Salute

I globuli rossi modificati possono trasportare i farmaci

Una nuova strategia, made in Usa, per veicolare e diffondere le terapie nell'organismo: modificandone il Dna, gli eritrociti possono legare antibiotici e altre molecole.

Sono milioni e circolano liberamente nel sangue, raggiungendo ogni organo e distretto del corpo umano: perché, quindi, non sfruttarli per diffondere le terapie? L’intuizione è dei ricercatori del Whitehead Institute for Biomedical Research di Cambridge, nel Massachussets, che hanno ingegnerizzato i globuli rossi umani rendendoli capaci di legare sulla propria superficie delle molecole diverse da ossigeno e anidride carbonica, i bagagli normalmente trasportati. 

Il vantaggio degli eritrociti è quello di essere numerosi, avere una vita abbastanza lunga rispetto alle altre cellule ematopoietiche (in media 120 giorni) e di essere privi di nucleo in fase matura. Ciò significa che ogni modificazione artificiale nel Dna, come in questo caso l’inserimento di specifiche sequenze da parte degli scienziati, viene persa prima che i globuli rossi entrino in circolo, rendendo il comportamento delle cellule ingegnerizzate controllabile e prevedibile, a prova di spiacevoli sorprese. Sfruttando queste caratteristiche, il team americano, nello studio pubblicato su Pnas, ha alterato la struttura degli eritrociti, attraverso il loro corredo genetico, in modo che esprimessero un recettore di superficie capace di legare farmaci e antibiotici.

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«Dal momento che i globuli rossi umani possono circolare nel sangue fino a quattro mesi, si può prevedere di utilizzarli per introdurre anticorpi specifici per tossina, creando nell’organismo una riserva immunitaria duratura». La tecnica, seppure da implementare e da verificare sotto il profilo della sicurezza, potrebbe essere adottata anche per spegnere le infiammazioni, i cui mediatori sono proprio circolanti nel sangue, o ‘agganciare’ il colesterolo, riducendone il livello complessivo. 

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