Negli ultimi anni, le campagne di prevenzione e una nuova cultura della skincare hanno acceso i riflettori sull’importanza di proteggersi dal sole. Tuttavia, mentre per molti l’applicazione dell’SPF è diventato un gesto quotidiano irrinunciabile, sui social media ci sono ancora tendenze che vanno nella direzione opposta. Tra queste spicca il tanmaxxing, un fenomeno virale che preoccupa i dermatologi poiché può incoraggiare comportamenti scorretti e in contrasto con le principali raccomandazioni sulla fotoprotezione.
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Cos’è il tanmaxxing?
Il termine deriva dalle parole tan (abbronzatura) e maxxing, un suffisso che si è diffuso online per indicare il tentativo di ottimizzare in modo marcato un aspetto specifico del proprio stile di vita (ad es. nonna maxxing, fibermaxxing ecc..). Se in certi casi questa “massimizzazione” può tradursi in abitudini anche positive per benessere, in altri porta all’estremo delle dinamiche che si rivelano controproducenti.
Nel caso specifico del tanmaxxing, l’obiettivo è ottenere la massima abbronzatura possibile. Sui social media, in particolare su TikTok, numerosi contenuti mostrano pratiche che possono mettere a rischio la salute della pelle, promuovendo un’esposizione eccessiva ai raggi UV.
Tanmaxxing: le pratiche a cui prestare attenzione
- Inseguire l’indice UV: utilizzare le app meteo non con il fine di evitare di esporsi nei momenti in cui l’indice UV è più alto, ma con quello di sfruttarli per accelerare l’abbronzatura.
- Ridurre o evitare la protezione solare: i filtri protettivi vengono descritti come un ostacolo al raggiungimento dell’obiettivo. Talvolta, si promuove l’uso di oli, prodotti abbronzanti privi di filtri UV o preparazioni “fai da te”.
- Esposizione intensiva e prolungata: le esposizioni al sole sono volutamente lunghe o concentrate nelle ore di picco dei raggi UV, con pause minime o assenti.
- Normalizzazione delle scottature: il fatto di avere la pelle arrossata è considerato una soddisfazione o uno step necessario per scurirsi, anziché come il segnale di un danno cutaneo.
Sole, falsi miti e rischi della disinformazione

Fenomeni come il tanmaxxing non sono solo problematici per chi li mette in pratica, ma possono anche alimentare la disinformazione su temi cruciali per la salute. Come sottolinea la Skin Cancer Foundation, i falsi miti che circolano online, oltre a non avere basi scientifiche, possono favorire comportamenti a rischio. La fondazione ricorda che «le radiazioni ultraviolette provenienti dal sole e dalle lampade abbronzanti sono un cancerogeno accertato per l’uomo e rappresentano la causa principale della maggior parte dei tumori della pelle». Inoltre, l’abbronzatura non protegge dalle scottature, ma è un segnale del danno provocato dal sole alla pelle, mentre applicare la crema solare è fondamentale per la prevenzione dei tumori cutanei.
A confermare che accanto a una giusta consapevolezza persistano convinzioni errate è anche un’indagine di AstraRicerche per Fondazione Veronesi, dalla quale è emerso che:
- Il 41,7% degli italiani continua a credere che le lampade abbronzanti possano “preparare” la pelle al sole naturale o non sa valutare correttamente questa affermazione;
- solo il 29,2% associa la protezione solare anche alla vita quotidiana, in città, durante lo sport o il lavoro all’aperto;
- solo il 44% usa sempre la protezione solare quando si espone al sole (il 55% delle donne e il 33% degli uomini).
Tanmaxxing: le alternative sicure per ottenere il colorito desiderato
- Esporsi al sole in modo consapevole, evitando gli eccessi e prestando attenzione al proprio fototipo. Applicare l’SPF nella quantità corretta e con la giusta frequenza di riapplicazione (almeno ogni due ore o dopo aver fatto un bagno).
- Utilizzare autoabbronzanti o cosmetici come bronzer, creme colorate o gocce pigmentate per ricreare un effetto “baciati dal sole” senza aumentare le esposizioni.




