Dimenticare le chiavi o i nomi dei conoscenti è il segnale che tutti temiamo, ma la scienza sta scoprendo che la demenza inizia a “scrivere” la sua storia molto prima, cambiando chi siamo nel profondo. Secondo la professoressa Gill Livingston della University College London (UCL), i cambiamenti sottili nel comportamento e nella risposta emotiva durante la mezza età sono spesso i primi veri campanelli d’allarme, visibili ai familiari anni prima di una diagnosi ufficiale.
In un contesto come quello italiano, dove l’invecchiamento della popolazione è tra i più rapidi d’Europa e lo stigma sulla salute mentale è ancora forte, confondere questi segnali con “stress da lavoro” o “crisi di mezza età” è un rischio concreto che ritarda interventi cruciali.
In questo articolo
I 6 segnali “invisibili” da monitorare tra i 40 e i 60 anni
La ricerca, che ha monitorato migliaia di individui, ha isolato alcuni tratti della personalità che, se compaiono ex novo in età adulta, indicano una riduzione della cosiddetta “riserva cognitiva“.
Perdita di fiducia in se stessi
È risultato il predittore più forte. Chi inizia a sentirsi insicuro nelle proprie capacità in modo ingiustificato ha un rischio del 50% più alto di sviluppare demenza.
Incapacità di gestire i problemi quotidiani
Si manifesta soprattutto con difficoltà a fronteggiare stress che prima venivano gestiti con facilità.
Freddezza emotiva
Si intende una riduzione dell’affetto verso i cari o un insolito distacco sociale.
Nervosismo cronico
Sentirsi costantemente “tesi” aumenta l’infiammazione sistemica, dannosa per il cervello.
Insoddisfazione per il proprio operato
Questa sensazione si manifesta con un senso persistente di non eseguire bene i compiti, anche quelli abituali.
Difficoltà di concentrazione
Il calo del focus è uno dei sintomi depressivi più legati al rischio a lungo termine.
Segnali di Alzheimer: il legame tra stress, infiammazione e cervello
Il professor Geir Selbaek dell’Università di Oslo sottolinea come questi tratti non siano solo “sintomi”, ma fattori che alimentano la malattia. Chi è più ansioso o meno coscienzioso tende a muoversi meno, mangiare peggio e soffrire di ipertensione; tutti fattori che in Italia rappresentano la triade del rischio cardiovascolare e cerebrale.
«L’aumento dei livelli di stress porta a livelli più alti di infiammazione nel corpo», spiega Selbaek. «Entrambi sono devastanti per la salute del cervello».
Segnali di Alzheimer: con la prevenzione il 45% dei casi è evitabile
La buona notizia è che la demenza non è un destino ineluttabile scritto solo nei geni. Studi sostengono che circa il 45% dei casi è legato a fattori di stile di vita modificabili. In Italia, promuovere la dieta mediterranea, l’attività fisica regolare e, soprattutto, il trattamento precoce della depressione e dell’isolamento sociale potrebbe cambiare drasticamente le statistiche nazionali.
Il “campanello d’allarme” non è un tratto del carattere che la persona ha sempre avuto (ad esempio, essere sempre stati ansiosi), ma una rottura netta con il passato: un cambiamento evidente nel modo di reagire agli eventi della vita.




