

Bruciore di stomaco, rigurgito acido, difficoltà digestive: il reflusso gastroesofageo è un disturbo molto diffuso, che può comparire o accentuarsi soprattutto dopo pasti abbondanti o poco equilibrati. Per capire perché succede e come prevenirlo, ne parliamo con il Prof. Davide Bona, Responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano e Professore Associato di Chirurgia Generale all’Università degli Studi di Milano.
Il reflusso gastroesofageo consiste nella risalita del contenuto acido dallo stomaco verso l’esofago, con conseguente irritazione della mucosa. I sintomi più comuni sono il bruciore retrosternale e il rigurgito acido, ma possono comparire anche tosse secca, raucedine o difficoltà digestive. «Si tratta di una patologia estremamente frequente nella popolazione generale e può presentarsi con sintomi più o meno intensi, spesso correlati allo stile di vita e alle abitudini alimentari», spiega il Prof. Bona.
Non tutti i pazienti, però, manifestano gli stessi segnali: oltre ai sintomi più tipici, il reflusso può presentarsi anche con disturbi meno evidenti, come irritazione della gola, voce rauca o sensazione di corpo estraneo, rendendo più difficile il riconoscimento del problema.
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Perché il reflusso peggiora dopo aver mangiato
Uno dei fattori che più facilmente favorisce il reflusso è rappresentato dai pasti abbondanti. «L’eccesso di cibo, soprattutto se ricco di grassi, rallenta lo svuotamento gastrico e aumenta la probabilità che il contenuto acido risalga nell’esofago», sottolinea il Prof. Bona. Quando lo stomaco è sovradisteso aumenta infatti la pressione interna, facilitando la risalita degli acidi.
Anche la qualità degli alimenti ha un ruolo importante: cibi grassi, fritti o molto elaborati richiedono tempi digestivi più lunghi e possono favorire la comparsa dei sintomi, così come alcol e bevande irritanti.
Cosa mangiare (e cosa limitare) con il reflusso
La gestione del reflusso parte dalla tavola. Non è necessario eliminare completamente alcuni alimenti, ma è fondamentale trovare un equilibrio. Meglio preferire pasti leggeri e distribuiti durante la giornata, evitando abbuffate.
È utile limitare i cibi più grassi e le preparazioni elaborate, scegliendo alimenti semplici e facilmente digeribili. «Non è necessario rinunciare completamente ad alcuni cibi, ma è importante imparare a gestire quantità e frequenza, mantenendo uno stile alimentare equilibrato», evidenzia il Prof. Bona.
I 3 errori da evitare dopo i pasti
- Mangiare velocemente senza masticare bene.
- Sdraiarsi subito dopo aver mangiato.
- Fare attività fisica intensa subito dopo il pasto.
Le abitudini che fanno la differenza
Oltre all’alimentazione, anche alcuni comportamenti quotidiani possono aiutare a ridurre il reflusso. Mangiare lentamente e masticare bene è il primo passo per facilitare la digestione: consumare i pasti in fretta favorisce l’ingestione di aria e la distensione dello stomaco.
Dopo aver mangiato è meglio evitare attività fisica intensa, soprattutto se coinvolge l’addome; una passeggiata leggera può invece favorire la digestione. È importante anche non sdraiarsi subito dopo i pasti: l’ideale è aspettare almeno due o tre ore prima di coricarsi.
Quando è il caso di fare un controllo
Se i sintomi sono frequenti, persistenti o incidono sulla qualità della vita o del sonno, è importante non sottovalutarli e rivolgersi a un centro specializzato per un percorso diagnostico completo. La valutazione parte da esami di primo livello, come la gastroscopia, e può proseguire con indagini più approfondite nei casi selezionati.
«In quanto centro di riferimento per le patologie del tratto digestivo superiore – sottolinea il Prof. Bona – all’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio programmiamo eventuali ulteriori accertamenti, proponiamo il trattamento più appropriato e valutiamo anche l’indicazione chirurgica, quando necessario». Presso il Galeazzi-Sant’Ambrogio è attivo, infatti, un percorso completo di fisiopatologia esofagea, con esami di secondo livello fondamentali per definire con precisione la diagnosi e la terapia, come la manometria esofagea e la pH-impedenziometria. In alcuni casi, inoltre, può essere necessario affiancare alle modifiche dello stile di vita una terapia farmacologica mirata per ridurre l’acidità gastrica e proteggere la mucosa esofagea.

Grazie a competenze multidisciplinari, tecnologie diagnostiche avanzate e un approccio personalizzato, l’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio rappresenta un punto di riferimento a Milano e in Lombardia per la gestione del reflusso gastroesofageo, dalla diagnosi fino alle opzioni terapeutiche più appropriate.
Un disturbo da gestire, non da ignorare
Il reflusso gastroesofageo è un problema molto comune, ma spesso sottovalutato. Intervenire tempestivamente, adottando uno stile di vita corretto e, se necessario, seguendo un percorso medico mirato personalizzato, permette nella maggior parte dei casi di controllare i sintomi e migliorare il benessere quotidiano.




