Calvizie addio, arriva il gel fatto con il nostro sangue

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Grazie a un procedimento di arricchimento delle nostre piastrine la perdita di capelli potrebbe essere solo un ricordo

Un gel fatto con il sangue del paziente e poi iniettato sotto il cuoio capelluto potrebbe essere la soluzione contro la calvizie. La scienza sembra essere finalmente vicina alla svolta definitiva per la cura di uno dei problemi che affligge sempre più persone.

Al momento le cure più utilizzate sono a base di minoxidil, una soluzione che viene frizionata sulla testa, che ha dimostrato di riuscire a intervenire su una migliore crescita del capello, seppur parzialmente. Il limite di questo metodo, secondo l’Associazione Britannica dei Dermatologi, è che funziona solo fino a quando viene utilizzato.
Il gel, invece, contiene plasma ricco in piastrine (Platelet Rich Plasma, in inglese, PRP, ndr), che si è dimostrato da tempo una risorsa importante nel campo della medicina rigenerativa. Si ottiene prendendo una piccola quantità di sangue dal braccio del paziente e poi lo si processa in un macchinario che lo fa girare ad altissima velocità fino a separare i vari componenti.
Il Prp viene utilizzato per riparare e fare crescere le cellule e viene spesso usato nella cura delle ferite ai tendini e nelle bruciature. Ora i ricercatori americani lo stanno testando su alcuni volontari per la cura dell’alopecia, ovvero della perdita di capelli. Ne soffre più della metà degli uomini sopra i 50 anni e delle donne sopra i 65.
Lo studio preliminare ha stabilito non solo che è un procedimento sicuro, ma che ci sono sensibili miglioramenti nella crescita del capello, già dopo cinque iniezioni. Ora i ricercatori della New York University stanno sottoponendo 25 pazienti con alopecia al trattamento con PRP e 25 con un prodotto placebo. Il gel deve essere iniettato entro 10 minuti e sembrerebbe essere in grado di stimolare l’attività delle cellule staminali dei bulbi piliferi ancora presenti, ma silenti o sofferenti.

«Indicata in tutti gli stadi di alopecia, sia maschile sia femminile, questa metodica viene impiegata con successo anche nei casi di alopecia areata a chiazze e nei soggetti già sottoposti ad autotrapianto di bulbi del follicolo pilifero, per migliorare il risultato chirurgico», spiega Giuseppe Sito, chirurgo estetico a Milano, Torino e Napoli e docente a contratto alla Seconda Università di Napoli. «Il PRP si esegue in ambulatorio e richiede circa 30-45 minuti. Non servono particolari analisi preparatorie, ma è sempre meglio effettuare un esame del sangue, specie se si hanno problemi di coagulazione o di funzionalità epatica. La seduta inizia con il prelievo di 60-70 ml di sangue venoso. Le provette vengono immesse in una centrifuga che, in pochi minuti, separa le componenti del sangue e permette di ottenere una massa gelatinosa, il plasma ricco di piastrine (PRP), fonte di fattori di crescita. Dopo aver anestetizzato la zona da trattare, lo specialista passa sul cuoio capelluto un roller, sorta di rullo provvisto di micro-punte, in grado di effettuare una lieve abrasione, per favorire l’attivazione dei fattori di crescita del capello. Infine inietta la soluzione ottenuta, per poi procedere al massaggio del cuoio capelluto che ne favorisca la distribuzione».

Non è richiesta convalescenza. I capelli cominciano a comparire dopo 1-2 mesi dalla prima seduta, raggiungendo il top della crescita dopo circa 6 mesi. Per potenziare ulteriormente il risultato, nei casi di diradamenti più seri, si ripete la procedura dopo 2-3 mesi. In genere, poi, basta un “richiamo” una volta l’anno.

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a cura della redazione

 

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