Cuore: uova, cavoli e spinaci “spengono” l’infiammazione

Cuore uova cavoli e spinaci

Una ricerca svedese mette in luce l'importanza della luteina, un carotenoide presente in alcuni cibi molto comuni

Le malattie cardiovascolari sono ancora la prima causa di morte nel mondo. Le stime per i prossimi anni non danno indicazioni diverse. La maggior parte delle patologie coronariche si sviluppano a causa dell’aterosclerosi, che si caratterizza per la presenza di depositi di grasso nelle pareti interne delle arterie che, con il passare del tempo, aumentano di volume riducendone l’elasticità e ostacolando il flusso sanguigno. Questo può portare all’angina, che è una condizione di dolore al petto e che è il principale sintomo delle malattie coronariche.

Coinvolta anche l’infiammazione 

Le ricerche più recenti hanno evidenziato però che l’aterosclerosi non sia semplicemente un deposito di grasso, ma implichi anche una risposta infiammatoria, che gioca un ruolo chiave nell’angina e nell’attacco cardiaco. I pazienti continuano ad avere un persistente grado di infiammazione anche dopo essere stati curati e aver cambiato il loro stile di vita.

La nuova ricerca 

Ora un nuovo studio della Linköping University in Svezia, che è stato pubblicato sulla rivista scientifica Atherosclerosis, dimostra come i carotenoidi abbiano proprietà antinfiammatorie. I carotenoidi, che comprendono anche i famosi beta carotene e licopene, sono antiossidanti che sono naturalmente presenti in diversi cibi. Ma è un altro carotenoidi a dare i migliori risultati contro l’infiammazione: la luteina, di cui sono ricchi le uova, gli spinaci, il prezzemolo e il cavolo.

La sperimentazione

I ricercatori svedesi hanno investigato la relazione tra i carotenoidi e l’infiammazione in quasi 200 pazienti con malattie coronariche.

I risultati

I risultati non hanno lasciato spazio a dubbi. Più alto era il livello di luteina nel sangue, più bassi erano i livelli di infiammazione.

«I pazienti che abbiamo preso in esame – ha spiegato il professor Jonasson, primo autore della ricerca – era curati nel modo migliore, secondo le più recenti linee guida, ma molti di loro mostravano una persistente infiammazione. Contemporaneamente avevano anche bassi livelli di luteina».

 

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