Salute

Covibesity: cos’è e come evitarla

Durante la pandemia molte persone hanno visto lievitare il proprio girovita. In particolare, bambini e ragazzi. Ecco i consigli degli esperti

Peggioramento dei tassi di obesità a causa del confinamento imposto durante la pandemia. È questa la definizione di “covibesity“, o “covibesità”, un circolo vizioso in cui si trovano molte persone da quando è scoppiata l’emergenza coronavirus. Il termine è comparso in letteratura scientifica nel 2020 in seguito al lockdown causato dal Covid-19. In generale, infatti, la mancanza di attività fisica nel primo periodo pandemico, unita ad abitudini alimentari scorrette, può aver determinato un aumento del peso corporeo (e di conseguenza della prevalenza di obesità) in tutta la popolazione mondiale.

La covibesity in Italia

In Italia il rapporto dell’Istituto Auxologico del 2021 ha stimato un incremento del 30% dei disturbi alimentari, tra cui proprio l’obesità. In una revisione di studi condotti in Italia, Francia, Polonia, Spagna e Portogallo, è stato evidenziato invece che durante il lockdown c’è stato un aumento del consumo di cibo e una diminuzione dell’attività fisica. E infatti tra il 19% ed il 53% delle persone interpellate ha dichiarato un incremento del peso corporeo. Ma con i dati si potrebbe andare avanti a lungo e il risultato sarebbe sempre lo stesso: chi era obeso o in sovrappeso prima della pandemia, è peggiorato. Mentre molte persone normo peso hanno visto lievitare il proprio girovita.

Gruppo San Donato

La covibesity nei bambini e adolescenti italiani

La covibesity riguarda gli adulti tanto quanto i bambini e gli adolescenti. Quelli italiani, che già prima della pandemia registravano tassi di sovrappeso pari al 20,4% e di obesità pari al 9.4%, durante i mesi di confinamento hanno registrato un aumento del consumo di dolci e alimenti calorici e della sedentarietà. Secondo alcuni studi, circa il 40% dei giovani ha modificato le proprie abitudini alimentari. Il 27% ha mangiato di più, incrementando in particolare il consumo di snack (oltre il 60%), succhi di frutta (14%) e bibite (circa il 10%). Di contro, nei ragazzi tra i 6 e i 18 anni, è aumentato di circa cinque ore al giorno il tempo passato davanti a uno schermo. Complice, insieme all’assenza di allenamenti e attività sportive, anche la didattica a distanza.

I consigli degli esperti della SIP

Dato che chi è obeso o in sovrappeso da piccolo lo sarà con grande probabilità anche da adulto, e che i chili in eccesso espongono al rischio di numerose malattie croniche, la Società Italiana di Pediatria invita i genitori a ripristinare le corrette abitudini alimentari dei figli. Ecco i consigli degli esperti della Sip.

Convivialità

Non solo cibo, ma anche convivialità. Quindi sì ai pasti consumati in famiglia. Sono momenti importanti per la giornata del bambino e gli studi rivelano che queste occasioni di consumo aiutano a mantenere una dieta più ricca e variegata. Si consiglia quindi di consumare almeno cinque pasti alla settimana in famiglia per promuovere sani comportamenti alimentari.

Cinque pasti al giorno

È stato dimostrato che questo numero di pasti ogni giorno (fino ai 12 anni) riduce il rischio di obesità. Gli studi suggeriscono un possibile effetto nella riduzione del senso di fame garantito da regolari frequenze alimentari. Oltre ai tre pasti principali (colazione, pranzo e cena), si raccomanda quindi di fare due spuntini. Uno a metà mattina e uno a metà pomeriggio.

Non saltare la colazione

Consumare cibo nella fascia oraria compresa tra le 6 e le 9 del mattino riduce il rischio di sviluppare obesità in età pediatrica. Al contrario, se la prima colazione viene saltata si verifica un consumo di alimenti eccessivo e sproporzionato nelle ore successive.

Fare attenzione alla composizione del pasto

Numerosi studi dimostrano l’impatto negativo del consumo di cibi da fast food nel bambino. Inoltre, alcuni studi confermano che il rischio aumenta con l’aumentare dell’età, ovvero maggiore è l’autonomia nella scelta dei cibi da parte dei ragazzi, maggiore è la volontà di consumare alimenti da fast food. Altrettanto importanti risultano le scelte degli snack, da limitare quelli con elevato contenuto energetico, ricchi in grassi saturi, zuccheri raffinati e sale.  Limitare le bevande zuccherate. Sono drink o bevande arricchite con dolcificanti calorici il cui consumo elevato causa un’elevata introduzione di zuccheri liberi sia in bambini che adulti. Si raccomanda di proporre ai bambini un consumo quotidiano di acqua evitandole.

Attenzione alle porzioni 

È stato evidenziato in numerosi studi che il consumo alimentare giornaliero dei bambini a partire dai 4 anni sia ampiamente influenzato dalla dimensione della porzione che viene servita loro. Da qui l’importanza di educare i genitori a stimare porzioni corrette per i propri figli in base all’età.

Esercizio fisico ogni giorno

Incoraggiare un’attività fisica giornaliera di intensità moderata-vigorosa per almeno 60 minuti in tutti i soggetti di età compresa tra 3 e 17 anni.

Lontano dagli schermi

No alla sedentarietà. Sì alla limitazione di tempo speso davanti agli schermi specialmente durante i pasti.

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