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Papaleo: mi mancano 9 diottrie da un occhio, 11 dall’altro

L'attore è molto miope fin da piccolo. Ma questa imperfezione, spiega, gli ha insegnato a vedere il mondo in un altro modo

«Fin da bambino sono miope, tanto miope: non ho ricordi molto nitidi del mondo… E a questo mio difetto (o risorsa?) ho voluto dedicare anche il mio ultimo album, La mia parte imperfetta (appunto). Credo di avere ereditato la miopia da mio padre: lui era alto, con meravigliosi occhi azzurri, io invece sono basso con gli occhi verde marcio e molto più miope di lui.
Al di là dell’ironia, non vederci bene è stata una grossa opportunità: mi ha permesso di sviluppare uno sguardo diverso, di usare l’immaginazione, di esprimermi con la poesia. Ho iniziato scrivendo canzoni. La prima che ho composto, Torna a casa, foca, l’ho cantata a Sanremo e ha fatto ballare il teatro Ariston. Alla miopia devo molto, anche se nel mio caso è davvero accentuata. Ancora oggi, nonostante gli occhiali, non riesco a mettere a fuoco distintamente gli oggetti lontani: mi mancano nove diottrie all’occhio destro e undici al sinistro, e per non farmi mancare niente sono anche presbite e un po’ astigmatico.
Da bambino dovevo incollarmi al televisore per riuscire a seguire un programma, e in prima elementare alla lavagna non vedevo niente. I miei genitori capirono che era necessaria una visita oculistica e da allora non mi sono più tolto le lenti: al tempo mi mancavano tre diottrie all’occhio destro e cinque al sinistro, con la crescita la situazione è peggiorata. Per i compagni ero quattrocchi, ma nonostante le limitazioni e le prese in giro, non ho avuto veri complessi per questo motivo.

Non vederci bene
ha sviluppato la mia fantasia
Certo, qualche problema nasceva quando giocavo a pallone: da ragazzo ero un grande appassionato di calcio. Ovviamente giocavo senza occhiali e finché le partite erano soltanto di giorno riuscivo a cavarmela. Ma quando si è cominciato a giocare in notturna, non vedevo quasi niente e ho dovuto lasciar perdere.

Gruppo San Donato

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La mia immaginazione, dicevo, mi ha permesso di sviluppare uno sguardo diverso sul mondo. Fin da piccolo ho usato gli occhiali della fantasia per supplire al mio difetto: spesso mi divertivo a inventare storie plausibili e, non potendo inquadrare perfettamente la realtà, la ricostruivo con particolari dettati dalla mia mente. Ogni volto che non mettevo a fuoco poteva trasformarsi come la fantasia mi suggeriva. Ma non basta: la miopia mi ha spinto a guardarmi dentro e a ragionare.
Ma al di là della miopia, sono convinto che ogni difetto possa trasformarsi in un punto di forza. È illusorio cercare la perfezione, non è quella che arricchisce: la profondità di un sentimento si misura dalla capacità di accettare e amare anche i lati meno belli dell’altro.

Porto gli occhiali
e le lenti a contatto morbide
In certe occasioni, oltre agli occhiali, utilizzo le lenti a contatto, quelle morbide, usa e getta. Ai tempi dell’università non esistevano e le lenti rigide non facevano per me: non riuscivo a sopportarle a lungo e dopo averle tenute per venti ore in fila, una volta, ho avuto una specie di rigetto. Da allora, mai più. Anche d’inverno porto spesso gli occhiali scuri per proteggere gli occhi dalla luce, che per me risulta troppo intensa, in particolare al mattino.
Il problema è che sono molto distratto e ho sempre la testa impegnata in mille pensieri, e a volte non li trovo più, gli occhiali. Ma ho un mio trucco infallibile: ne tengo sempre un paio di riserva in un posto fisso, che conosco solo io e che posso raggiungere anche alla cieca.
In passato avevo preso in considerazione l’idea di ricorrere all’intervento per correggere la miopia, ma me lo hanno sconsigliato perché, nel mio caso, non sarebbe stato risolutivo. Magari, dati i progressi della medicina, potrei fare qualcosa e varrebbe la pena informarsi. Ma gli occhiali sono ormai un’appendice importante per me, e mi capita anche di giocarci.
Alla mia parte imperfetta devo la visione poetica del mondo che mi ha fatto crescere come persona e diventare un musicista, un artista. Certo, però, sarebbe bello svegliarsi una mattina e, come d’incanto, riuscire a vedere tutto perfettamente! Sarebbe una sensazione nuova e chissà come interverrebbe, a quel punto, la mia fantasia…».
Rocco Papaleo (confessione raccolta da Francesca Turi per OK Salute e benessere di aprile 2012)

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