Bocciati perché troppo intelligenti: è il paradosso che alcuni studenti si trovano a vivere sulla propria pelle alla fine dell’anno scolastico. Parliamo, nello specifico, di bambini e ragazzi plusdotati (“gifted”, in inglese), che anticipano le tappe dello sviluppo cognitivo in virtù dell’elevato quoziente intellettivo e del loro spasmodico bisogno di sapere. Riconoscerli non è sempre facile, ma spesso lanciano segnali inequivocabili: leggono da soli già in età prescolare, fin da piccoli pongono domande spiazzanti su temi profondi come la vita e la morte, hanno una spiccata sensibilità emotiva e manifestano un forte senso di giustizia di fronte a situazioni percepite come
inique.
In questo articolo
Chi sono i bambini plusdotati e quanti sono in Italia
Si stima che questa condizione riguardi circa il 5% della popolazione, il che equivale a una media di un alunno per classe. Ed è proprio sui banchi di scuola che questo dono può risultare un po’ ingombrante trasformandosi in un fardello difficile da gestire: se le femmine riescono a mascherare più a lungo la loro vivacità intellettuale cercando di adeguarsi al contesto, i maschi tendono invece ad adottare comportamenti più problematici che spesso finiscono per metterli in aperto contrasto con compagni e docenti, complicando non poco il percorso scolastico.
Il disegno legge sugli studenti plusdotati: cosa prevede
A volte la questione finisce perfino in tribunale, con genitori che fanno ricorso contro brutti voti e bocciature perché convinti che siano dovuti all’incapacità della scuola di riconoscere e valorizzare l’alto potenziale cognitivo dei figli. In questo senso è stata esemplare una sentenza del Tar del Veneto, depositata lo scorso settembre, nella quale i giudici hanno dato ragione alla famiglia, ribadendo la necessità che la scuola adotti piani didattici personalizzati per andare incontro alle necessità di questi studenti.
Per loro le cose potrebbero presto cambiare in virtù di un disegno di legge al vaglio del Parlamento, che per la prima volta introduce in Italia un quadro normativo organico per gli studenti plusdotati. Il provvedimento punta a riconoscere ufficialmente gli alunni ad alto potenziale cognitivo, includerli tra i portatori di bisogni educativi speciali e garantire loro una didattica realmente personalizzata. Tra gli obiettivi dichiarati c’è anche la prevenzione del cosiddetto “sottorendimento” e la riduzione del fenomeno dell’abbandono scolastico. «Il disegno di legge delega il Governo ad adottare uno o più decreti attuativi per garantire il diritto allo studio e
percorsi personalizzati agli studenti plusdotati, prevedendo anche la possibilità, ad esempio, di saltare più classi»,
spiega Viviana Castelli, presidente dell’associazione nazionale StepNet Odv, formatrice e specialista in Gifted
Education.
«Si tratta di un testo molto importante, perché restituisce a questi bambini il diritto di essere se stessi superando i pregiudizi. Finalmente si colma un vuoto normativo e si allinea il nostro Paese alla Raccomandazione del Consiglio d’Europa del 1994 sull’educazione dei bambini ad alto potenziale».
Bambini plusdotati e ADHD: due condizioni diverse
Il disegno di legge pone anche l’accento sulla necessità di una formazione specifica per gli insegnanti, che spesso faticano a riconoscere gli alunni gifted scambiandoli per bambini problematici affetti da Adhd (disturbo da deficit di attenzione/iperattività) o da disturbo oppositivo provocatorio. In realtà, la plusdotazione non è una malattia né una neurodivergenza, bensì una neuroatipicità, ovvero un modo diverso di essere, una caratteristica biologica che spesso si eredita per via genetica dai genitori.
Come funziona il cervello dei bambini ad alto potenziale cognitivo

«La risonanza magnetica cerebrale evidenzia che, nei soggetti plusdotati, le aree della corteccia frontale e prefrontale coinvolte nei processi di giudizio maturano più precocemente rispetto ai coetanei», afferma Maria
Assunta Zanetti, tra i primi studiosi in Italia a occuparsi di plusdotazione, docente di Psicologia dello sviluppo e
dell’educazione all’Università di Pavia, dove ha fondato e dirige LabTalento (un laboratorio di ricerca e intervento sullo sviluppo del potenziale del talento e della plusdotazione).
Spesso i gifted dicono di sentire “fumare” il cervello e, in un certo senso, è proprio così. «Da un punto di vista neurobiologico», sottolinea la specialista, «il loro cervello è più plastico e mostra un più intenso “sfoltimento” delle connessioni sinaptiche deboli o inutilizzate. Inoltre, va incontro a una maggiore attivazione bilaterale di entrambi gli emisferi cerebrali, con un trasferimento di informazioni più intenso, sostenuto da un maggiore sviluppo della sostanza bianca, cioè delle connessioni tra neuroni. Si genera così uno stato di sovraeccitazione che spesso causa difficoltà a entrare in uno stato di sonno profondo».
Plusdotazione e creatività: perché pensano in modo diverso
Questa particolare organizzazione cerebrale è spesso associata a una spiccata creatività e a una preferenza per modalità di apprendimento visive e immaginative: molti bambini plusdotati tendono a trasformare le informazioni in immagini mentali, scenari o storie, collegando tra loro idee in modo originale. Questo funzionamento è stato messo in relazione anche a una maggiore attivazione delle aree dell’emisfero destro coinvolte nella percezione spaziale, nell’elaborazione visiva e nei processi creativi.
La velocità con cui il loro cervello elabora le informazioni si traduce poi in una spiccata capacità di pianificazione, che può andare ben oltre ciò che è tipico della loro età anagrafica. A volte questa abilità supera pienamente le conseguenze delle proprie azioni. Emblematico è il caso di quel bambino che l’estate scorsa, a soli sette anni, è uscito da casa sua a Saronno, in provincia di Varese, per raggiungere Milano in treno da solo con l’intento di mangiarsi un gelato.
Perché i bambini plusdotati possono avere difficoltà a scuola
Nei primi anni di scuola, i plusdotati hanno una grande facilità ad apprendere velocemente e ottengono buoni
risultati senza uno sforzo apparente. Tuttavia, con il passare degli anni e l’aumento della complessità delle richieste scolastiche, questa mancanza di un metodo di studio strutturato porta alcuni di loro ad avere difficoltà e
un calo nel rendimento. Per questo è fondamentale promuovere percorsi didattici ad hoc. «Non è mai troppo tardi: si può iniziare anche nelle scuole di secondo grado», ricorda Zanetti. «Valorizzare il loro potenziale è utile per tutta la società: diversi studi internazionali dimostrano che investire in politiche educative per i gifted comporta un aumento del Pil di un Paese nel lungo periodo».
Come aiutare un bambino plusdotato a scuola
La chiave del successo sta nell’attuare percorsi didattici graduali che tengano insieme personalizzazione e inclusione. «Si comincia proponendo attività rivolte a tutta la classe, con obiettivi di apprendimento comuni. Sulla base dei risultati, il lavoro prosegue poi su livelli di lavoro differenziati: c’è chi consolida le competenze e chi le approfondisce o potenzia. Anche la valutazione segue questa logica, adattandosi ai livelli differenziati di apprendimento», racconta Zanetti. Un aspetto molto importante è che gli studenti sviluppino consapevolezza rispetto a ciò che sanno e al modo in cui apprendono. «Per questo abbiamo messo a punto degli strumenti specifici, come il “diario del pensiero”, che aiutano ad avere consapevolezza e ad auto-monitorare i propri progressi riconoscendo eventuali difficoltà».
Hanno un’età mentale superiore a quella anagrafica
Va sfatato il falso mito che i bambini gifted siano dei piccoli geni in tutte le materie, così come il pregiudizio che
li vuole più fragili sul piano emotivo. «È vero che a volte possono sfogarsi con pianti inconsolabili e reazioni molto forti, perché sentono più profondamente quello che accade, ma ciò è dovuto alla loro “asincronia evolutiva”: spesso hanno un’età mentale e psicologica superiore a quella anagrafica», evidenzia la presidente di StepNet. «Quelle che a noi adulti sembrano reazioni disregolate, in realtà, sono proporzionali al loro sentire».
In questo contesto il web e i social possono rivelarsi una risorsa ambivalente: da un lato offrono accesso immediato a informazioni, contenuti altamente specializzati e community di nicchia, dando ai ragazzi gifted l’impressione di essere stimolati e compresi; mentre dall’altro lato, questa facilità può favorire una progressiva distanza dalla realtà quotidiana. «Il rischio è che si rifugino nel mondo digitale, andando incontro a forme di isolamento sociale anche più marcate rispetto a quelle che possono sperimentare i loro coetanei normodotati», sottolinea la psicologa Zanetti.
Cosa possono fare i genitori
Il ruolo dei genitori è fondamentale, anche se non sempre facile. «È importante che la famiglia non finisca per iperstimolare questi ragazzi intellettualizzando tutto: bisogna dare loro il giusto nutrimento intellettivo», raccomanda l’esperta. «Ai genitori dico sempre: se i vostri figli fanno domande a cui non sapete rispondere, non
importa. Date risposte quando le avete, ma spiegate ai ragazzi che non è sempre possibile soddisfare ogni
curiosità nell’immediato. Il dubbio può essere trasformato in un’occasione di scoperta condivisa: cercate le
risposte insieme a loro, accompagnandoli nel percorso».
Test per bambini plusdotati: quando e dove fare una valutazione

Per capire se un bambino è semplicemente talentuoso o è plusdotato, bisogna rivolgersi a un centro specializzato in grado di certificarlo. In Italia esistono diverse realtà di riferimento, come LabTalento dell’Università di Pavia e la rete nazionale StepNet. In genere, il percorso inizia con un colloquio conoscitivo online con la famiglia; se emergono indicatori di alto potenziale, si procede con una valutazione approfondita.
L’iter comprende test cognitivi standardizzati (per accertare che il quoziente intellettivo sia superiore a 130), affiancati da una valutazione del funzionamento emotivo, comportamentale e del contesto di vita del bambino. Le valutazioni possono essere svolte nelle sedi principali (rispettivamente Pavia e Milano) oppure, più comodamente, su tutto il territorio nazionale grazie a una rete di professionisti appositamente formati.
Si tratta solitamente di percorsi a pagamento, anche se sono previste tariffe calmierate e formule agevolate per le famiglie in difficoltà. Una volta accertata la plusdotazione, la documentazione viene condivisa con la scuola per attivare percorsi didattici personalizzati. Per sostenere lo sviluppo dei bambini gifted, sia LabTalento che StepNet promuovono attività extrascolastiche come laboratori e campi estivi, spesso pensati per coinvolgere anche le famiglie.



