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Frattura a un dito del piede: cosa fare?

In presenza di dolore, gonfiore e difficoltà a deambulare, si può mettere in atto il protocollo R.I.C.E. Ecco di cosa si tratta

Quante volte vi è capitato di colpire violentemente lo spigolo del letto o una sedia con il mignolo? E che dire, invece, di quell’oggetto pesante caduto inavvertitamente sul dorso del piede o di quel trauma accidentale subito durante l’attività sportiva (come un contrasto nel calcio o un impatto nelle arti marziali)? La frattura a un dito del piede (o frattura delle falangi podaliche) è un evento traumatico decisamente più comune di quanto si possa pensare, che coinvolge frequentemente il primo dito (alluce) o il quinto dito (mignolo).

Quadri clinici e sintomatologia della frattura a un dito del piede

una lastra che mostra la frattura di due dita dei piedi di un paziente
Quadri clinici e sintomatologia della frattura a un dito del piede – www.ok-salute.it

Generalmente quando si verifica la rottura di un osso della falange (prossimale, media o distale) si avverte un dolore acuto, immediato e lancinante, e il dito interessato inizia a gonfiarsi rapidamente (edema). Contestualmente:

  • Sviluppo di ecchimosi ed ematomi: insorge un livido esteso (stravaso ematico o ecchimosi subungueale/cutanea) nella zona colpita, che può estendersi anche all’avampiede.
  • Impotenza funzionale: si fa un’enorme fatica a camminare e a deambulare sotto carico, rendendo quasi impossibile indossare le normali calzature.
  • Dolore pulsante a riposo: si percepisce una sorta di “pulsazione” ritmica e sorda quando l’arto è a riposo (magari in posizione sdraiata o elevata).
  • Deformità ed ecchimosi visibili: nei casi di frattura scomposta o lussazione, il dito può apparire visibilmente deviato, ruotato o deformato rispetto al suo asse naturale.

Primo soccorso: il protocollo R.I.C.E.

In attesa di recarsi dal medico o al pronto soccorso, che valuterà la lesione con un esame obiettivo e radiografico, come si può intervenire? Si può mettere in atto fin da subito il protocollo R.I.C.E. (acronimo inglese per Rest, Ice, Compression, Elevation), la linea guida internazionale per il primo trattamento dei traumi muscolo-scheletrici. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta:

Reset (riposo)

Quando si sospetta una frattura al dito di un piede, bisogna per prima cosa evitare assolutamente di scaricare il proprio peso sul piede e sospendere ogni attività motoria, per far sì che la lesione non peggiori ulteriormente con la scomposizione dei frammenti ossei. In questi casi la parola d’ordine è riposo assoluto dell’arto.

Ice (ghiaccio)

Subito dopo aver subito il trauma è necessario applicare del ghiaccio (o una borsa del freddo/gel refrigerante), sempre avvolto in un panno o asciugamano per evitare ustioni da freddo, sulla zona interessata per indurre vasocostrizione e rallentare l’edema. È importante non metterlo a contatto diretto con la pelle. L’applicazione va ripetuta per 15-20 minuti ogni 2-3 ore nelle prime 48 ore dal trauma.

Frattura a un dito del piede: la Compressione  

Se è possibile e in assenza di deformità evidenti, il piede e il dito possono essere fasciati con un bendaggio elastico e moderatamente compressivo per irrigidire la zona ed evitare che subisca ulteriori traumi. È importante tenerlo ben saldo, facendo però attenzione a non stringere eccessivamente per non compromettere la circolazione sanguigna periferica (rilevabile da intorpidimento o dita cianotiche).

Frattura a un dito del piede: Elevation (elevazione)

Il piede va tenuto sollevato sopra il livello del cuore, magari sostenuto da uno o più cuscini, per favorire il drenaggio venoso e linfatico verso il cuore e diminuire la pressione idrostatica e il gonfiore nella zona interessata. È un’azione particolarmente importante perché evita che si formino edemi imponenti o ematomi tensivi, riducendo significativamente il dolore.

Diagnosi e inquadramento medico

La sola valutazione clinica non permette di distinguere con certezza una contusione severa o una lussazione da una vera e propria frattura. È pertanto fondamentale sottoporsi a una radiografia (RX) del piede nelle proiezioni antero-posteriore e obliqua. La radiografia permette all’ortopedico di verificare se la frattura è:

  • Composta: i monconi ossei sono rimasti nel loro allineamento anatomico.
  • Scomposta: i frammenti ossei si sono spostati, richiedendo una manovra di riduzione manuale in anestesia locale prima dell’immobilizzazione.
  • Esposta: l’osso ha perforato la cute (emergenza chirurgica ad alto rischio infettivo).
  • Articolare: la rima di frattura coinvolge la superficie di un’articolazione interfalangea, aumentando il rischio di rigidità o artrosi post-traumatica.

Trattamento medico e tempi di guarigione

In base alla gravità e alla tipologia della frattura, lo specialista opterà per diverse opzioni terapeutiche:

  • Cinquina/Taping (Cerottaggio occlusivo o Buddy Taping): per le fratture composte delle dita minori (dal 2° al 5° dito), il trattamento elettivo consiste nel legare il dito fratturato a quello sano adiacente mediante un nastro adesivo medico, frapponendo una garzetta sterile tra le dita per evitare la macerazione cutanea. Il dito sano funge da stecca naturale.
  • Calzatura post-operatoria o tutorizzazioni: spesso si associa l’uso di una scarpa ortopedica a suola rigida (tipo Barouk) che impedisce la flessione dell’avampiede durante la deambulazione per 3-4 settimane.
  • Gesso o tutore d’alluce: le fratture dell’alluce, dovendo sopportare la maggior parte del carico corporeo durante il passo, richiedono un’attenzione maggiore e spesso l’applicazione di uno stivaletto gessato o di un tutore rigido dedicato.
  • Intervento chirurgico di riduzione e sintesi: riservato alle fratture nettamente scomposte, instabili o articolari. L’ortopedico riallinea i frammenti riposizionandoli con piccoli fili di Kirschner interni, microviti o placche.

Possibili complicazioni e recupero

Se non trattata adeguatamente, una frattura digitale può condurre a consolidazione viziosa (l’osso salda in posizione errata), pseudoartrosi (mancata saldatura dell’osso), rigidità articolare cronica, sindrome dolorosa regionale complessa o artrosi precoce.

I tempi medi di guarigione e formazione del callo osseo variano dalle 4 alle 6 settimane, durante le quali può essere prescritta una terapia farmacologica a base di FANS (antinfiammatori) per il dolore e eparina a basso peso molecolare per la profilassi antitrombotica nei periodi di immobilità.

Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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