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L’ictus non arriva all’improvviso: i 7 controlli che possono ridurre il rischio

Molti dei fattori di rischio non danno sintomi finché non è troppo tardi. Gli esperti svelano come "blindare" le arterie a metà della vita (anche grazie allo smartwatch)

La notizia incoraggiante è che circa il 90% degli ictus è considerato assolutamente prevenibile e che “la mezza età è il momento esatto in cui si gettano le fondamenta della salute futura”. L’ictus cerebrale colpisce in Italia circa 120.000 persone ogni anno, rappresentando la terza causa di morte e la prima di disabilità invalida.

Il problema principale? Molti dei fattori che lo scatenano agiscono nell’ombra, senza provocare alcun dolore. Ecco la guida pratica dei cardiologi e neurologi per azzerare il rischio, calata nella realtà sanitaria italiana.

1. Fai il test per la fibrillazione atriale (anche dal polso)

un uomo si sottopone a un elettrocardiogramma sotto sforzo mentre corre su un tapis ruoulant
1. Fai il test per la Fibrillazione Atriale (anche dal polso) – www.ok-salute.it

La fibrillazione atriale (FA) è il disturbo del ritmo cardiaco più comune al mondo. Chi ne soffre ha un rischio 5 volte maggiore di avere un ictus, eppure spesso non avverte nulla. Quando il cuore batte in modo caotico, il sangue ristagna negli atri formando coaguli che possono viaggiare fino al cervello, bloccando le arterie principali.

La svolta tech: sempre più italiani scoprono la fibrillazione atriale grazie alle notifiche del proprio smartwatch o fitness tracker. Se il dispositivo segnala un’anomalia, salva il tracciato ECG e mostralo al medico di base. In Italia, lo screening passa anche attraverso una semplice manovra: imparare a sentirsi il polso da soli o fare un controllo in farmacia. Una volta diagnosticata, i medici possono prescrivere farmaci anticoagulanti salvavita.

2. Ictus da giovani: conosci i numeri della pressione arteriosa

L’ipertensione è in assoluto il più grande fattore di rischio modificabile per l’ictus. Dai 40 anni in su, la pressione andrebbe misurata almeno due volte all’anno.

I parametri di riferimento italiani ed europei indicano:

  • Valore ideale: sotto i 120 (la massima) e sotto gli 80 (la minima).
  • Target per chi ha già avuto eventi: inferiore a 130 su 80.
  • Soglia d’allarme: se in farmacia o dal medico supera i 140/90, o se a casa (dove si è più rilassati) è costantemente sopra i 135/85, bisogna parlarne con il medico per valutare una terapia.

3. Via la saliera dal tavolo e spazio alla dieta mediterranea

L’eccesso di sale è il carburante dell’ipertensione. Il pericolo principale si nasconde nei cibi ultra-processati: piatti pronti, salse confezionate e snack salati. Cucinare partendo da materie prime fresche ed evitare di aggiungere sale a tavola è il primo passo.

La vera dieta mediterranea (quella ricca di verdura, frutta, cereali integrali, legumi, pesce azzurro e olio extravergine d’oliva al posto del burro) ha dimostrato nei grandi studi clinici di ridurre il rischio di malattie cardiovascolari fino al 30%.

4. Ictus da giovani: screening del colesterolo (esami del sangue SSN)

In Italia, le linee guida del Ministero della Salute raccomandano controlli annuali del profilo lipidico a partire dai 40 anni. Con l’invecchiamento, l’organismo processa i grassi in modo diverso. L’obiettivo generale per un soggetto sano è mantenere il colesterolo totale al di sotto dei 190 mg/dL (equivalenti ai 5 mmol/L delle linee guida internazionali), con un focus stringente sul colesterolo “cattivo” LDL, il principale responsabile delle placche nelle arterie.

5. Fumo e “alternative”: non esistono zone franche

Il fumo di sigaretta irrigidisce le arterie, aumenta l’infiammazione dei vasi e favorisce la formazione di trombi. Non è mai troppo tardi per smettere: i benefici sul sistema circolatorio si avvertono già dopo poche settimane. Attenzione alle alternative: i dispositivi per il vaping o i sacchetti di nicotina riducono i danni da combustione ma la nicotina in sé alza comunque la frequenza cardiaca e la pressione, mantenendo attivo il rischio vascolare.

6. L’attività fisica in “Zona 2”

Non serve correre una maratona. Per proteggere il cervello, la costanza batte l’intensità. Le linee guida raccomandano almeno 150 minuti di attività moderata a settimana.

La scelta migliore è il cosiddetto allenamento in “Zona 2”: camminata veloce, ciclismo leggero o nuoto mantenendo il battito cardiaco al 60-70% del proprio massimo. La regola empirica? Devi essere in grado di sostenere una conversazione senza affanno mentre ti alleni.

7. Ictus da giovani: cura il sonno e taglia gli eccessi (alcol e droghe)

Il sonno è diventato un fattore di rischio cardiovascolare troppo spesso sottovalutato. Dormire meno di 6 ore a notte per diverse volte a settimana scatena picchi di cortisolo (l’ormone dello stress) e sbalzi di pressione che danneggiano le arterie.

Infine, occhio agli eccessi: il vecchio mito del bicchiere di vino rosso che fa bene al cuore è superato. Il limite massimo da non superare è di 14 unità alcoliche a settimana, rigorosamente distribuite su più giorni e alternati a giorni di totale astinenza. Una nota di estremo allarme riguarda l’uso di sostanze come la cocaina: anche un consumo occasionale in età adulta può causare spasmi arteriosi improvvisi e picchi pressori letali, raddoppiando il rischio di ictus fulminei.

Ictus da giovani: studi scientifici e linee guida di riferimento

Per convalidare i dati clinici e le indicazioni terapeutiche espresse nell’articolo, ecco le fonti ufficiali e i relativi studi di riferimento:

  • Ministero della Salute – Linee guida per la prevenzione dell’Ictus cerebrale: il portale istituzionale italiano fornisce i dati epidemiologici nazionali e i decreti attuativi per lo screening dell’ipertensione e del colesterolo tramite i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
  • ISO (Italian Stroke Organization) / SPREAD – Linee Guida Italiane di Prevenzione e Trattamento: il documento scientifico di riferimento per i medici italiani che mappa tutti i fattori di rischio modificabili dell’ictus, standardizzando i target pressori (sotto i 120/80 mmHg) e i protocolli per la fibrillazione atriale.
  • The New England Journal of Medicine – Primary Prevention of Cardiovascular Disease with a Mediterranean Diet: il celebre studio clinico PREDIMED che dimostra in modo definitivo come la Dieta Mediterranea riduca del 30% l’incidenza di eventi cardiovascolari maggiori, tra cui l’ictus cerebrale, in soggetti ad alto rischio.

Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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