Salute Mentale

Depressione: guarire si può, soprattutto se abbiamo amici fidati

Il sostegno morale di amici e parenti è un tassello importante per la completa guarigione

Eliminare il male oscuro dalla nostra vita si può, soprattutto se abbiamo amici fidati che ci sostengono moralmente e ci dimostrano costantemente il loro affetto. A dirlo è uno studio dell’Università di Toronto pubblicato sulla rivista scientifica Psychiatry Research, che ha preso in considerazione 2528 canadesi con una storia di depressione grave alle spalle: dai risultati è emerso che 2 persone su 5 (39%) sono riuscite a guarire completamente.

Questi soggetti hanno recuperato appieno la salute mentale, mostrando l’assenza di disturbi mentali, ansia e istinti suicidi, l’astinenza da sostanze stupefacenti e un benessere generale socio-psicologico.

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Gli autori dello studio sono stati sorpresi nell’apprendere che la durata effettiva della malattia non ha alcuna incidenza sulla capacità dell’individuo di guarire definitivamente: le persone prese in esame che soffrivano di disturbi depressivi da più di due anni avevano le stesse probabilità di riacquistare la salute mentale rispetto a chi aveva la depressione da solo un mese. «In altre parole, non c’è alcun motivo per cui pazienti e familiari debbano perdere la speranza di un pieno recupero» ha commentato Senyo Agbeyaka, co-autore dello studio.

Inoltre, i ricercatori hanno anche scoperto che il sostegno morale e sociale è un tassello importante per la guarigione: le persone depresse che hanno potuto contare sul supporto di amici intimi hanno evidenziato una probabilità quattro volte superiore di pieno recupero rispetto a chi era socialmente isolato. «Avere un amico di fiducia è stato fondamentale per estirpare il male oscuro» ha chiosato la co-autrice Mercedes Bern-Klug.

Nel caso in cui non si sia verificata una completa guarigione significa che sono subentrati alcuni fattori discriminanti come ad esempio deficit fisici e insonnia: «Questo sottolinea l’importanza per gli operatori sanitari di prendere in considerazione strategie che affrontino sia i problemi legati alla salute fisica sia quelli relativi all’isolamento sociale, al fine di trattare più adeguatamente la depressione» ha commentato il co-autore Deborah LaFond.

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