Tablet “amico” degli anziani con demenza: riduce l’agitazione

tablet anziani demenza

Bastano semplici applicazioni gratuite per tenere acceso il cervello e placare l'ansia

Il tablet può diventare uno strumento chiave per gestire gli anziani colpiti da demenza: una app dopo l’altra, riesce a catturare la loro attenzione riducendo agitazione e irritabilità. Lo hanno verificato i geriatri del McLean Hospital a Belmont, nel Massachusetts, con uno studio pubblicato sull’American Journal of Geriatric Psychiatry.

Uno strumento versatile

«Il grande vantaggio del tablet è la versatilità», spiega il coordinatore dello studio, Ipsit Vahia. «Sappiamo quanto sia efficace per questi pazienti l’arteterapia e la musicoterapia. Il tablet, però, offre l’opportunità di passare facilmente da una applicazione all’altra, cambiando la terapia in maniera fluida per meglio adattarsi alle condizioni della persona. Non servono investimenti in nuovi strumenti o infrastrutture».

Bastano le app gratuite

Lo stesso gruppo di ricerca è infatti riuscito a trasformare il tablet in un “jolly” per la terapia scaricando 70 applicazioni completamente gratuite e molto diverse fra loro, come le app per il gioco del Sudoku o quelle che mostrano immagini di teneri cuccioli di animali. Una volta dato in mano ai pazienti, sotto la supervisione del personale dell’ospedale, il tablet ha mostrato tutte le sue potenzialità: ha catturato l’attenzione degli anziani al 100% riducendo l’irritabilità e l’irrequietezza, soprattutto nei casi di demenza moderata.

Utile per l’integrazione

Ottimi risultati sono stati ottenuti anche nell’integrazione di pazienti provenienti da Paesi stranieri, come nel caso di un anziano rumeno affetto da demenza che non era in grado di parlare inglese con il personale dell’ospedale. «Abbiamo iniziato a mostrargli dei video in rumeno su YouTube – racconta Vahia – e il suo comportamento è cambiato istantaneamente. Il suo umore è nettamente migliorato così come la relazione con le altre persone. Grazie ad una app per la traduzione, lo staff medico ha cominciato anche a porgli delle domande, aumentando l‘interazione».

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