Alimentazione

Dattero: tipologie, proprietà nutrizionali, quantità consigliate

Tipico dell'Africa settentrionale e dell’Asia occidentale, il frutto si presta come ingrediente base per la preparazione di primi, secondi e dolci

È tipico dell’Africa settentrionale e dell’Asia occidentale e oggi sta conquistando le cucine per la sua trasversalità. È il dattero, un frutto della palma Phoenix dactylifera, specie appartenente alla famiglia delle Arecaceae, oggi coltivata in diverse zone tropicali del mondo. Simbolo di fertilità fin dall’antichità e ampiamente diffuso nel bacino del Mediterraneo, è tra i più apprezzati e ricercati durante le festività natalizie. Ma non solo, perchè si presta come ingrediente “speciale” anche in altre occasioni. Dalle origini alle tipologie fino alle proprietà nutrizionali, ecco tutti i segreti di questa delizia.

Le origini del frutto

Il nome “dattero” deriva dal greco “daktilos”, che significa dito. Si tratta di bacche carnose dal colore ambrato e dal sapore particolarmente dolce, contenenti un seme e avvolte da una sottile pellicola commestibile. Nelle spighe si riuniscono sotto forma di grappoli da 200 fino a 1000 frutti ciascuno.

Gruppo San Donato

La loro produzione segue un processo di essiccazione, fondamentale per aumentare la concentrazione zuccherina e prolungarne i tempi di conservazione, anche se alcune varietà di dattero si prestano ad essere consumate anche fresche.

Le tipologie di dattero

Diverse sono le tipologie di datteri, da quelli a polpa dura, particolarmente rinomati nei Paesi Arabi, a quelli a pasta molle, apprezzati in particolare dai Paesi Europei e Americani. Il principale esportatore è l’Arabia Saudita, con un quinto del totale (20%) mentre gli Emirati Arabi sono terzi con il 12%. Il maggiore importatore è invece l’Europa, con una domanda di oltre 160 mila tonnellate annue, per un valore di circa 500 milioni di dollari.

La versatilità in cucina

Grazie alla sua multifunzionalità, oggi il dattero sta conquistando sempre più spazio in cucina. Merito, questo,  delle più recenti e innovative tecnologie che vanno dal sottovuoto agli ultrasuoni, dalle basse temperature fino alle funzioni avanzate dei forni di nuova generazione.

E così, grazie alla sua versatilità, il dattero arriva in cucina non più solo nel periodo natalizio. Può infatti essere utilizzato sotto forma di ingrediente base per la preparazione di primi, secondi, contorni e dolci, gustato al naturale come spuntino, oppure abbinato ai formaggi, alle insalate, alla frutta secca e ai dessert (anche “healthy”), senza dimenticare il suo utilizzo per la produzione di aceti balsamici.

Il profilo nutrizionale

I datteri, seppur considerati da molti “una bomba calorica”, presentano un eccellente profilo nutrizionale: sono naturalmente privi in sale e ricchi in vitamine, soprattutto quelle del gruppo B (B1, B2 e B6), antiossidanti (in particolare carotenoidi e fenoli) e minerali. In particolare, la polpa del frutto, che cresce in terreni sabbiosi e assorbe i minerali del terreno, è una preziosa fonte di magnesio (contiene all’incirca 50-60 mg di magnesio per 100 g di prodotto). Tra gli altri, vi sono anche il ferro, il potassio, il rame, oltre al manganese e al fosforo.

In linea generale, 100 grammi di prodotto forniscono circa 250 calorie e sono costituiti dal 50-70% di zuccheri, mentre la restante parte conta un 20-30% di acqua, un 2,7% di proteine e uno 0,60% di grassi.

Quanti datteri si possono consumare

Alla domanda “quanti datteri si possono mangiare?” possiamo dire che la risposta dipende dal fabbisogno calorico. Considerato che tale frutto ha lo scopo principale di fornire energia attraverso i carboidrati presenti al suo interno, maggiore è il fabbisogno maggiore sarà la porzione utile. Vale però la regola: non eccedere nelle quantità.

In linea generale, in una dieta ipocalorica il consiglio è di non superare i 20-25 g di datteri secchi, mentre in una dieta normocalorica i 40-50 g. Fino al triplo invece per un atleta abituato ad allenarsi quotidianamente.

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