
Il matrimonio sta vivendo una crisi senza precedenti, con tassi in costante calo, ma le ripercussioni potrebbero andare ben oltre la sociologia, toccando direttamente la nostra salute. Secondo una nuova ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Cancer Research Communications, la vita coniugale sarebbe associata a un rischio significativamente inferiore di sviluppare tumori.
I numeri emersi dallo studio sono definiti “impressionanti” dagli esperti:
- uomini mai sposati: presentano tassi di cancro superiori del 68% rispetto a chi è (o è stato) sposato,
- donne mai sposate: il dato è ancora più netto, con un’incidenza superiore dell’83%.
Già altri studi avevano dimostrato che le persone che vivevano all’interno di un matrimonio avevano una maggiore aspettativa di vita.
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Il fattore genere: le donne sono le più protette
Contrariamente a quanto suggerito da ricerche precedenti, secondo cui sarebbero gli uomini a trarre i maggiori benefici fisici dalla relazione matrimoniale, questo studio inverte la tendenza. «Mettere l’anello al dito sembra offrire una protezione maggiore proprio alle donne», ha commentato il dottor Brad Wilcox dell’Università della Virginia.
Le ragioni potrebbero essere molteplici:
- meccanismi riproduttivi: per alcuni tumori specifici, come quelli dell’ovaio e dell’endometrio, il rischio è statisticamente più elevato nelle donne che non hanno mai avuto figli.
- effetto accumulo: secondo il dottor Paulo S. Pinheiro, epidemiologo e autore principale dello studio, i benefici del matrimonio tendono a sommarsi nel tempo, diventando più evidenti nelle fasce d’età più avanzate.
Perché il matrimonio abbassa il rischio di cancro?
Non è solo una questione di biologia, ma di stili di vita e accesso alle cure. Lo studio evidenzia che chi è sposato tende a:
- evitare comportamenti a rischio (minori tassi di tumori al polmone o alla cervice, legati a fumo, alcol e promiscuità),
- avere un migliore accesso all’assistenza sanitaria e alle assicurazioni,
- sottoporsi più regolarmente a screening e prevenzione.
Il pregiudizio medico: il rischio per i single
Tuttavia, non mancano le voci critiche. Joan DelFattore, professoressa dell’Università del Delaware, avverte che i migliori risultati dei pazienti sposati potrebbero riflettere un pregiudizio sistemico. Molti medici, infatti, tendono a proporre cure meno aggressive ai single, partendo dal presupposto (spesso errato) che non abbiano una rete di supporto adeguata a gestire gli effetti collaterali.
«Il supporto non matrimoniale – che provenga da amici, parenti o vicini – può essere altrettanto efficace di quello di un coniuge», spiega DelFattore, sottolineando che il focus della sanità pubblica dovrebbe spostarsi sulla rimozione delle barriere che penalizzano i pazienti non sposati.




