Benessere

Small talk: perché è importante e come fare conversazione con chi non conosciamo

Le chiacchiere informali possono migliorare il benessere e le relazioni sociali: cosa dice la psicologia e quali strategie usare per rompere il ghiaccio

In fila al bar, davanti all’ascensore del condominio o alla macchinetta del caffè al lavoro: ogni giorno sono tante le situazioni in cui possiamo trovarci accanto persone che conosciamo poco o per niente. In questi momenti, rompere il ghiaccio può sembrare una sfida e spesso ci appare più facile restare in silenzio piuttosto che rischiare una conversazione imbarazzante. Ed è proprio qui che entra in gioco lo small talk, una forma di comunicazione, talvolta sottovalutata, capace di facilitare le interazioni sociali.

Cos’è lo small talk?

Con il termine “small talk” si indica una conversazione breve e informale che non approfondisce temi personali o complessi, che spesso avviene tra persone che non si conoscono molto. Si tratta di scambi leggeri che permettono di instaurare un clima di cordialità. Ad esempio, si può parlare del tempo, di film o serie tv appena viste, di tendenze, hobby o eventi sociali.

Quali sono i vantaggi?

Sebbene lo small talk possa sembrare superfluo e, per alcune persone persino faticoso, ci sono numerosi vantaggi nel praticarlo nella vita quotidiana. In primo luogo, le conversazioni di questo tipo aiutano a instaurare un contatto con l’altro, rompendo l’imbarazzo e semplificando l’interazione iniziale. Offrono una sorta di “spazio sicuro” rispetto a dialoghi che potrebbero creare attrito, per poi dare eventualmente spazio a una conoscenza più approfondita.

Sappiamo che le relazioni sociali di qualità hanno un impatto positivo sul nostro benessere. Tuttavia, diverse ricerche dimostrano che non sono solo le relazioni strette a essere importanti: anche brevi interazioni informali con persone sconosciute possono avere effetti positivi. Nello studio Mistakenly seeking solitude pubblicato sul Journal of Experimental Psychology nel 2014 è stato chiesto a dei pendolari di interagire con uno sconosciuto vicino a loro, di rimanere isolati o di proseguire il tragitto normalmente. I partecipanti hanno riportato un’esperienza più positiva quando hanno interagito rispetto a quando non lo hanno fatto, nonostante si aspettassero il risultato opposto.

Istintivamente, potremmo evitare di parlare con chi non conosciamo per il timore di non sapere cosa dire o di essere giudicati negativamente. Uno altro studio condotto nel 2022 ha però evidenziato che con la pratica queste conversazioni diventano più facili e positive di quanto si pensi, migliorando le aspettative sulle interazioni future.

Small talk: consigli per fare conversazione

Alcune persone si sentono più a proprio agio di altre nello small talk, ma per migliorare la propria capacità di conversazione possono essere utili alcuni semplici accorgimenti:

  • Partire dal contesto: commentare ciò che sta accadendo intorno a noi, come un luogo o un evento, o trovare qualcosa in comune può offrire uno spunto per iniziare a parlare.
  • Fare domande aperte: chiedere opinioni all’interlocutore mostra interesse e aiuta a mantenere viva la conversazione.
  • Ascoltare attivamente: prestare attenzione a ciò che l’altra persona dice, fare domande di approfondimento e collegarsi a ciò che racconta, evitando distrazioni come lo smartphone.
  • Mantenere un tono equilibrato: quando serve, prendere una pausa prima di rispondere e dare tempo all’altro di esprimersi senza interruzioni. Inoltre, evitare argomenti controversi o troppo intimi, soprattutto all’inizio, può ridurre il rischio di creare disagi o tensioni.
  • Allenare la conversazione: abituarsi a conversare con persone sconosciute può rendere lo small talk meno forzato e più naturale nel tempo.

Aurora Pianigiani

Collabora con OK Salute e Benessere e si occupa di comunicazione in ambito medico-scientifico e ambientale. Laureata in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Firenze, si è formata nel settore dei media digitali e del giornalismo. Ha conseguito il Master in Comunicazione della Scienza e della Salute presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e contestualmente ha scritto articoli per testate giornalistiche che svolgono attività di fact-checking.
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