
Non sono veleni, anzi, solitamente rappresentano la base della nostra dieta. Eppure, per milioni di italiani possono trasformarsi in “killer” silenziosi. L’allarme arriva dalla Siaaic (Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica) e dagli specialisti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che fotografano un’epidemia in aumento: oggi le allergie alimentari colpiscono il 4-5% della popolazione, con punte drammatiche tra i più piccoli.
In questo articolo
La “mappa del rischio”: quali sono gli alimenti più pericolosi?
In Italia, la geografia del rischio è ben definita. Secondo la Siaaic, la “Top 5” degli allergeni più minacciosi nel nostro Paese comprende:
- latte e uova (particolarmente incidenti nei primi anni di vita),
- arachidi e frutta a guscio (nocciole, anacardi),
- crostacei,
- pesce,
-
LTP (Lipid Transfer Protein): proteine della difesa delle piante, presenti soprattutto nella buccia della pesca e nelle Rosaceae, quindi ad esempio nei frutti di bosco e nelle ciliegie.
Mentre negli Stati Uniti il primato spetta alle arachidi e nei Paesi scandinavi al pesce, in Italia preoccupa l’impennata delle reazioni alle arachidi (passate dall’1% al 6%) e alla frutta a guscio.
Perché i bambini sono i più colpiti? L’ipotesi del microbioma
Il professor Alessandro Fiocchi, direttore dell’Allergologia al Bambino Gesù, accoglie ogni anno 15.000 piccoli pazienti. La sua diagnosi è sociale prima che medica: «Il nostro sistema immunitario riconosce come nemici sostanze innocue a causa del logorio della vita moderna».
Tra i fattori scatenanti citati dagli esperti troviamo:
- Eccesso di igiene e scarsa esposizione al suolo e agli animali.
- Microbioma intestinale impoverito da stili di vita urbani.
- Aumento dei parti cesarei e uso precoce di antibiotici.
- Fattori demografici: l’aumento dei figli unici e del reddito pro capite correla statisticamente con una maggiore incidenza allergica.
Shock anafilattico: come riconoscerlo e cosa fare
La reazione più temuta è l’anafilassi, che può essere fatale in pochi minuti. I sintomi iniziano spesso con un prurito intenso ai palmi delle mani o alle piante dei piedi, seguito da orticaria, gonfiore di labbra e lingua (edema), difficoltà respiratorie e crollo della pressione.
Il protocollo di emergenza:
- Chiamare immediatamente il numero di emergenza.
- Somministrare adrenalina con auto-iniettore (per i soggetti già diagnosticati), ora è stato approvato anche uno spray.
- Posizionare il paziente supino con le gambe sollevate.
- Non lasciare mai la persona sola.
Le nuove frontiere della cura: dalla desensibilizzazione ai cerotti
Dalle allergie alimentari si può guarire? Per il latte spesso si raggiunge la tolleranza in 2-3 anni. Più difficile per pesce e frutta a guscio. Sul fronte terapeutico, oltre all’evasione dell’alimento, si aprono quattro strade:
- Desensibilizzazione orale: somministrazione controllata di dosi crescenti dell’allergene.
- Farmaci biologici: già usati per asma e orticaria, ma ancora in attesa di indicazioni ufficiali per le allergie alimentari.
- Cerotti epicutanei: una tecnologia che aumenta la soglia di tolleranza tramite la pelle, attesa sul mercato entro i prossimi due anni.
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