Ha preso il largo da Venezia Sognando Itaca, il progetto di vela-terapia per la riabilitazione psicologica dei pazienti con tumore del sangue, promosso da AIL-Associazione Italiana contro le Leucemie Linfomi e Mieloma, patrocinata dal CONI, dalla Federazione Italiana Vela e dalla Lega Navale Italiana. Una barca a vela AIL, con skipper professionisti, pazienti, medici, infermieri e psicologi, ha navigato lungo le coste italiane, facendo tappa nelle città in cui è presente una divisione di Ematologia e una sezione AIL.
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Il ruolo della vela-terapia nella riabilitazione psicologica

In ogni porto di attracco, le sezioni AIL coinvolte hanno dato vita all’Itaca Day, durante il quale i pazienti, adulti e bambini, accompagnati da volontari, medici e infermieri, hanno avuto la possibilità di imbarcarsi per vivere un’esperienza a bordo. L’obiettivo è di diffondere la vela-terapia quale metodo terapeutico volto alla riabilitazione psicologica e al miglioramento della qualità della vita dei malati ematologici.
«La sempre maggiore convinzione che il paziente sia al centro di un ampio sistema influenzato da molteplici variabili, ha portato AIL a rivolgere più attenzione a tutti quegli aspetti in grado di influenzare la malattia e il suo percorso di riabilitazione: psicologici, sociali e stili di vita» spiega Giuseppe Toro, Presidente Nazionale AIL. «AIL ha infatti rivolge la propria attenzione sul binomio, ormai inscindibile, tra ambiente e salute, con l’obiettivo di conoscere, comprendere e promuovere azioni di salvaguardia del benessere».
La storia del progetto nato sul Lago di Garda
Sognando Itaca è un’iniziativa di vela-terapia volta alla riabilitazione psicologica dei pazienti ematologici nata nel 2006 sul Lago di Garda. «L’abbiamo chiamata così perché, come Ulisse, i pazienti oncoematologici si trovano ad affrontare un mare aperto, sconosciuto e pieno di insidie» spiega Giuseppe Navoni, Vice Presidente Nazionale AIL, Presidente AIL Brescia e Coordinatore di Sognando Itaca. «Durante il viaggio hanno la possibilità di scoprire nuovi territori, relazioni, solidarietà e risorse. E il ritorno sulla terraferma rappresenta una metafora del ritorno a casa dopo le terapie e della possibilità di proseguire una vita futura».




