Salute

Celiachia, sintomi e diagnosi

600mila italiani soffrono di intolleranza permanente al glutine, ma solo 100mila ne sono a conoscenza. Scopri come si manifesta la patologia e come affrontarla

Si stima che un italiano su cento sia celiaco: un esercito di 600mila, anche se a oggi sanno di esserlo poco più di 100mila. La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine, un complesso proteico presente in avena, frumento, farro, kamut, orzo, segale, spelta e triticale. Quando giunge nell’intestino tenue di un celiaco, il glutine scatena una reazione impropria dei linfociti T. «Queste cellule del sistema immunitario, per far fronte a un’aggressione inesistente, liberano una serie di sostanze, che alla lunga danneggiano la mucosa intestinale, fino a far atrofizzare i villi, cioè quelle piccole strutture intestinali che servono ad assorbire i nutrienti», spiega Umberto Volta (puoi chiedergli un consulto), internista, presidente del comitato scientifico dell’Associazione italiana celiachia (Aic).

SINTOMI
Quasi sempre l’intolleranza si manifesta nel bambino a distanza di qualche mese dall’introduzione del glutine nella dieta, con diarrea, vomito, anoressia, arresto della crescita o calo ponderale e con sbalzi dell’umore e irritabilità. «È possibile che nella prima infanzia i sintomi siano così acuti da causare una grave disidratazione (per effetto delle scariche diarroiche), con stato di incoscienza che può arrivare anche a quello di coma», aggiunge Volta. «Nelle forme che esordiscono, invece, dopo il secondo-terzo anno di vita, la sintomatologia gastroenterica è per lo più sfumata e in genere prevalgono altri sintomi, quali: deficit dell’accrescimento, dolori addominali, anemia sideropenica». Nell’adulto l’intolleranza può comparire in un periodo qualsiasi della vita, spesso dopo un evento stressante quale una gravidanza, un intervento chirurgico o un’infezione intestinale. Le manifestazioni cliniche sono molto varie: dal malassorbimento con diarrea e perdita di peso, a carenze vitaminiche e di sali minerali, ai crampi, debolezza muscolare fino alle afte. «Molto frequente è l’anemia da carenza di ferro», continua Volta. «Altri sintomi possono essere alterazioni della fertilità e una storia clinica di aborti ricorrenti. Spesso si presentano anche disturbi dell’umore o ansia, che scompaiono quando il glutine viene tolto dalla dieta».

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DIAGNOSI
Si effettua in prima battuta mediante dosaggi sierologici degli anticorpi specifici (gli Aga, gli EmA e soprattutto gli anticorpi anti-transglutaminasi). «Sono analisi molto sensibili, con cui si scopre quasi il 98% dei casi di celiachia», dichiara l’esperto. «Ma per la diagnosi definitiva, almeno fin quando non verranno messi a punto test meno invasivi su cui sono al lavoro i ricercatori, è indispensabile una biopsia duodenale, con il prelievo di un frammento di tessuto durante una gastroscopia». Siccome una percentuale elevata dei celiaci, dal 20 al 40%, soffre anche di colon irritabile, che in molti casi non migliora con la dieta senza glutine, non è infrequente il ricorso alla colonscopia. Solo in casi rarissimi, comunque, il colon irritabile (e le altre malattie infiammatorie del colon) vengono innescate direttamente dalla celiachia.

TERAPIA
I problemi, finora, possono essere evitati in un modo solo: escludere il glutine dall’alimentazione. Questo vuol dire non mangiare più alcuni alimenti comuni, quali pane, pasta, pizza. Sono in corso ricerche su farmaci e un vaccino, che potrebbe rappresentare la cura risolutiva per la celiachia.

CONTAMINAZIONE
L’uso promiscuo di posate (sia per i cibi contenenti glutine che per alimenti gluten-free) può causare i sintomi della celiachia nelle persone particolarmente sensibili anche solo alle tracce di glutine. È comunque sufficiente lavare accuratamente le posate e i tegami per annullare questi rischi di contaminazione. «In altre parole, non occorre tenere in casa un servizio di posate e stoviglie destinato esclusivamente al celiaco», conclude Volta.
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