Esagerare con l’alcol fa male. Su questo non ci sono dubbi. È un fattore di rischio per la maggior parte delle malattie. In realtà dovremmo proprio evitare di berlo. Ma qual è la classifica degli alcolici più calorici?
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Gli alcolici più calorici: la classifica

Gli alcolici sono fortemente calorici. Apportano 7 kcal per grammo, poco meno dei grassi (9 kcal/g). Tra l’altro sono del tutto privi di nutrienti utili al nostro corpo (per questo definite “calorie vuote”). Naturalmente le calorie delle bevande alcoliche dipendono dalla gradazione – ad esempio i vini hanno un ampio range – e dalla quantità. Per questa classifica ci siamo rifatti a una media statistica e alle dosi ufficiali (calorie medie per porzione standard):
- Cocktail dolci e liquori cremosi (es. Piña Colada, Long Island, Baileys): oltre alle calorie dell’alcol, contengono sciroppi, succhi e zuccheri aggiunti. Una singola porzione può superare facilmente le 250-350 kcal.
- Superalcolici e distillati (Rum, Whisky, Gin, Vodka): una porzione standard (circa 40 ml a 40°) apporta circa 90-100 kcal. Il conteggio sale drasticamente se abbinati a toniche zuccherate o energy drink.
- Vino dolce o liquoroso (Porto, Passito): un bicchierino da 75 ml si attesta attorno alle 120-150 kcal a causa dell’alta concentrazione di zuccheri residui.
- Vino rosso o bianco da pasto: un bicchiere da 125 ml (circa 12°-13°) apporta circa 85-100 kcal.
- Birra: una pinta da 500 ml di birra bionda standard apporta circa 170-200 kcal, mentre una birra doppio malto o artigianale ad alta gradazione può raggiungere e superare le 250 kcal.
Bere moderatamente vino protegge il cuore?
Il cambio di rotta della ricerca La più imponente ricerca mai eseguita sul rapporto tra salute del cuore e alcol ha storicamente sostenuto che chi beve con moderazione ha un rischio di malattie cardiovascolari inferiore a chi non beve. Tuttavia, le evidenze scientifiche più recenti e le posizioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) hanno ampiamente smentito questo mito: gli studi del passato presentavano un “bias” di selezione (confrontavano i bevitori moderati con ex-bevitori che avevano smesso per motivi di salute). Oggi la scienza concorda sul fatto che non esiste una quantità minima di alcol priva di rischi per la salute.
Chi è un bevitore moderato o a basso rischio
Generalmente si considera un bevitore moderato (o meglio “a basso rischio”) chi non assume più di 10-14 unità di alcol alla settimana (non più di 1-2 unità al giorno per l’uomo adulto e 1 unità al giorno per donne e anziani), che equivale più o meno a una bottiglia e mezzo di vino o sette pinte di birra. Una “unità alcolica” (UA) corrisponde a circa 12 grammi di etanolo, ovvero un bicchiere di vino (125 ml), una lattina di birra da 330 ml o un bicchierino di superalcolico (40 ml).
Gli alcolici sono calorici ma causano anche altre malattie
Lo studio inglese ha analizzato solo e soltanto le malattie cardiovascolari. Bere alcol resta comunque pericoloso per la salute, soprattutto se si esagera. Si stima, ad esempio, che oltre il 5% di tutti i tumori (tra cui quelli al cavo orale, esofago, fegato, colon-retto e mammella) siano direttamente collegabili al consumo di alcol. L’etanolo viene infatti convertito nel corpo in acetaldeide, una sostanza tossica e mutageno-cancerogena in grado di danneggiare il DNA.
Le 4 regole chiave per ridurre l’impatto dell’alcol sulla salute
- Non bere mai a stomaco vuoto: il cibo nel canale digerente rallenta l’assorbimento dell’alcol, riducendo i picchi di etanolo nel sangue e l’affaticamento epatico.
- Alternare con l’acqua: bere un bicchiere d’acqua per ogni bevanda alcolica aiuta a mantenere l’idratazione (l’alcol ha un forte effetto diuretico), a placare la sete e a dimezzare le calorie assunte.
- Introdurre giorni di astensione totale: prevedere almeno 2 o 3 giorni consecutivi alla settimana privi di alcol consente al fegato di rigenerarsi e interrompe l’abitudine metabolica.
- Evitare il binge drinking: concentrare più di 3-4 unità alcoliche in un’unica serata crea uno stress ossidativo acuto, aumenta la pressione arteriosa ed eleva drasticamente il rischio di aritmie cardiache (la cosiddetta “holiday heart syndrome”).




