La malattia renale cronica è una patologia che comporta la perdita progressiva della funzione renale, ma i suoi effetti riguardano anche il sistema cardiovascolare. Cuore e reni, infatti, sono strettamente collegati: il danno a uno dei due organi può aumentare il rischio di complicanze per l’altro.
Per questo motivo i cardiologi richiamano l’attenzione soprattutto sulle persone con ipertensione, diabete, colesterolo elevato, obesità e insufficienza cardiaca, invitandole a sottoporsi a due semplici esami, del sangue e delle urine, per individuare precocemente un eventuale danno renale.
È uno dei messaggi principali delle nuove linee guida sulla malattia renale cronica presentate al congresso dell’ESC, la Società Europea di Cardiologia, recentemente conclusosi a Monaco, dove per la prima volta l’ESC ha dedicato specifiche linee guida alla gestione congiunta delle malattie cardiovascolari e della malattia renale cronica.
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Malattia renale cronica: perché cuore e reni sono così collegati
«Non possiamo considerare cuore e reni come organi a sé stanti. Se parliamo di cuore dobbiamo assolutamente considerare che quando agiamo sul cuore stiamo agendo anche in altre aree del nostro organismo» spiega Federico Nardi, Direttore SC Cardiologia Ospedale Santo Spirito, Casale Monferrato, Alessandria. «Il rene è tra i primi a subire i danni dei fattori di rischio comuni con il cuore, come il diabete e l’ipertensione arteriosa. Un soggetto iperteso su cinque ha un problema renale e non sa di averlo. Un diabetico su tre ha un problema renale e non sa di averlo», sottolinea Massimo Grimaldi, Presidente Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri – ANMCO e Direttore SC Cardiologia, Ospedale Miulli, Acquaviva delle Fonti, Bari.
Malattia renale cronica, i 2 esami per scoprire presto un danno ai reni
Proprio per individuare precocemente questi pazienti, le nuove linee guida ESC indicano due parametri fondamentali:
- la creatinina nel sangue, che permette di stimare la capacità di filtrazione dei reni;
- l’albumina nelle urine. L’albumina è una proteina normalmente presente nel sangue, ma quando il filtro renale è danneggiato può passare nelle urine e diventare così un importante segnale di sofferenza del rene.
«Si è visto infatti che avere valori elevati di albumina nelle urine caratterizza, nell’ambito dei pazienti con malattia renale, quelli che sono esposti a un maggior rischio di eventi anche cardiaci», spiega Giuseppe Patti, Direttore Dipartimento Toraco-Cardio-Vascolare AOU “Maggiore della Carità” di Novara.
Malattia renale cronica: perché curare i reni protegge anche il cuore
Se diagnosticata precocemente, la malattia renale cronica può essere trattata con farmaci efficaci. Tra questi ci sono le gliflozine, o inibitori di SGLT2, che possono rallentare la progressione del danno renale e contemporaneamente ridurre il rischio cardiovascolare. Nati come farmaci per il diabete, le gliflozine agiscono bloccando il trasportatore SGLT2 a livello renale e oggi sono utilizzate anche per la protezione del cuore e dei reni in specifiche categorie di pazienti.
«Gli inibitori di SGLT2, ci permettono di salvaguardare il paziente dal punto di vista cardiologico e dal punto di vista renale e quindi di mettere in campo il prima possibile i presidi terapeutici più idonei e appropriati per i nostri pazienti» continua Nardi. «Dare questi farmaci è importante perché si rallenta il peggioramento della malattia renale. Ma l’altro dato eclatante è che questi farmaci, nei pazienti con malattia renale, riducono il rischio di eventi cardiovascolari» conclude Patti.




