L’uso sempre più diffuso e prolungato di laptop, tablet e smartphone tra i più giovani sta portando all’attenzione dei medici patologie dermatologiche un tempo riscontrabili quasi esclusivamente nella popolazione adulta. L’allarme arriva dalle pagine della rivista scientifica BMJ Case Reports, dove i medici degli University Hospitals of Leicester NHS Trust hanno documentato un caso emblematico di Eritema ab igne (EAI) – noto anche come “sindrome della pelle tostata” – in un bambino in età prescolare.
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Il caso della sindrome delle pelle tostata: 8 ore al giorno con il laptop sulla pancia

Il piccolo è giunto al pronto soccorso pediatrico con un’evidente eruzione cutanea a rete, simile a un’ematoma spontaneo, localizzata sull’addome. Inizialmente né il giovane paziente né i genitori sono stati in grado di indicarne la causa: il bambino non presentava febbre, traumi recenti o perdita di peso, e sia le analisi del sangue sia le ecografie avevano dato esito negativo, portando a una prima dimissione.
Due settimane dopo, tuttavia, la situazione è peggiorata: la pelle si è arrossata ulteriormente, diventando dolente e iniziando a desquamarsi. Soltanto un’indagine più approfondita sulle abitudini quotidiane ha svelato l’origine del problema: seguendo lezioni scolastiche da casa, il bambino utilizzava il computer portatile appoggiandolo direttamente sulla pancia scoperta fino a 8 ore al giorno, spesso mantenendo il dispositivo collegato al caricabatterie.
Cos’è l’Eritema ab igne e quali sono i rischi
L’eritema ab igne è una dermatosi causata dall’esposizione ripetuta e prolungata a fonti di calore a bassa intensità (generalmente tra i 43 °C e i 47 °C), insufficienti a provocare una vera e propria ustione immediata, ma capaci nel tempo di danneggiare i vasi sanguigni superficiali e il tessuto cutaneo.
Storicamente associato all’uso scorretto di borse dell’acqua calda, termofori o stufette, il fenomeno è in aumento tra bambini e adolescenti a causa dell’abitudine di posizionare i dispositivi elettronici a diretto contatto con la pelle o attraverso indumenti molto sottili.
Come si presenta e come si cura
- Sintomi: macchie rossastre o brunastre disposte “a rete” o “a ragnatela”, talvolta accompagnate da prurito, bruciore o desquamazione.
- Decorso: nella maggior parte dei casi la patologia è reversibile. Rimuovendo la fonte di calore, la pelle torna gradualmente alla normalità nell’arco di alcune settimane o mesi (come confermato anche nel caso del bambino britannico).
- Complicazioni: in caso di esposizione prolungata per anni, l’iperpigmentazione può diventare permanente e, in rari casi, evolvere verso forme cutanee più gravi.
L’appello dei dermatologi: evitare esami inutili
La dottoressa Mara Znagoveanu, prima autrice dello studio ospedaliero, ha sottolineato come la patologia sia spesso poco riconosciuta in ambito pediatrico: «L’uso crescente di dispositivi elettronici rappresenta una causa sottostimata di eritema ab igne nei bambini. Una diagnosi tempestiva, basata su un’anamnesi accurata sulle abitudini digitali del piccolo, permette di evitare ansie ai genitori ed esami invasivi o non necessari come prelievi di sangue e TAC».
Per prevenire il disturbo, la raccomandazione degli esperti è semplice: non utilizzare mai computer portatili o tablet appoggiati direttamente sulle gambe o sull’addome, preferendo sempre l’uso di un tavolo, di una scrivania o di appositi supporti rigidi distanziatori.
Per approfondire il caso clinico originale e la letteratura scientifica di riferimento, è possibile consultare lo studio completo su BMJ Case Reports.




