Esami di laboratorio nei bambini: quando e perché farli

Emocromo, radiografie, ecografie, tac... molti genitori ansiosi richiedono esami per i loro figli anche quando non è necessario. L'esperto di OK Momcilo Jankovic spiega quando servono davvero e quali strategie vengono utilizzate per ridurre stress e paura del bambino che deve affrontare un prelievo di sangue o una risonanza

Se ne fanno troppi, con troppa leggerezza. Stiamo parlando degli esami di laboratorio nei bambini: quando sono davvero utili? Abbiamo approfondito l’argomento con il professor Momcilo Jankovic, responsabile dell’unità operativa Day Hospital di Ematologia Pediatrica dell’ospedale San Gerardo di Monza, sostenitore dell’importanza del legame tra paziente e medico (puoi chiedergli un consulto qui).

Esami di laboratorio nei bambini e la “Sindrome di Ulisse”: di che cosa si tratta?

Si chiama Sindrome di Ulisse l’attitudine a voler eseguire tutta una serie di esami di laboratorio senza che ce ne sia un reale e obiettivo bisogno: è il peregrinare dietro agli esami per raggiungere l’obiettivo clinico. Questa sindrome coinvolge anche i genitori, che decidono di sottoporre i propri figli a esami come emocromo, ecografia e radiografia soltanto per citare i più comuni, non sulla base di disturbi conclamati o sintomi sospetti, ma per ricercare patologie non ancora manifeste.

L’esame di laboratorio non è utilizzato correttamente, non è in questo caso a servizio della clinica, come dovrebbe essere, ma la vuole sorpassare. Il ruolo dell’esame è di completamento a una diagnosi clinica fatta dal medico, non deve essere fine a stesso, soprattutto nei minori e nei bambini molto piccoli che sono sottoposti a stress emotivo e fisico inutili, senza che ce ne sia veramente bisogno.

Quando è bene prescrivere un esame a un bambino?

Il check up di laboratorio non è consigliabile nei bambini, ma viene di regola eseguito sopra i 20 anni. Prima di tutto perché l’organismo di un minore è in divenire e soprattutto perché, se non eseguiti correttamente, possono dare risultati non attendibili. Questo comporta una ulteriore serie di esami aggiuntivi in sequenza, che causano altro stress al bambino.

Gli esami nei minori si fanno in caso di familiarità e predisposizione a certe patologie, come l’ipercolesterolemia, o il diabete o l’anemia mediterranea. In quest’ultimo caso, una volta evidenziato che il bambino è portatore di anemia mediterranea, non occorre ripetere l’esame ogni anno. Se uno dei genitori è diabetico, se non ci sono sintomi evidenti come dimagrimento e alto consumo di acqua, non è necessario sottoporre il proprio figlio ad esami per scoprire se anche lui soffre di diabete.

Tra gli esami più temuti c’è sicuramente l’esame del sangue…

Negli ultimi anni si sono fatti molti passi avanti per ridurre il dolore quando ci si sottopone anche a un semplice emocromo: il prelievo di sangue per eseguire gli esami è il più temuto dai bambini. Cerotti e creme locali che rilasciano sostanze anestetiche tolgono il dolore della puntura, ma non cancellano l’apprensione del bambino e l’emotività: a questo proposito, oltre alla presenza dei genitori che è fondamentale per trasmettere tranquillità e sicurezza, possono essere molto valide alcune tecniche comportamentali di distrazione e di gioco che spostano l’attenzione dalla siringa a qualcosa di più piacevole.

Le modalità anestetiche più innovative, semplici e di breve durata, sono di supporto indispensabile in casi specifici quali l’aspirato midollare (puntura dell’osso) e che non lasciano memoria dell’episodio. Una narcosi superficiale si prescrive oggi anche per eseguire una gastroscopia come pure la risonanza magnetica in bambini sotto i 5 anni quindi poco collaboranti.
Un altro errore è quello di voler approfittare dell’esame del sangue per fare più esami specifici possibili: «già che lo buchiamo, facciamo un bel po’ di esami generali» è il ragionamento che spesso si sente fare.

I genitori quale ruolo dovrebbero avere?

Il timore delle famiglie che sottopongono il proprio figlio ad esami di laboratorio senza che ce ne sia il reale bisogno è di «arrivare tardi», di non accorgersi in tempo della patologia. Se il medico curante è attento e scrupoloso saprà prescrivere, all’occorrenza, gli esami da fare che devono essere a completamento di un quadro clinico e non basati sull’emotività della famiglia. Purtroppo certe patologie non si possono prevenire se non a sintomi dichiarati: ci si può sottoporre a una tac e dopo due settimane ammalarsi di tumore.

I genitori devono stare attenti, senza divenire ansiosi, alla salute del proprio figlio, senza sottoporlo subito a un esame del sangue soltanto perché sembra un po’ più stanco del solito.

Non sempre il risultato è corretto…

Gli standard di laboratorio riportati nei referti sono diversi nei bambini quanto più sono piccoli e dunque possono essere mal interpretati e dare responsi non corretti. L’importanza dell’esecuzione inoltre è fondamentale e nel piccolo non sempre è facile, sia per il risultato (rischio di emolisi cioè di rottura dei nostri globuli rossi in caso di difficoltà di prelievo) sia per non dover ripetere l’esame considerato inaccettabile a discapito dell’equilibrio psico-fisico del bambino.

L’esame è un presidio importante, deve servire per completare o confermare una diagnosi clinica, ma è capace di creare altri disturbi. La cosa importante da tenere a mente è che l’esame di laboratorio deve essere un alleato indispensabile a cui ricorrere non sulla base della propria emotività, ma a seguito di una prescrizione medica ragionata. Soltanto in questo modo se ne potranno sfruttare appieno le risorse, senza che si trasformi da arma vincente a procedura superflua, causa di tensione e stress, specie appunto nei più piccoli.

Eliana Canova

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