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Paura dei ragni? Una pillola può cancellarla

Un comune farmaco antipertensivo assunto dopo aver visto il ragno può eliminare la fobia per un anno

Cancellare le proprie fobie con un colpo di spugna? Il sogno di molti potrebbe presto diventare realtà. Altro che anni di psicofarmaci e analisi. Per sradicare la paura potrebbe essere sufficiente ingoiare una sola pillola, comunemente usata per combattere la pressione alta: sicura ed efficace, sarebbe capace di fare da “corazza” al cervello proteggendolo dallo tsunami dell’ansia per almeno un anno. E’ quanto sembra suggerire un piccolo ma interessante studio condotto all’Università di Amsterdam su 45 volontari tormentati dalla fobia dei ragni (aracnofobia).

I partecipanti sono stati esposti per due minuti alla vista di una tarantola e subito dopo hanno ricevuto una pastiglia di propranololo (un betabloccante contro l’ipertensione) oppure un placebo. Coloro che avevano ricevuto l’antipertensivo hanno subito mostrato un netto miglioramento: per ben 12 mesi sono riusciti a ridurre i comportamenti evitanti che prima condizionavano pesantemente la loro vita quotidiana, affrontando i ragni con maggiore serenità.

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I ricercatori sono quindi riusciti a dimostrare un risultato di estrema importanza: la somministrazione una tantum del farmaco con proprietà amnesiche (capace cioè di far dimenticare) permette di cancellare istantaneamente quei brutti ricordi riattivati dalla vista del ragno che alimentano la fobia. «Questo nuovo trattamento assomiglia più ad un intervento chirurgico che ad una terapia», commenta la psicologa Merel Kindt, tra gli autori dello studio. «Attualmente i pazienti con disturbi d’ansia e disturbo post-traumatico da stress si sottopongono a diverse sedute di terapia cognitiva comportamentale e assumono quotidianamente farmaci che aiutano a ridurre i sintomi, spesso solo temporaneamente. Il nostro intervento è rivoluzionario – aggiunge Kindt – perché comporta un singolo, breve intervento che porta ad un’immediata e duratura riduzione della paura».

I ricercatori intendono ora proseguire i loro studi per verificare se questi risultati possano essere replicati su un numero maggiore di pazienti, affetti anche da altri generi di fobia.

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