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«Mamma, mi sono fatto male!»: ecco come scoprire se si è fratturato un osso

Cresce il numero di infortuni per i bambini più piccoli che saltano sui gonfiabili al parco giochi e per quelli più grandi che praticano sport agonistico

I bambini non sono più quelli di una volta: cambiano i tempi, cambiano le loro attività, e di conseguenza cambiano pure gli infortuni. Se in passato era più facile finire al Pronto Soccorso per una brutta caduta dalla bicicletta nel cortile di casa, oggi sono in costante aumento i casi di fratture dovute agli “zompi” dei più piccoli sui gonfiabili del parco giochi, così come gli infortuni “da grandi” subiti dai ragazzini che partecipano a gare sportive sempre più competitive. A raccontarci di questo vero e proprio bollettino di guerra è l’ortopedico pediatra Domenico Curci, che lavora presso l’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano.

«La frattura più comune in età pediatrica è quella del polso», spiega l’esperto. «In genere l’arto colpito è quello non predominante (il sinistro nel bambino destromane e il destro nel bambino mancino), perché è viene più facilmente usato per ripararsi dalla caduta mentre l’altro è impegnato, ad esempio ad impugnare un gelato». La seconda frattura più comune è quella del gomito, che si rompe più facilmente «quando il bimbo cade all’indietro con l’arto esteso posizionato posteriormente, dietro al tronco».

Gruppo San Donato

Le cause di questi incidenti sono le più disparate. Spesso il pericolo si nasconde nei posti più impensabili, tanto da assumere perfino le forme di un coloratissimo castello gonfiabile. «Quando lavoravo all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze – ricorda Curci – per noi ortopedici il periodo più “caldo” era quello delle fiere che portavano in città i giochi gonfiabili». Proprio nel momento in cui i genitori abbassano la guardia, lasciando il proprio pargolo a correre e saltare con gli amichetti, ecco quello che accade. «Il bimbo può perdere l’equilibrio – spiega l’ortopedico – e così finisce con lo sprofondare sul gonfiabile facendo leva sul braccio, spaccandolo. Oppure può cadere sul materassino, tenendo il polso teso, finendo così per rompersi l’avambraccio».

Dai 9 anni di età in sù, invece, il pericolo può nascondersi sotto una tuta da sci hi-tech durante una gara sulla neve, oppure può indossare scaldamuscoli e scarpette coi tacchetti su un campo di calcio. «Molte fratture e molti infortuni articolari e muscolari derivano dalle richieste sportive che sono sempre più pressanti», sottolinea Curci. «Al giorno d’oggi i bambini iniziano a praticare sport a livello agonistico fin dagli 8-9 anni, e così finiscono con il subire infortuni che prima vedevamo soltanto negli adulti: pensiamo ad esempio alla rottura del legamento crociato anteriore, sempre più frequente tra i bambini che sciano raggiungendo alte velocità». Ma anche il calcio può lasciare brutti ricordi. «Nei bambini che praticano calcio in modo agonistico vediamo che la struttura muscolare si sviluppa molto di più rispetto a quella scheletrica: se un muscolo ben potenziato può proteggere dalle distorsioni, in realtà rischia di esercitare una forza troppo grande su ossa non ancora pronte, causando avulsioni».

Ai genitori non rimane altro che vigilare con buon senso, tenendosi pronti in caso di emergenza. E già, ma come si capisce se il bambino ha preso solo una brutta botta se si è fratturato un osso? L’ortopedico pediatrico Domenico Curci ce lo spiega in questo video.

Elisa Buson

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