
Chi abbia vissuto un rapporto disfunzionale sa cosa si prova quando quella stessa persona, che in precedenza ci aveva fatto soffrire, ritorna improvvisamente nella nostra vita. Nonostante i comportamenti passati dolorosi, ricevere messaggi struggenti, dichiarazioni nostalgiche o promesse di cambiamento può rendere difficile voltare pagina. Questa dinamica, nota come hoovering, potrebbe sembrare un tentativo genuino di riavvicinamento, ma nasconde insidie molto più profonde.
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Hoovering: cos’è e perché è una manipolazione
Il termine hoovering deriva da “to hoover” (aspirare), dal nome di un noto marchio di aspirapolvere, e descrive un fenomeno per cui una persona tenta di “risucchiare” qualcuno dentro a una relazione dopo una rottura o un allontanamento. Mentre in un amore sano i tentativi di riconciliazione dovrebbero basarsi su un desiderio autentico di ricostruire il legame, una comunicazione onesta e una reale presa di consapevolezza, nelle relazioni tossiche il ritorno è spesso parte di una dinamica manipolatoria volta a ristabilire controllo e dipendenza emotiva.
Il ciclo delle relazioni tossiche: dal love bombing all’hoovering
Tale meccanismo si struttura solitamente in un ciclo, che inizia con la fase di idealizzazione e love bombing, caratterizzata da grandi gesti e manifestazioni d’affetto eccessive che fanno sentire chi le riceve unico e speciale. A questa fase, seguono poi la svalutazione, in cui si verifica l’abuso emotivo attraverso il discredito dei pensieri e dei sentimenti della vittima e lo scarto, quando il manipolatore si allontana o scompare. Infine emerge l’hoovering, in cui cerca di riavvicinarsi per poi ricominciare il ciclo.
I segnali dell’hoovering da non ignorare
I segnali tipici di hoovering possono includere:
- chiamate, messaggi improvvisi e ricerca di scuse per entrare in contatto;
- non rispettare i confini;
- promesse di cambiamento non supportate da dimostrazioni concrete;
- vittimismo o tentativi di indurre il senso di colpa, con frasi tipo “non posso vivere senza di te”;
- crisi o reazioni eccessive, come pianti, rabbia o minacce;
- coinvolgimento di terzi per fare pressione o manipolare indirettamente.
Perché l’ex manipolatore torna
Ma, alla fine, perché l’ex torna? Come dicevamo, nell’hoovering il ritorno non è sicuramente motivato da un amore sano e autentico né da un reale desiderio di migliorarsi nell’ottica di far funzionare la relazione. Chi cerca di “risucchiare” l’ex partner è mosso da:
- bisogno di controllo;
- desiderio di attenzione;
- difficoltà ad accettare la rottura;
- volontà di mantenere un legame di dipendenza.
Come difendersi dall’hoovering (strategie efficaci)
Un modo efficace per affrontare l’hoovering è adottare la strategia del no contact, cioè interrompere completamente i contatti con chi lo mette in atto. Quando ciò non è possibile, ad esempio per motivi familiari o se ci sono figli coinvolti, si può ricorrere alla cosiddetta “tattica della pietra grigia”, che consiste nel ridurre al minimo le interazioni e, quando si verificano, rispondere in modo neutro e senza alcun coinvolgimento emotivo.
Anche avere una rete di persone fidate può rivelarsi fondamentale per non cedere alla tentazione di ricadere in vecchi schemi. Se non si riesce a gestire la situazione, rivolgersi a uno psicologo può offrire il supporto necessario per capire come tutelarsi.




