Salute

Fibromialgia: sintomi, cause, terapie con i farmaci e rimedi naturali

Solo un terzo degli italiani la conosce. Ci vogliono anni per arrivare alla diagnosi, che in metà dei casi non arriva proprio. Il 12 maggio si celebra la Giornata Mondiale contro la Fibromialgia

La fibromialgia è una patologia cronica e complessa, che provoca dolore diffuso, stanchezza persistente e disturbi cognitivi, colpendo soprattutto le donne. Nell’articolo approfondiamo i sintomi, le difficoltà diagnostiche, le terapie oggi disponibili, le strategie per migliorare la qualità della vita e le novità sul possibile inserimento nei LEA.

La fibromialgia è una sindrome cronica e sistemica. È cronica perché non si risolve con il passare del tempo e sistemica in quanto colpisce più organi del nostro corpo. Sono circa 2.000.000 gli italiani che ne sono colpiti, per lo più donne. Questa sindrome incide in modo significativo sulla qualità della vita dei pazienti. L’età media in cui compare questa sindrome è intorno ai 35 anni, mentre l’aggravamento avviene tra i 45 e i 55 anni.

La fibromialgia sarà presto nei LEA?

Nel 2024 la Camera dei Deputati ha approvato la mozione per il riconoscimento della fibromialgia come malattia invalidante e a inizio 2026 la Commissione XII Affari Sociali della Camera dei Deputati ha espresso parere favorevole all’aggiornamento dei LEA, con la fibromialgia tra le condizioni croniche con diritto a esenzione, almeno nelle forme severe. Tuttavia, il via libera della Commissione non equivale all’entrata definitiva in vigore: servono ancora il completamento dell’iter del DPCM, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e l’attuazione operativa nazionale.

«L’inserimento definitivo e ufficiale della fibromialgia nei LEA rappresenterebbe un riconoscimento istituzionale fondamentale per una condizione cronica che incide profondamente sulla qualità di vita dei pazienti», commenta Enrico Tirri, Consigliere nazionale della Fondazione Italiana per la Ricerca in Reumatologia (FIRA) e Direttore UO di Reumatologia dell’Ospedale del Mare di Napoli. L’aggiornamento dei LEA prevederebbe l’esenzione della partecipazione alla spesa sanitaria limitatamente a pazienti identificati secondo criteri scientifici condivisi. «È un primo passo importante – prosegue il prof. Tirri – che garantisce tutele concrete almeno ai pazienti più gravi».

Quali sono i sintomi?

Le manifestazioni tipiche della fibromialgia sono dolori diffusi che possono essere acuti e brucianti, del tutto simili a coltellate, continui e molto profondi. Per poter parlare di questa sindrome, i disturbi devono durare almeno per tre mesi. Possono essere coinvolte diverse parti del corpo: dalle vertebre cervicali a quelle dorsali e lombo sacrali, fino alla parte anteriore del torace.

I sintomi principali sono:

La diagnosi della fibromialgia è complessa

Una sindrome che dà tutti questi sintomi è difficile da diagnosticare, perché si tratta di campanelli d’allarme comuni a molte altre malattie. «La diagnosi della fibromialgia resta infatti una sfida clinica perché non disponiamo ancora di esami di laboratorio o strumentali in grado di confermarla, in assenza di biomarcatori specifici individuati», continua il prof. Enrico Tirri. «È una diagnosi essenzialmente clinica, che richiede competenza, esperienza e l’esclusione accurata di altre patologie».

Stando alle analisi di IQVIA Italia, a fronte di una prevalenza stimata del 3%, solo il 33% dei pazienti risulta diagnosticato, pari a circa 600.000 persone. La complessità del quadro clinico e l’assenza di biomarcatori fanno sì che si metta ancora in dubbio l’esistenza della patologia, tanto che gli specialisti hanno dovuto stilare diversi criteri classificativi/diagnostici (ultimi quelli dell’ACR 2016) per poter fare diagnosi corrette e ridurre i ritardi diagnostici.

Quali sono le cause della fibromialgia?

Sfortunatamente non si conoscono le cause precise della fibromialgia. La ricerca scientifica ha però identificato alcuni fattori di rischio:

  • sesso femminile;
  • ereditarietà: gli esperti hanno notato che è più facile sviluppare questa sindrome se altri membri della famiglia ne soffrono. C’è l’ipotesi che all’origine ci possa essere una mutazione genetica ancora non individuata;
  • soffrire di altre malattie reumatiche;
  • malattie e infezioni;
  • traumi fisici e psicologici ripetuti;
  • sindrome da stress post traumatico.

Quali sono le terapie contro la fibromialgia?

Dal momento che la fibromialgia è una patologia cronica, le terapie attualmente utilizzate mirano a controllare i sintomi: non c’è, infatti, una cura risolutiva né farmaci specifici approvati in Europa. In Italia l’unico farmaco autorizzato per la fibromialgia è un miorilassante a base di ciclobenzaprina, non rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale.

Generalmente i trattamenti prescritti prevedono:

  • antidepressivi (come la duloxetina e gli antidepressivi triciclici);
  • antiepilettici (es. pregabalin);
  • analgesici oppioidi per il dolore (come il tapentadolo);
  • integratori come l’acetil-L-carnitina,.

Come migliorare lo stile di vita per iniziare a stare meglio?

Gli specialisti raccomandano un approccio multidisciplinare integrato su quattro pilastri: alimentazione, attività fisica, terapia farmacologica e supporto psicologico.

Esercizio fisico

L’attività fisica costante e moderata è fondamentale perché:

  • riduce la rigidità e il dolore muscolare;
  • migliora la mobilità articolare e stabilizza l’equilibrio;
  • aumenta la tolleranza allo sforzo;
  • incide positivamente sull’umore.

Le attività meglio tollerate dai pazienti sono:

Alimentazione

Come spiega il biologo nutrizionista Francesco Garritano nel suo libro La fibromialgia è una sfida: tu puoi vincerla (Edizioni Lswr), per gestire la sintomatologia della fibromialgia bisogna perseguire un approccio anti-infiammatorio mirato, che coinvolga anche l’alimentazione. In particolare sarebbe auspicabile:

  • non portare in tavola sempre gli stessi alimenti;
  • prestare attenzione a glutine, latticini, lieviti, nichel e salicilati, che potrebbero acuire gli stati infiammatori;
  • ridurre gli alimenti che favoriscono l’infiammazione, come zuccheri e dolcificanti artificiali, farine raffinate e sale in eccesso, additivi, conservanti e coloranti;
  • optare per cibi freschi e non industriali;
  • seguire la stagionalità e preferire prodotti a km 0;
  • scegliere l’acqua giusta: meglio optare per acque alcaline ricche di minerali come magnesio e potassio.

Supporto psicologico

Nella fibromialgia la componente psicologica è particolarmente importante perché è strettamente collegata ai processi biologici che caratterizzano la malattia. Alcuni studi, infatti, hanno dimostrato che chi soffre di questa patologia tende a reagire agli stress fisici ed emotivi in maniera più intensa rispetto a chi non ne è affetto: questa risposta “eccessiva” coinvolge il sistema che regola lo stress – l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene – determinando alterazioni nella produzione di cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress. Tali squilibri possono favorire un aumento delle sostanze pro-infiammatorie, influenzando negativamente l’umore e intensificando la percezione del dolore.

Per questo motivo è fondamentale adottare un approccio multidisciplinare personalizzato, che consideri contemporaneamente sia gli aspetti fisici sia quelli psicologici.

Fibromialgia: il progetto pilota dell’Ospedale Niguarda in collaborazione con ASST Valtellina

All’Ospedale Niguarda è stato avviato un progetto sperimentale realizzato insieme alla ASST Valtellina e Alto Lario. Il programma, dedicato ai pazienti con fibromialgia primaria, prevede un percorso residenziale di tre settimane all’ospedale di Sondalo, in Valtellina, dove alcuni specialisti provenienti da Niguarda lavorano a stretto contatto con i professionisti del territorio per seguire ogni fase del trattamento. L’idea è quella di superare un approccio esclusivamente farmacologico, integrando terapie tradizionali e attività complementari in un percorso altamente personalizzato.

I pazienti vengono seguiti da reumatologi, fisiatri, fisioterapisti, psicologi, psichiatri, terapisti del dolore, con l’obiettivo di costruire programmi su misura capaci di migliorare concretamente la qualità della vita. Accanto alle cure mediche trovano spazio attività come mindfulness, nordic walking, trekking leggero, mentre la collaborazione con le Terme di Bormio consente ai pazienti di accedere gratuitamente a percorsi di balneoterapia, indicati soprattutto per ridurre il dolore e migliorare il sonno. Al termine delle tre settimane il percorso prosegue con follow-up a Milano o nei centri territoriali, per accompagnare il paziente nel tempo anche nella gestione quotidiana della malattia.

Chiara Caretoni

Giornalista pubblicista, lavora come redattrice per OK Salute e Benessere dal 2015 e dal 2021 è coordinatrice editoriale della redazione digital. È laureata in Lettere Moderne e in Filologia Moderna all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha accumulato diverse esperienze lavorative tra carta stampata, web e tv. Nel 2018 vince il XIV Premio Giornalistico SOI – Società Oftalmologica Italiana, nel 2021 porta a casa la seconda edizione del Premio Giornalistico Umberto Rosa, istituito da Confindustria Dispositivi Medici e, infine, nel 2022 vince il Premio "Tabacco e Salute", istituito da SITAB e Fondazione Umberto Veronesi.
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