
L’attenzione medica sulla fertilità è stata per decenni quasi esclusivamente femminile. Oggi, però, i dati ribaltano questa prospettiva: il ruolo dell’uomo e la sua salute sono determinanti. Abbiamo approfondito il tema con il Prof. Giovanni M. Colpi, Direttore Scientifico e andrologo di fama internazionale, per capire come le nuove frontiere della microchirurgia stiano ridando speranza a migliaia di coppie.
In questo articolo
L’invisibilità del maschio nei percorsi di fertilità
Prof. Colpi, perché la fertilità maschile è stata marginalizzata così a lungo?
«Il primo passo di una coppia infertile è la visita ginecologica. Per decenni si è dato per scontato che se uno sperma era “decente”, la responsabilità fosse solo femminile. L’avvento della ICSI (l’iniezione diretta dello spermatozoo nell’uovo) ha paradossalmente peggiorato le cose: è passato il messaggio che bastasse un unico spermatozoo qualsiasi per risolvere il problema. Ancora oggi, molti ginecologi si limitano a guardare un referto seminale senza che l’uomo venga mai visitato da uno specialista. Non è etico e contravviene ai principi basilari della medicina».
Lo sperma come “biopsia liquida” della salute
Oggi si parla della qualità seminale non solo per il concepimento, ma come indicatore di salute generale.
«Esatto. Lo sperma può essere considerato una “biopsia liquida”. Soggetti con parametri seminali scadenti hanno un rischio maggiore di sviluppare patologie future: infarti, ipertensione, diabete, neoplasie e neuropatie. Il grado di danno seminale è strettamente correlato al rischio sistemico. Per questo un esame alterato va sempre confermato e indagato con attenzione».
Combattere l’infertilità maschile: la rivoluzione per l’azoospermia non ostruttiva (NOA)
Durante i recenti congressi internazionali, lei ha presentato dati che cambiano la prognosi per la forma più severa di infertilità: la NOA.
«L’azoospermia non ostruttiva (NOA) è caratterizzata dall’assenza totale di spermatozoi nel liquido seminale per un danno intrinseco testicolare. Se fino a pochi anni fa questa diagnosi era una sentenza definitiva di sterilità, oggi la prospettiva è ribaltata. I dati confermano che nel 57-59% dei pazienti è possibile individuare focolai di produzione di spermatozoi all’interno del testicolo. Il segreto non è “se” ci siano, ma “come” cercarli».
Il Gold Standard: La Micro-TESE
Qual è il vero punto di svolta chirurgico?
«Il vero standard internazionale è la Micro-TESE (Microdissection Testicular Sperm Extraction). Utilizziamo un microscopio operatore ad alto ingrandimento (fino a 36x) per esplorare il tessuto testicolare. Questo ci permette di individuare direttamente i tubuli seminiferi più “promettenti”, ovvero quelli dove persiste attività spermatogenetica, estraendoli con un trauma chirurgico minimale. Con un’esperienza di 27 anni e oltre 2300 interventi, la Micro-TESE è oggi meno invasiva, virtualmente indolore e priva delle complicazioni tipiche della TESE tradizionale».
Qual è la differenza con la tecnica tradizionale (TESE)?
«La TESE classica asporta pezzi di tessuto “al buio”, sperando di trovare qualcosa. Questo non solo è meno efficace, ma rischia di asportare troppe cellule di Leydig, deprimendo la produzione di testosterone con conseguenze gravi per la salute dell’uomo. La Micro-TESE, invece, è una microdissezione mirata. Se accoppiata a tecniche biologiche di ricerca avanzate e alla ICSI effettuata in contemporanea (a fresco), porta i tassi di “live birth” (nati vivi) ai massimi livelli dell’eccellenza mondiale».
Preparazione e stile di vita
Il successo dipende solo dall’intervento?
«No, la preparazione è cruciale. Un’adeguata terapia ormonale o farmacologica nei mesi precedenti, unita a un preciso stile di vita (evitando ad esempio radicalmente il fumo di sigaretta e stress termici come saune o esposizione eccessiva al sole), migliora sensibilmente tutti gli indici di successo. Abbiamo ottenuto gravidanze a termine in coppie che erano state considerate “senza speranza” in numerosi altri centri».
Combattere l’infertilità maschile: l’impatto psicologico e l’etica
Qual è il suo messaggio per le coppie che affrontano questo calvario?
«L’infertilità maschile porta ancora un senso di vergogna che genera omertà. Molte coppie vengono spinte verso la fecondazione eterologa (donatore) troppo presto, solo perché il centro a cui si sono rivolte non ha le competenze microchirurgiche necessarie. Questo è psicologicamente devastante: la donna spesso desidera il figlio del proprio amato, non di un donatore anonimo. Il mio consiglio è di non accontentarsi: cercate centri di terzo livello con expertise documentata nella gestione biologica e microchirurgica del materiale prelevato. Non è solo una questione di tecnica, è una questione di vita».




