Salute

Tosse cronica: cause, terapie e conseguenze

Una persona su dieci nel mondo soffre della forma cronica di questo disturbo, che può avere importanti ripercussioni fisiche e psicologiche. Ecco le ultime novità terapeutiche per controllarla

Di questi tempi le persone affette da tosse cronica non hanno di certo la vita facile. Con il coronavirus la percezione sociale è quella di essere un potenziale diffusore di virus. E questo ha  aumentato il disagio di chi soffre di una condizione fisica già molto debilitante.

Di per sé la tosse, cioè l’espulsione improvvisa, violenta e quasi sempre involontaria di aria dai polmoni, è un riflesso salvavita. La sua funzione è quella di mantenere le vie aeree pervie, cioè libere, nel caso in cui un oggetto estraneo o sostanze di vario tipo rischino di occluderle.

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Da tosse acuta a tosse cronica

Per lo stesso principio insorge la cosiddetta tosse acuta (grassa o secca che sia, ovvero con o senza secrezioni). È un sintomo generalmente correlato a un’infezione o a un’infiammazione delle vie respiratorie, che il nostro organismo mette in atto per liberarsi dal muco in eccesso o in reazione all’irritazione.

«Questo tipo di tosse generalmente si risolve nell’arco di due-tre settimane, ovvero quando si guarisce dalla malattia acuta che l’ha provocata. Quando invece il sintomo permane oltre le quattro settimane siamo in presenza di tosse cronica». Fulvio Braido è pneumologo all’Ospedale Policlinico San Martino di Genova. Si stima che di tosse cronica, che rappresenta una delle cause più comuni di consultazione medica, soffra dal 5 al 10% della popolazione mondiale. In Italia questa percentuale sale al 12-16%, con un aumento negli ultimi anni. Il picco dei casi si registra nella fascia d’età fra i 50 e i 60 anni. La prevalenza del sesso femminile (due pazienti su tre sono donne) è probabilmente dovuta a cause ormonali.

Tosse cronica: a risentirne è la qualità della vita

I motivi più comuni per cui le persone con tosse cronica cercano assistenza medica, oltre alla preoccupazione di avere una grave malattia, sono i fastidiosi disturbi a essa correlati. Tra questi, la sonnolenza diurna e i relativi problemi di attenzione e concentrazione causati dai continui risvegli notturni, cefalea e dolori muscolari. Ci sono anche complicanze più gravi come incontinenza urinaria, aritmie cardiache, ernie, fratture costali (soprattutto negli anziani e in chi soffre di osteoporosi) e sincopi (cioè svenimenti) provocate da violenti accessi di tosse.

Ma le conseguenze non sono solo fisiche. «Si tratta di una condizione che, se prolungata nel tempo, può arrivare a compromettere la qualità della vita affettiva, sociale e lavorativa del paziente. Si può arrivare a percepire sé stesso come un elemento di fastidio e condurre a disturbi depressivi e a un progressivo isolamento».

Tosse cronica: come si arriva alla diagnosi?

La tosse persistente è un sintomo da non sottovalutare mai, perché potrebbe essere la spia di patologie anche gravi. «Le cause possono essere davvero moltissime, per questo è fondamentale un preciso approccio diagnostico-terapeutico, grazie al quale il disturbo viene indagato e curato nella sua singolarità».

La visita dallo specialista

La valutazione iniziale è basata sulla raccolta dell’anamnesi, ovvero la storia clinica del paziente. Il medico valuterà abitudini e stile di vita. Gli chiederà se è fumatore o ex-fumatore, se entra o è entrato in contatto per un periodo prolungato con sostanze pericolose o irritanti, inquinanti atmosferici, polveri, muffe. Naturalmente è importante conoscere:

  • le patologie pregresse (se è incorso recentemente in un’infezione importante delle vie respiratorie),
  • la presenza di altri sintomi (modificazioni della voce, secrezioni, perdita di peso, respiro affannoso),
  • assunzione di farmaci (in particolare gli ace inibitori utilizzati nelle terapie antipertensive, noti per annoverare la tosse cronica tra gli effetti collaterali).

La diagnostica per immagini

Si va poi a indagare la salute di bronchi e polmoni attraverso la diagnostica per immagini, radiografie in primis. «Il risultato degli esami radiografici rappresenta una sorta di spartiacque per la diagnosi.

  • In caso di esito positivo ci si indirizzerà verso patologie che intaccano gli organi respiratori, tra cui le infezioni polmonari o le neoplasie polmonari.
  • Se l’esito è negativo, l’indagine si concentrerà su patologie di altra natura. Le più frequenti (circa l’80% dei casi) sono l’asma bronchiale, il reflusso gastroesofageo, che provoca tosse a causa della risalita dei succhi gastrici acidi verso l’esofago, la rinorrea posteriore, cioè lo scolo di secrezioni dal naso nell’oro-faringe.

A questo punto l’iter prevede l’esecuzione di esami strumentali per perfezionare la diagnosi. In genere si prescrive la spirometria e le prove allergometriche per quanto riguarda l’asma, la pH-metria esofagea per il reflusso, l’endoscopia delle fosse nasali in caso di rinorrea».

Quando non si trova la causa, la tosse idiopatica

Per circa il 15-20% dei pazienti, però, la tosse cronica rimane senza spiegazione, nonostante siano state effettuate tutte le indagini diagnostiche suggerite dalle linee guida. In questo caso viene definita idiopatica (dal greco «che si origina da sé»), ovvero apparentemente non legata ad altri processi morbosi. «La quota degli idiopatici si sta progressivamente riducendo grazie alle indagini diagnostiche sempre più precise e approfondite. Se la causa non si trova, quindi, probabilmente non si è cercato bene o forse l’origine della tosse deve ancora manifestarsi».

Solo molto raramente si può parlare di tosse nervosa

«Per questi pazienti, tuttavia, va considerata la possibilità che il disturbo sia causato da una responsività eccessiva dei recettori della tosse. In pratica c’è la tendenza a reagire in modo esagerato a stimoli innocui per chiunque altro, quali ridere, annusare un profumo intenso o prendere una boccata d’aria fredda. Tra questi individui ricade un discreto numero di coloro ai quali un tempo veniva diagnosticata la cosiddetta tosse nervosa. Si tratta di un fenomeno psicosomatico piuttosto raro, da prendere in considerazione solo dopo che si è escluso tutto il resto».

Tosse cronica: quali sono le terapie?

Generalmente la tosse, essendo il sintomo di una malattia, sparisce una volta individuata e trattata quest’ultima.

  • Nel caso di una diagnosi di broncopneumopatia cronica ostruttiva, oltre all’abolizione assoluta del fumo, vengono solitamente prescritti farmaci broncodilatatori e cortisonici per via inalatoria e antibiotici.
  • In caso di asma bronchiale, oltre ai farmaci inalatori sopramenzionati sono disponibili provvedimenti diversi in relazione alle caratteristiche della malattia. Ad esempio, l’immunoterapia per i quadri allergici, o i farmaci biologici per specifici casi di asma grave.
  • Il reflusso gastroesofageo si tratta con gli inibitori di pompa protonica.
  • In caso di rinorrea si prescrivono antistaminici, antinfiammatori o antibiotici a seconda dell’origine della malattia.

Quando ci sono più cause

Talvolta la tosse cronica è sostenuta da più di una causa (ad esempio asma e rinite). In questi casi il medico suggerirà una terapia combinata, che generalmente prevede anche la presenza di farmaci sintomatici per ridurre il disagio. A seconda delle esigenze questi ultimi sono rappresentati dai sedativi (oppioidi e non oppioidi), che calmano la tosse, o, in casi specifici, può essere di supporto l’utilizzo di farmaci protussivi (mucolitici, mucoregolatori, espettoranti e mucocinetici), che favoriscono l’espettorazione.

«Solo il professionista sa come gestire il delicato equilibrio tra la necessità di attenuare il sintomo e quella di mantenere attivo il riflesso salvavita, garantendo al contempo l’espettorazione del muco. Inoltre è importante ricordare che alcuni medicinali, in particolare i sedativi, possono provocare effetti collaterali importanti, come sonnolenza, mal di testa, nausea, stitichezza».

Nuovi farmaci per i casi ostinati

Proprio per offrire una valida alternativa ai sedativi, in questi ultimi anni la ricerca si è concentrata sullo sviluppo di nuovi farmaci che inibiscono l’azione di uno specifico recettore della tosse, il P2X3, coinvolto nell’attivazione esagerata del riflesso tussivo. «Queste terapie, presto sul mercato, hanno dimostrato un ottimo profilo di sicurezza, tollerabilità ed efficacia. Saranno destinate non solo ai pazienti idiopatici, cioè con tosse apparentemente inspiegabile, ma anche ai cosiddetti refrattari, ovvero quegli individui a cui è stata diagnosticata una causa precisa della tosse, ma che il trattamento causale non consente di risolvere».

E se fosse un sintomo di Covid?

La tosse secca e stizzosa è uno dei sintomi caratteristici della malattia respiratoria acuta da coronavirus. Come capire dunque se sia il caso di allarmarsi o se si tratta «solo» di tosse cronica? «Chi ha già ricevuto una diagnosi di tosse cronica ne conosce bene le caratteristiche, quindi dovrà prestare attenzione a eventuali variazioni del sintomo. In caso di tosse di nuova insorgenza sarà cura del medico indagarne le cause e valutare la concomitanza di altri sintomi tipicamente correlati all’infezione da SARS-CoV-2, quali febbre, marcata mancanza di forze, problemi intestinali, anosmia o iposmia (perdita o diminuzione dell’olfatto) e in alcuni casi ageusia (perdita del gusto)».

Miele, rimedio naturale promosso dalla scienza

È il rimedio della nonna per eccellenza. Ma adesso il miele è anche diventato oggetto di studi finalizzati a indagare scientificamente le sue numerose proprietà antinfiammatorie, antibatteriche, lenitive ed espettoranti. Una ricerca in particolare mette in evidenza come questo dono della natura si riveli utile in quanto rimedio sintomatico per alleviare piccoli malanni di stagione come la tosse insistente. Scopo dello studio era anche quello di proporre alternative all’uso indiscriminato di antibiotici, inutili in caso di infezioni virali. Attenzione però, perché il nettare delle api non è per tutti. Il miele può contenere infatti derivati allergenici che in alcune persone possono scatenare importanti reazioni allergiche. Prima di assumerlo, dunque, è bene accertarsi di non essere tra queste.

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