«Ci sono traumi che non si limitano a colpire la mente, ma piano piano si insinuano anche nel corpo. Quando mia mamma mi ha parlato della sua malattia, un cancro al seno, lo shock è stato così forte che poco tempo dopo, nonostante non fossi né incinta né in fase di allettamento, mi è stata diagnosticata una brutta mastite. È come se avessi trasformato il dolore per mia madre in un’infiammazione nello stesso punto in cui lei era malata». Inizia così il racconto di Alessia Ventura, volto amatissimo della televisione, che oggi vive con il sorriso radioso di chi ha trovato un nuovo equilibrio, lontano dal caos delle metropoli e più vicino ai ritmi della natura con la scelta radicale, per chi fa il suo lavoro, di trasferirsi in Sicilia.
Ex “letterina” di Passaparola, conduttrice di successo e mamma orgogliosa della piccola Ginevra, Alessia ha conosciuto un momento buio che l’ha trasformata profondamente. L’incontro con il tumore al seno della madre, avvenuto circa tredici anni fa, non è stato solo un dramma familiare, ma uno spartiacque esistenziale che ha ridefinito le sue priorità, il suo rapporto con il corpo e l’importanza vitale della prevenzione. «È sciocco aspettare di stare male per capire quali siano le cose importanti della vita. Ci lamentiamo spesso per delle fesserie, ma la salute è l’unica cosa che conta davvero».
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Alessia Ventura: dopo la notizia di sua mamma le è venuta la mastite
Alessia, fortunatamente oggi sua mamma è guarita e sta bene, ma partiamo da come ha saputo della malattia.
«Avevo 33 anni e mi trovavo a Roma, dove conducevo in Rai Mezzogiorno in Famiglia. Non tornavo spesso a casa, presa com’ero dal mio lavoro, quindi me l’ha comunicato al telefono. Quella chiamata mi ha sconvolto perché la paura di perderla mi ha trascinata in un tunnel: siamo abituati a considerare i nostri genitori come uno scudo sempre pronto a proteggerci; vederli improvvisamente vulnerabili ci fa sentire persi».
Ha raccontato di una reazione fisica molto particolare, quasi un transfert del dolore.
«Esatto. Ho somatizzato così tanto la brutta notizia che nei mesi successivi mi è venuta una mastite. Di solito è un disturbo che insorge durante l’allattamento, ma all’epoca non era proprio il mio caso» (la figlia Ginevra è nata sette anni dopo, ndr).
Cosa le dissero i medici?
«La dottoressa che mi visitò rimase colpita: mi disse che raramente aveva visto una cosa simile. Mi è servito tempo per curarla con creme specifiche, ma per me è stato il segnale inequivocabile di quanto stessi soffrendo internamente».
Alessia Ventura: «La mammografia è un appuntamento fisso»
Come avete affrontato il percorso di cura in famiglia?
«Mia mamma è stata una leonessa. Paradossalmente è stata lei a rassicurarci e a darci la forza: a mio padre, a mia sorella e a me. Io sono una che deve esternare tutto per non star male, lei invece ha mantenuto una dignità e una fermezza incredibili. Dopo l’intervento chirurgico si è sottoposta alla radioterapia, evitando la chemio, che come sappiamo è decisamente più invasiva e con effetti collaterali pesanti. Per fortuna ha sempre seguito il calendario dello screening con la mammografia, quindi la malattia era agli stadi iniziali».
Da quel momento il suo rapporto con la prevenzione è cambiato radicalmente.
«Sì, da allora sono sempre sotto controllo. Ogni volta che eseguo gli esami c’è quel fondo di paura, ma quando mi dicono “tutto bene”, il sospiro di sollievo è impagabile. Ora che ho 46 anni la mammografia è un appuntamento fisso, non si scappa. E da quando è nata mia figlia ritengo di dover prestare ancora più attenzione alla mia salute. Prima ero più distratta. Per farvi un esempio, di recente ho avuto un forte dolore al petto, così sono corsa subito dal cardiologo che, grazie al cielo, mi ha detto che non era niente. Qualche anno fa, invece, avrei aspettato dicendo “ma sì, passerà”. Non voglio essere ipocondriaca, ma sento maggiore responsabilità nei confronti di Ginevra».
La prevenzione parte dagli stili di vita

Come insegna a sua figlia a prendersi cura di sé?
«Tutto parte dall’esempio. In casa mangiamo bene: verdura, pesce, frutta a chilometro zero… Qui in Sicilia dopotutto è molto più semplice. Io e il mio compagno non frequentiamo fast food e non beviamo bibite zuccherate, e lei ci segue con naturalezza. La mia strategia è quella di mangiare in modo sano ed equilibrato durante la settimana per concedermi dei “premi” senza troppi sensi di colpa. E così anche con lei: ai compleanni la lascio sfogare, non sono una “rompiscatole” integralista, ma le basi devono essere sane. Confesso di avere una grande passione per i dolci, soprattutto per il cioccolato: in cucina i miei cavalli di battaglia sono il tiramisù e la torta di mele. Il benessere passa anche dal gusto e dalla convivialità a tavola, da un bicchiere di vino condiviso
con gli amici. In questo modo la dieta è sostenibile e si resta sorridenti, che è importante. Recentemente il mio medico, guardando i miei esami, mi ha fatto i complimenti per lo stile di vita: è stata una piccola, grande soddisfazione».
Oltre all’alimentazione, come si mantiene in forma?
«Merito della genetica, ma anche di mia sorella! Lei è una personal trainer laureata in scienze motorie, specializzata in pilates, e mi allena online tre volte a settimana. Ci sono periodi in cui vado anche oltre: se devo prepararmi per shooting fotografici o eventi importanti, intensifico l’attività fisica arrivando ad allenarmi quasi quotidianamente. E pensare che se dovessi andare in palestra da sola sarei pigra e mollerei quasi subito. Invece lei mi segue con costanza, e dopo i 40 anni sento che non si può più scherzare: i geni aiutano fino a una certa età».
Pratica altro oltre al pilates?
«Preferisco sempre attività che coinvolgano tutto il corpo in modo armonioso. Tutti noi abbiamo difetti fisici e naturalmente cerchiamo di lavorare per correggerli, ma l’ossessione è un errore grande. Quando ero più giovane, la mia vera passione è stata la danza, che ho praticato fino ai 22 anni. Ho smesso perché la vita lavorativa mi portava altrove, ma se potessi ricomincerei subito. Questa base mi ha regalato una buona postura e tonicità muscolare».
Ho letto che da bambina amava molto giocare a calcio.
«Tutto vero. Anche se adoravo ballare, avevo un debole per i calzoncini corti e le macchinine, che mi piacevano anche più delle bambole. Ho passato giocando a calcio pomeriggi interi. È una passione che ho maturato da sola, senza che nessuno in famiglia mi spingesse a praticarlo. Ero particolarmente dotata nel palleggio: ogni tanto mi ci diverto ancora oggi. Forse è anche per questo che mi sono sempre trovata a mio agio a condurre programmi sportivi o di automobili come faccio adesso».
Vita lenta in Sicilia

Nel 2020 ha lasciato le grandi città, piene di occasioni di lavoro, per trasferirsi in Sicilia: una decisione coraggiosa. Com’è la sua vita oggi?
«Ho scelto la pace totale. Vivo tra Ragusa e i suoi dintorni, immersa nel verde, tra gli animali e l’aria pulita. Mi stancano solo gli spostamenti continui in aereo per lavoro, ma, ogni volta che torno a casa e apro gli occhi sui campi verdi, capisco che ne è valsa la pena. La qualità della vita è altissima e per mia figlia è un ambiente ideale. Dopo la sua nascita, ho imparato a dare priorità al riposo e alla serenità familiare. Per fortuna ho capito che il lavoro è importante per una dimensione di soddisfazione personale, ma la felicità arriva solo dalla vita privata».
Nel suo lavoro non sembra una che “sgomita”. È questo il segreto della sua serenità?
«È proprio così, non mi è mai piaciuto sgomitare, nemmeno da ragazzina a Passaparola. Amo il mio lavoro, ho ancora dei sogni nel cassetto, come un programma tutto mio, ma non mi strappo i capelli se non vado in video. Per me la famiglia viene prima di tutto il resto».
Alessia Ventura e l’impegno con Fondazione Veronesi
Presenta spesso l’evento “Ieo per le Donne” così come le giornate di sensibilizzazione della Fondazione Veronesi. Cosa porta a casa da questi incontri con i medici?
«Un arricchimento immenso. Ogni volta che ascolto le storie di chi affronta malattie rare o tumori, mi convinco sempre di più che la prevenzione sia l’unica arma. Ricordo un momento sul palco con Gerry Scotti: ci siamo messi a piangere tutti e due davanti a una storia drammatica. Lì ci siamo detti quanto sia fondamentale non solo controllarsi fisicamente, ma anche parlare, aprirsi, non tenere tutto dentro. E poi ho imparato che i medici vanno sostenuti. I fondi pubblici sono sempre più insufficienti. Possiamo essere anche noi cittadini, se ne abbiamo la possibilità, a finanziare la ricerca scientifica: se riflettiamo è un investimento per la nostra salute».




