Celiachia: eliminare il glutine a volte non basta

Celiachia: eliminare il glutine a volte non basta

Il danno alla mucosa intestinale persiste nel 20% dei bambini e nel 33% degli adulti: servono controlli più attenti

Seguire scrupolosamente una dieta gluten-free non è sempre sufficiente per risolvere i problemi intestinali causati dalla celiachia: una buona fetta dei pazienti continua infatti a presentare la mucosa intestinale danneggiata, nonostante la riduzione dei sintomi e il miglioramento delle analisi del sangue.
A lanciare l’allerta, sottolineando la necessità di esami e controlli più stringenti, è uno dei massimi esperti mondiali di celiachia, l’italiano Alessio Fasano, direttore della gastroenterologia pediatrica presso il MassGeneral Hospital for Children (MGHfC).

Esaminando le cartelle cliniche di oltre 100 bambini celiaci, Fasano e i suoi collaboratori hanno scoperto che un piccolo paziente su cinque continua ad avere la mucosa intestinale danneggiata anche se segue attentamente una dieta gluten-free. Questo dato sorprendente, pubblicato su Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition in collaborazione con il Boston’s Children Hospital, è comunque in linea con altri studi precedenti che dimostrano come il 33% dei celiaci adulti continui ad avere la mucosa intestinale rovinata nonostante l’eliminazione del glutine.

L’incredibile conferma ottenuta anche sui bambini dimostra «che dobbiamo intervenire in maniera più decisa per ottenere la guarigione della mucosa in tutti i pazienti, non solo negli adulti», afferma Maureen Leonard, che insieme a Fasano dirige il Centro per la celiachia del MassGeneral Hospital for Children. Qui, i pediatri hanno deciso di cambiare il loro approccio ai piccoli pazienti proprio alla luce di questi nuovi dati: d’ora in poi i bambini con più di 10 anni di età saranno monitorati non solo con gli esami del sangue, ma anche con l’esame endoscopico, che verrà ripetuto dopo un anno di dieta gluten-free.

«Finchè non avremo a disposizione esami non invasivi affidabili per verificare lo stato della mucosa intestinale nei bambini celiaci, la biopsia rimarrà cruciale, non solo per la diagnosi iniziale ma anche per il successivo monitoraggio», afferma Ivor Hill, gastroenterologo pediatrico della Ohio State University, che in un articolo di commento allo studio invita gli esperti di tutto il mondo a rivedere le loro strategie.

Usare gli esami del sangue per monitorare i pazienti, insomma, non è sempre sufficiente. Lo studio di Fasano dimostra addirittura che il test principale usato per monitorare la celiachia, quello degli autoanticorpi IgA anti-transglutaminasi (tTG), non permette di conoscere in maniera precisa la condizione della mucosa intestinale.

«Negli anni ’70 – spiega Fasano – i pediatri erano soliti eseguire tre endoscopie: la prima per diagnosticare la celiachia, la seconda per vedere la situazione dopo un anno di dieta gluten-free e la terza a distanza di altri sei mesi per verificare la reazione del paziente alla reintroduzione del glutine. Quando negli anni ’90 sono stati sviluppati test del sangue efficaci, siamo passati ad una sola endoscopia, che oggi addirittura non viene fatta in un certo sottogruppo di pazienti. Abbiamo dato per scontato che la dieta senza glutine avrebbe comportato la guarigione. Ora che abbiamo scoperto che questo ragionamento non vale per tutti i pazienti celiaci, stiamo cambiando la nostra pratica clinica ripetendo l’endoscopia dopo un anno di dieta».

Elisa Buson

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