Piastre, phon e strumenti di styling fanno ormai parte della routine quotidiana di milioni di persone. Ma quando l’esposizione al calore diventa eccessiva, il capello può subire un danno strutturale profondo e, in alcuni casi, irreversibile: si chiama bubble hair ed è uno dei segnali più evidenti di stress termico sulla fibra capillare.
Capire come si forma e perché, tra sole, salsedine e cloro, l’estate può aggravare il problema è il primo passo per prevenirlo.
In questo articolo
Cos’è il bubble hair e come si forma
Il capello è una struttura complessa organizzata in tre strati:
- cuticola,
- corteccia
- midollo.
È composto principalmente da cheratina, una proteina la cui tenuta dipende da legami chimici specifici, i ponti disolfuro, che ne garantiscono resistenza ed elasticità. Quando questi legami vengono sottoposti a un calore troppo intenso, si rompono. Il risultato, nei casi più gravi, sono delle vere e proprie bolle d’aria che si formano all’interno del fusto, da cui il nome bubble hair.
Secondo Benedetta Basso, cosmetologa AIDECO (Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia), si tratta di «una condizione irreversibile che indica un danno profondo della corteccia»; in pratica, è il segnale che il capello «ha subito uno stress termico eccessivo e non è più in grado di recuperare le sue proprietà originarie».
A quale temperatura il calore danneggia i capelli
Il rischio non è uguale a ogni temperatura. La fibra capillare inizia a destabilizzarsi già a partire dai 140 °C, mentre superare i 180 °C può causare alterazioni permanenti. Non si tratta solo di un effetto estetico superficiale: il calore eccessivo modifica l’architettura interna del capello, alterando la struttura proteica in profondità.
I sintomi del danno termico ai capelli

Gli effetti più comuni del danno termico includono:
- perdita di idratazione e opacità del fusto;
- riduzione dell’elasticità;
- comparsa di doppie punte;
- maggiore fragilità e rottura del capello;
- nei casi estremi, comparsa del bubble hair.
Perché sole, salsedine e cloro aumentano il rischio di bubble hair
D’estate il capello è sottoposto a un carico di stress termico e chimico che si somma a quello degli strumenti di styling, aumentando il rischio di danno alla fibra. Diversi fattori tipicamente estivi agiscono in sinergia con il calore:
- Raggi UV: l’esposizione solare degrada la melanina e indebolisce i legami proteici della cheratina, rendendo il capello più poroso e vulnerabile al calore successivo del phon o della piastra.
- Acqua salata: il sale disidrata la fibra capillare e ne altera la cuticola, lasciando il capello più esposto a rotture meccaniche e termiche.
- Cloro delle piscine: ha un effetto simile alla salsedine, aggredendo la cuticola e rimuovendo lipidi protettivi naturali.
- Vento e sabbia: aumentano lo stress meccanico sulla fibra già indebolita.
- Sudore e umidità: favoriscono l’uso più frequente di phon e piastre per “domare” il volume, moltiplicando le occasioni di esposizione al calore.
Il risultato è che un capello arrivato a fine estate già indebolito da sole e mare è più suscettibile al danno termico rispetto a un capello in salute: la stessa temperatura di piastra può avere un impatto molto più marcato.
Quale shampoo scegliere per prevenire il bubble hair
Sebbene nessuno shampoo possa impedire da solo la formazione del bubble hair o riparare un danno già presente, una detersione delicata aiuta a mantenere la fibra capillare in condizioni migliori e a renderla meno vulnerabile agli stress termici.
Gli esperti consigliano di preferire shampoo formulati per capelli secchi o danneggiati, con ingredienti idratanti e condizionanti come glicerina, pantenolo, ceramidi, proteine idrolizzate e amminoacidi, evitando detergenti troppo aggressivi se si utilizzano frequentemente piastra e phon.
Anche i sieri e i trattamenti leave-in con azione termoprotettiva possono offrire un’ulteriore barriera contro il calore, purché vengano applicati prima dello styling. La protezione più efficace, tuttavia, resta la combinazione di prodotti termoprotettivi, temperature moderate degli strumenti e una corretta routine di cura dei capelli.
Termoprotettore: perché è fondamentale contro il danno da calore
In questo contesto, i prodotti termoprotettivi non sono un vezzo cosmetico ma, come sottolinea l’esperta, «una vera strategia di prevenzione del danno». Il loro meccanismo d’azione è duplice: da un lato formano un film che rallenta e distribuisce il calore in modo uniforme sulla superficie del capello, evitando picchi di temperatura localizzati; dall’altro contribuiscono a mantenere l’idratazione e a rinforzare la struttura del fusto.
Tra gli ingredienti più efficaci si trovano:
- proteine e amminoacidi, che raggiungono le zone danneggiate migliorando la resistenza; meccanica della fibra (alcune proteine idrolizzate offrono una protezione termica fino al 40%);
- polimeri filmogeni, che aiutano a dissipare il calore;
- siliconi, che sigillano la cuticola riducendo la perdita di cheratina.
In estate è consigliabile scegliere formule che uniscano protezione termica e filtro UV, soprattutto per chi espone spesso i capelli al sole in spiaggia.
Come proteggere i capelli in estate: le abitudini che fanno la differenza
Proteggere i capelli nel modo corretto in estate, prevenendo danni sia nel breve sia nel lungo periodo, è possibile. Ecco i consigli:
- applicare il termoprotettore sia su capelli umidi prima dell’asciugatura, sia su capelli asciutti prima di piastra o arricciacapelli;
- sciacquare i capelli con acqua dolce dopo il bagno in mare o in piscina, per rimuovere sale e cloro prima che si depositino sulla fibra;
- usare un cappello o un prodotto con filtro UV specifico durante l’esposizione solare prolungata;
- ridurre, quando possibile, la temperatura degli strumenti di styling e limitare i tempi di esposizione;
- integrare la routine con maschere idratanti e ristrutturanti a base di proteine e amminoacidi, soprattutto nei mesi più caldi.
Quando rivolgersi a un dermatologo
Se compaiono segni persistenti di fragilità, capelli che si spezzano al minimo sfregamento o si notano rigonfiamenti visibili lungo il fusto (tipici del bubble hair conclamato), è opportuno consultare un dermatologo o un tricologo.
Nei casi di danno già instaurato, infatti, l’unica soluzione realmente efficace resta il taglio della parte compromessa: nessun prodotto cosmetico può “riparare” un ponte disolfuro già rotto, ma una buona routine di prevenzione può evitare che il danno si estenda ulteriormente.




