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Ernia inguinale, paura dopo il caso dell’attore francese: il chirurgo spiega quanto è sicuro l’intervento

Un intervento da 20 milioni di casi all'anno nel mondo: il professor Giampiero Campanelli (Hernia Center Milano) spiega perché le complicanze gravi sono sotto l'1% e come scegliere un centro specializzato in tutta sicurezza

Il tragico caso dell’attore di teatro francese Arnaud Denis – rimasto gravemente invalido e ricorso all’eutanasia attribuendo le proprie sofferenze alle sequele di un intervento chirurgico di ernia – ha scosso l’opinione pubblica e sollevato forti timori in chi deve affrontare la stessa operazione. La paura che un intervento considerato di routine possa trasformarsi in un incubo ha spinto molti cittadini a interrogarsi sulla reale sicurezza di questi interventi e sull’uso delle protesi in rete sintetica.

Per fare chiarezza, abbiamo intervistato il professor Giampiero Campanelli, Responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale sezione Day & Week Surgery dell’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio e Direttore dell’Hernia Center di Milano.

I numeri della chirurgia dell’ernia inguinale e il rischio di dolore cronico

un medico visita un paziente che ha un forte dolore addominale
I numeri della chirurgia dell’ernia inguinale e il rischio di dolore cronico – www.ok-salute.it

«La prima premessa fondamentale è che la chirurgia dell’ernia inguinale è un’attività estremamente frequente in tutto il mondo: parliamo di almeno 20 milioni di interventi eseguiti ogni anno», spiega il professor Campanelli.

Di fronte a volumi così imponenti, il tasso di complicanze legate al dolore cronico – una delle possibili sequele di qualsiasi tipo di chirurgia addominale – risulta eccezionalmente basso: «Stiamo parlando di un’incidenza inferiore all’1%. L’ipotesi che una complicanza porti a conseguenze estreme è un evento pressoché unico nella letteratura scientifica».

Riguardo alla vicenda dell’attore francese, il professore invita alla cautela: «Bisognerebbe conoscere a fondo la storia clinica del paziente. Sappiamo che soffriva di una grave patologia neurologica ed encefalica che causava dolori riflessi sull’addome. Non è dimostrabile che l’origine di tutto sia stata la protesi; potrebbe essersi trattato di una coincidenza con un dolore preesistente».

I due pilastri della sicurezza: super specializzazione e chirurgia su misura

Per affrontare l’intervento con totale serenità, la medicina moderna individua due requisiti imprescindibili:

  1. Superspecializzazione del chirurgo e del centro: la parete addominale richiede una cultura clinica, anatomica e scientifica dedicata, sviluppata da team esperti con casistiche elevate.
  2. Chirurgia “su misura” (tailored surgery): «Non esiste un solo tipo di ernia né un solo tipo di paziente. L’intervento deve adattarsi all’anatomia, allo stile di vita e alle esigenze della persona, non il contrario».

Ernia inguinale: il mito da sfatare sulle protesi

Le reti protesiche (solitamente in polipropilene o materiali sintetici e riassorbibili) vengono impiegate da oltre cinquant’anni. Il loro utilizzo rappresenta il gold standard della chirurgia moderna perché riduce drasticamente il rischio di recidiva (ovvero che l’ernia si ripresenti) rispetto alle vecchie suture dirette.

«L’intervento ideale per un’ernia primitiva semplice si esegue in anestesia locale, da svegli, con una piccola incisione. La protesi viene posizionata per rinforzare il difetto della parete e, nelle tecniche più avanzate, viene incollata senza bisogno di suture dolorose. Un vero Hernia Center dispone di centinaia di tipologie di protesi differenti – sintetiche, biosintetiche o riassorbibili – ed è in grado di scegliere la più adatta al singolo caso, o persino di operare senza protesi nei casi in cui è indicato».

Attenzione alle diagnosi errate e ai sintomi

Un aspetto cruciale per evitare il dolore cronico post-operatorio è la correttezza della diagnosi iniziale. L’ernia inguinale deve essere una tumefazione visibile o chiaramente palpabile al tatto.

«Se un paziente avverte dolore all’inguine ma l’ernia non si vede né si tocca, bisogna fare molta attenzione. Spesso il dolore è dovuto a problemi tendinei dei muscoli che si inseriscono sul pube (come la pubalgia o la sindrome pubica). Operare d’ernia un paziente che ha un dolore di natura differente significa non risolvere il problema e rischiare di cronicizzare il fastidio».

Se l’ernia è presente e sintomatica, l’intervento va programmato: trascurarla può portare all’ingrandimento progressivo del difetto o al rischio di incarceramento e strozzamento, una vera emergenza chirurgica.

Ernia inguinale: come scegliere una struttura sicura

Per orientarsi nella scelta del centro ed evitare la semplice autoreferenzialità di internet, il paziente deve verificare:

  • La presenza di pubblicazioni scientifiche reali e internazionali sulla chirurgia della parete addominale.
  • L’esperienza documentata del team chirurgico e l’appartenenza a società scientifiche di settore.
  • La capacità del centro di eseguire tutti i tipi di approcci (aperto, laparoscopico, robotico) e non una sola tecnica standardizzata.

«In conclusione, il messaggio per chi deve operarsi è di assoluta tranquillità. Affidandosi a uno specialista esperto e a una struttura di chiara fama, la chirurgia dell’ernia è una procedura sicura ed efficace».

Ernia inguinale: cosa dice la letteratura scientifica

I principi illustrati dal professor Campanelli trovano diretto riscontro nei più accreditati studi e linee guida internazionali:

  • Incipt e linee guida mondiali sulla chirurgia dell’ernia: Le International guidelines for groin hernia management pubblicate da HerniaSurge Group confermano come la chirurgia “su misura” (tailored approach) e la protesi in rete rappresentino il gold standard per prevenire le recidive e ridurre l’incidenza di dolore post-operatorio.
  • Incidenza del dolore cronico post-operatorio (CPIP): Uno studio sistematico pubblicato su Annals of Surgery (Chronic pain after inguinal hernia repair) evidenzia come, nei centri ad alta specializzazione con tecniche tension-free e uso di colle biologiche, l’incidenza di dolore cronico severo sia nettamente inferiore all’1%.
  • Importanza della diagnosi differenziale: La ricerca pubblicata sul British Journal of Surgery (Groin pain in athletes and differential diagnosis with inguinal hernia) sottolinea l’importanza di distinguere il dolore da pubalgia o tendinopatia da una vera ernia inguinale prima di porre indicazione chirurgica.

Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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