Pediatria

Il latte d’asina fa bene?

Si tratta del tipo di latte più simile al latte umano tra quelli disponibili in commercio, ma le differenze nutrizionali rimangono

Il latte d’asina è il prodotto della femmina dell’asino. In passato, soprattutto quando non erano disponibili i latti artificiali, è stato a lungo un valido sostituto del latte materno per quei bambini che non potevano essere allattati al seno. In effetti si tratta del tipo di latte più simile al latte umano tra quelli disponibili in commercio. Tuttavia, ci sono delle distinzioni da fare.

Sconsigliato sotto i 2 anni

Per i bambini di età inferiore ai 2 anni non è considerato un alimento sano e adeguato, spiegano gli esperti della Società italiana di Pediatria preventiva e sociale (Sipps) analizzando i danni che può creare la somministrazione del latte di asina ai lattanti.

Gruppo San Donato

Differenze con il latte materno

Grassi e calorie

«Nel latte materno si trovano circa 3,5/4 grammi di grassi per ogni 100 grammi di latte. Mentre in quello di asina ce n’è solo 1 grammo», precisa Margherita Caroli, pediatra e nutrizionista della Sipps. «Ma il latte di asina è anche meno energetico. Perché ha circa 300/400 calorie per 100 millilitri contro le 600-700 di quello materno. Il latte di asina è chiaramente insufficiente per coprire il fabbisogno di energia di un lattante. E questa carenza può comportare una riduzione della crescita, fino a creare una vera e proprio malnutrizione. Inoltre – prosegue Caroli – le cellule nervose devono essere protette dalla mielina, una sostanza composta quasi esclusivamente da grassi. Un’assunzione insufficiente può danneggiare lo sviluppo del sistema nervoso dei bambini con conseguenze fino all’età adulta».

Colesterolo

Differenza anche nel contenuto di colesterolo: nel materno se ne trova circa fra 20 e 30 mg/ml mentre nel latte di asina circa 3mg/ml. «Il colesterolo è necessario per la produzione di ormoni, vitamine e soprattutto per lo sviluppo del sistema nervoso» sottolinea l’esperta.

Lattoferrina

In aggiunta, la lattoferrina. Si tratta di una delle principali proteine del latte materno (dove arriva a essere il 20% del contenuto proteico totale, quindi circa 2 grammi per litro), ma nel prodotto dell’asina è veramente poca, circa 100mg/litro, cioè 20 volte inferiore. «La lattoferrina – spiega Caroli – è importante perché agisce contro batteri, funghi e virus. Tanto che è in fase di sperimentazione per la cura di molte infezioni e alcuni gruppi la stanno provando anche nei casi di Covid».

Zuccheri

Infine non dimentichiamo il problema degli oligosaccaridi. Gli zuccheri che favoriscono la crescita del microbiota nell’intestino. «Sono fondamentali per lo sviluppo delle difese immunitarie e lo sviluppo cerebrale. Il latte materno ha circa 200 oligosaccaridi mentre il latte di asina ne ha solo 3. Queste differenze mi sembrano più che sufficienti per affermare che il latte di asina non è un alimento adatto per lattanti».

Alternativa per gli allergici?

Tuttavia, il latte di asina rappresenta una valida alternativa al latte vaccino per chi è allergico a quest’ultimo. Sostenerne la produzione, sia come opzione per gli allergici, sia come integratore del latte materno per i bambini prematuri è l’obiettivo di un disegno di legge (il DDL 1197), proposto dal senatore di Forza Italia, Francesco Battistoni nel 2019.

Il Disegno di Legge sul latte d’asina

Stando ai dati diffusi dalla European Foundation for the Care of Newborn Infants si stima che in Italia ci siano, ogni anno, 40.000 nati pre-termine, cioè venuti al mondo prima della 37esima settimana di gestazione, pari al 7-8% del totale delle nascite che avvengono nel nostro Paese. Per rispondere ai loro particolari fabbisogni nutrizionali, il latte materno deve essere integrato con altri nutrienti, soprattutto – come si legge nel DDL – con proteine da latte vaccino, che però sono spesso mal tollerati dal fragile intestino dei prematuri. Inoltre, esistono bimbi che sviluppano un’allergia proprio alle proteine del latte.

Un fenomeno diffuso in età pediatrica, che coinvolge circa il 5% della popolazione tra 0 e 2 anni. Ecco perché, dice il DDL, è indispensabile poter disporre di alimenti sostitutivi che siano tollerati e dotati di caratteristiche nutrizionali adeguate, come ad esempio il latte d’asina. Nella proposta di legge, infatti, viene specificato che «le caratteristiche chimiche lo rendono il più simile al latte umano, facendone una valida alternativa alimentare per i bambini con allergia alle proteine del latte vaccino e un migliore ingrediente per integrare il latte umano per i nati prematuri». Questo provvedimento, inoltre, prevede incentivi per gli allevatori di asini, che rischiano l’estinzione, e per i produttori di latte affinché il prodotto possa essere acquistato alle migliori condizioni. Per leggere il testo integrale, clicca qui.

Il parere degli ostetrici 

Le reazioni al DDL 1197 non si sono fatte attendere. La Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica, ad esempio, boccia in toto il provvedimento. «Ciò di cui hanno bisogno i neonati e le neo-mamme – si legge in una nota del Comitato Centrale della FNOPO – è, invece, l’adozione di misure che sostengano l’allattamento attraverso campagne di sensibilizzazione mirate». Non c’è latte d’asina che tenga. Per la FNOPO il latte umano donato rappresenta l’alternativa più valida nel caso in cui quello materno non fosse disponibile o non fosse sufficiente. A tal proposito la Federazione ricorda l’importanza di supportare le Banche del latte umano donato (BLUD), che «hanno il grande pregio di consentire ad alcune donne di poter donare latte che producono in grande quantità. E ad altre, che invece per diversi motivi non hanno una produzione adeguata in quantità e/o qualità, di usufruire di latte materno».

L’intervento della Società Italiana di Neonatologia

La Società Italiana di Neonatologia, da sempre impegnata nel sostenere iniziative che riguardano la salute dei nati pre-termine, interviene sull’argomento. Ma senza demonizzare la proposta di legge. «È indubbio che il latte materno e quello umano donato siano gli alimenti per eccellenza per i neonati prematuri. Ma spesso, proprio in considerazione della fragilità e delle patologie di questi bambini, sono necessari integratori per potenziarne gli apporti nutrizionali» si legge in un comunicato stampa della SIN. Tuttavia, sottolineano i vertici della Società, ad oggi è stato pubblicato un solo articolo scientifico sulla validità del latte d’asina nell’alimentazione dei nati pre-termine.

Quindi, in attesa di evidenze che ne dimostrino veramente l’utilità, la SIN chiede di accendere i riflettori su altre questioni, altrettanto importanti. Ad esempio «sarebbe necessario consolidare tutte quelle misure in grado di facilitare e mantenere l’allattamento al seno esclusivo, anche quando prematurità e patologie lo rendono più difficile, e rafforzare ulteriormente il patrimonio che le Banche del Latte Umano Donato rappresentano».

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