Salute

Vaccino HPV e prevenzione del tumore del collo dell’utero: indicazioni, efficacia e fasce d’età

Dalla vaccinazione universale ai test di screening di nuova generazione: la strategia per eliminare la malattia a livello globale

Il tumore della cervice uterina rappresenta un unicum in oncologia: è la prima neoplasia riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come interamente riconducibile a un’infezione virale, quella da Papillomavirus Umano (HPV). Questa consapevolezza ha permesso lo sviluppo di strumenti di prevenzione primaria (i vaccini) e secondaria (i test di screening) di straordinaria efficacia, capaci teoricamente di eradicare la patologia nell’arco di poche generazioni.

Vaccino HPV e prevenzione del tumore del collo dell’utero: perché è importante anche in età adulta

una fiala di vaccino contro l'HPV
Vaccino HPV e prevenzione del tumore del collo dell’utero: perché è importante anche in età adulta – www.ok-salute.it

Come ricordato dalla dottoressa Ilaria Sabatucci, ginecologa e oncologa dell’Humanitas San Pio X, l’infezione da HPV è estremamente frequente: si stima che oltre il 70-80% delle persone sessualmente attive entri in contatto con il virus almeno una volta nella vita.

Nella maggior parte dei casi il sistema immunitario riesce a debellarlo spontaneamente entro 12-24 mesi. Tuttavia, la persistenza di ceppi ad alto rischio oncogeno può generare lesioni precancerose che, se non trattate, evolvono in tumore in un arco di tempo compreso tra 10 e 20 anni.

Il vaccino nonavalente attualmente in uso protegge contro 9 ceppi di HPV responsabili della maggior parte dei tumori cervicali e dei condilomi genitali. Sebbene la massima efficacia si ottenga somministrandolo prima dell’inizio dell’attività sessuale (ragazzi e ragazze intorno ai 11-12 anni), la vaccinazione mantiene una validità clinica elevata ed è caldamente raccomandata fino ai 45 anni d’età e oltre in casi selezionati.

L’integrazione tra Pap Test e HPV DNA Test

Sul fronte dello screening, la medicina ha compiuto un salto di qualità. Mentre tra i 25 e i 29 anni il Pap test triennale rimane lo standard di riferimento per identificare precocemente alterazioni cellulari, a partire dai 30 anni le linee guida nazionali e internazionali raccomandano l’introduzione dell’HPV DNA test come esame primario. Questo test ricerca direttamente il materiale genetico del virus con una sensibilità diagnostica superiore al 90% (rispetto al 60-70% del Pap test). Se il test HPV risulta negativo, l’intervallo di sicurezza per lo screening successivo può essere esteso a 5 anni con la massima garanzia per la donna.

Falsi miti sulla vaccinazione anti-HPV

La lotta contro il tumore del collo dell’utero ha compiuto progressi straordinari grazie all’introduzione della vaccinazione contro il Papillomavirus Umano (HPV). Ciononostante, persiste la convinzione erronea che le donne vaccinate possano smettere di effettuare i controlli ginecologici periodici e gli esami di screening.

Il dottor Fabio Martinelli, responsabile di Ginecologia Oncologica Chirurgica all’Humanitas San Pio X, smentisce chiaramente questa convinzione: «La vaccinazione è una strategia preventiva che ci permette di ridurre la circolazione e l’incidenza di patologie HPV-correlate, ma l’essere vaccinati non implica non dover fare i controlli».

Il vaccino nonavalente attualmente in uso garantisce una protezione elevatissima contro i ceppi virali maggiormente oncogeni, ma non copre la totalità delle varianti di HPV esistenti né previene le rare forme tumorali cervicali indipendenti dall’infezione virale. Per questa ragione, l’adesione ai programmi di screening regionale – Pap test tra i 25 e i 30 anni e HPV test tra i 30 e i 65 anni – resta una raccomandazione fondamentale per tutte le donne.

Vaccino HPV e prevenzione del tumore del collo dell’utero: infezione latente e prevenzione dei tumori correlati

L’infezione da HPV presenta un comportamento peculiare: il virus può rimanere latente e silente all’interno dei tessuti per diversi anni, tenuto a freno dal sistema immunitario dell’ospite. Tuttavia, in presenza di un calo delle difese immunitarie o di fattori di stress sistemico, il virus può riattivarsi e provocare alterazioni cellulari a livello mucoso. Oltre al collo dell’utero, l’HPV è responsabile di neoplasie a carico dell’area ano-genitale (vulva, vagina, ano) e del distretto orofaringeo (testa e collo). La vaccinazione, somministrabile con efficacia anche a chi è già entrato in contatto con il virus, si conferma l’unica vera prevenzione primaria, da affiancare sempre allo screening secondario per identificare e trattare le lesioni precancerose prima della loro evoluzione.

Evidenze scientifiche di supporto

Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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