Tania Cagnotto: «Prima dei Mondiali una pressione insopportabile: faticavo ad allenarmi e mi si chiudeva lo stomaco»

Tania Cagnotto

«Dopo le medaglie d’oro vinte agli Europei sono stata vittima di una forte ansia da prestazione. Non volevo deludere il mio team e i tifosi. Mi ha aiutato la psicologa»

Ho un carattere piuttosto tranquillo ed equilibrato, che mi ha sempre consentito di gestire senza difficoltà ogni situazione che comportasse agitazione o preoccupazione. Ma quando la mia professione mi ha catapultato sotto i riflettori sono quasi andata in crisi.

Iniziavo a sentire le responsabilità professionali

Le prime avvisaglie si sono manifestate ai campionati europei di Torino 2009, praticamente il banco di prova per i mondiali di Roma che si sarebbero tenuti soltanto qualche mese dopo. Il bronzo che mi ero conquistata ai precedenti, quelli di Montreal 2005, mi aveva messa particolarmente in luce perché ero la prima tuffatrice italiana ad aver conquistato una medaglia mondiale.

Ma soltanto quando sono arrivata a Torino mi sono resa conto che il mio nome non era più quello di una giovane atleta di belle speranze, che gareggiava serenamente avvertendo poche responsabilità professionali. Perché, nonostante avessi già infilato diversi successi, era allora che iniziavo a essere veramente conosciuta da tutti. E tutti si aspettavano da me grandi cose.

La mia grande passione per il trampolino

Una scoperta che mi ha spaventata: avevo intrapreso questa carriera soltanto per la mia enorme passione per il trampolino, non certo per diventare famosa. Ho un carattere piuttosto schivo, e mai avrei sognato di guadagnarmi le prime pagine dei giornali. Invece adesso ero un personaggio sotto i riflettori, e dovevo accettarlo. Dovevo accettare di rinunciare a un pochino della mia privacy. Ma, soprattutto, non dovevo deludere. Non soltanto il mio team, ma anche tutte quelle persone che tifavano per me.

L’adrenalina al massimo

Ho concluso quell’Europeo con tre ori. E così, quando sono arrivata ai Mondiali di Roma, la mia agitazione è balzata alle stelle. Sapevo che tutti confidavano in una mia riconferma, cosa spesso molto più difficoltosa delle prima vittoria, sotto ogni punto di vista. E io faticavo terribilmente a reggere e gestire la pressione a cui mi sentivo sottoposta: non riuscivo a concentrarmi a fondo sugli allenamenti perché ero troppo impegnata a cercare di tranquillizzarmi, e dovevo continuamente fare i conti con un tremendo senso di nausea che mi chiudeva lo stomaco impedendomi di mangiare.

Avevo l’adrenalina ai massimi livelli, e mi pervadeva un’agitazione esagerata. Cominciavo perfino a perdere il piacere di dedicarmi al mio sport. E questo, ovviamente, mi ha impedito di ottenere i risultati sperati. Per fortuna sono riuscita a portare a casa due medaglie, quindi non è andata troppo male come sembrava preannunciarsi. Ma ho capito che se non volevo compromettere il futuro della mia carriera, dovevo correre subito ai ripari. Da sola non ce l’avrei fatta.

Sedute singole e di gruppo

Mi sono rivolta alla psicologa dello sport Daniela Cavelli, di Trento, che mi ha sottoposto a sedute singole e di gruppo con altri compagni di squadra. Si parlava di ansie, di stimoli, di come affrontarle e incanalarle: questi incontri rinforzavano, via via, anche il nostro spirito di squadra. Ho capito subito che avevo intrapreso un percorso efficace.

I primi due anni sono stati comunque difficili. Poi, a poco a poco, tutto è diventato più fluido. Ho imparato che non bisogna pretendere di sconfiggere l’ansia, ma semplicemente imparare a gestirla, cosa ben più importante. Ho recuperato la giusta dose di adrenalina che deve pur esserci prima di ogni gara. E sono certa che questo percorso sia stato fondamentale per tutti i successi che ho ottenuto negli ultimi quattro anni, comprese le due medaglie alle Olimpiadi di Rio 2016.

Così, ho perfino trovato il coraggio di affrontare l’impegno televisivo nel talent show di Fox Life Dance Dance Dance, accettando di sottopormi ancora una volta al giudizio degli altri nella veste inedita di ballerina. E questa volta sono molto più tranquilla.

Dalla fine delle Olimpiadi ho interrotto le sedute terapeutiche, anche perché adesso devo fermarmi un attimo a decidere del mio futuro. Ma se dovessi sentirne ancora il bisogno, non esiterei a ricominciare. Se un aiuto può far stare meglio, perché rifiutarlo?

Tania Cagnotto

Testimonianza raccolta da Grazia Garlando per OK Salute e benessere febbraio 2017

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