intelligenza Artificiale, Salvatore Butti ribadisce la centralità insostituibile del professionista: «L’IA non spaventa e non sostituisce l’uomo. È un potente strumento di supporto che elabora volumi enormi di dati per velocizzare o confermare le diagnosi del medico e del farmacista. Come ha ricordato di recente il Professor Remuzzi, non sarà l’IA a sostituire i medici, ma saranno i medici che non usano l’IA a rimanere fuori dal sistema».
Per il futuro, infatti, gli italiani vedono i professionisti della salute sempre più integrati nel ruolo di guide digitali (45%) e di interpreti affidabili delle nuove tecnologie (31%), confermando la necessità di coniugare l’innovazione tecnologica con la relazione umana.
FONTE: STADA Health Report 2026
A cura di OK Promotion




