Salute

Dismorfofobia: il difetto che gli altri non vedono ma che può diventare un’ossessione

La preoccupazione per un’imperfezione reale o immaginata può diventare così intensa da condizionare la vita quotidiana: ecco come riconoscere i segnali della dismorfofobia e come si cura

La dismorfofobia, detta anche “disturbo da dismorfismo corporeo”, è una condizione caratterizzata da un’eccessiva preoccupazione per difetti e imperfezioni del proprio aspetto fisico, che in realtà non sono osservabili dagli altri o sono lievi.

Non si tratta della fisiologica insoddisfazione per una parte del proprio corpo. La preoccupazione è tale da provocare sofferenza e può portare a comportamenti ripetitivi, come controllarsi continuamente allo specchio e confrontare il proprio aspetto con quello degli altri. In alcuni casi la persona arriva anche a sottoporsi ripetutamente a interventi estetici, odontoiatrici o chirurgici, senza però risolvere il problema.

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, la dismorfofobia rientra nello spettro del “Disturbo ossessivo compulsivo e disturbi correlati” e non nelle fobie (come potrebbe far credere il nome stesso della condizione).

Chi colpisce e quali sono i sintomi

ragazza giovane con dismorfofobia la cui  immagine viene proiettata su tanti specchi
Chi colpisce e quali sono i sintomi – www.ok-salute.it

La dismorfofobia può comparire a qualsiasi età, ma i primi segnali possono manifestarsi già intorno ai 12-13 anni e il disturbo insorge più frequentemente tra i 17 e i 18 anni. L’adolescenza è infatti una fase particolarmente delicata, caratterizzata da importanti cambiamenti fisici e dalla costruzione della propria identità.

Tra i segnali più frequenti ci sono:

  • controllarsi ripetutamente allo specchio o, al contrario, evitare gli specchi;
  • confrontare continuamente il proprio aspetto con quello degli altri;
  • cercare rassicurazioni sul proprio aspetto;
  • toccare, pettinare, lavare o sistemare ripetutamente la parte del corpo percepita come difettosa;
  • cambiare frequentemente vestiti o acconciatura per nascondere l’imperfezione;
  • ricorrere a trattamenti estetici, odontoiatrici o chirurgici;
  • evitare fotografie, situazioni sociali o luoghi in cui si teme di essere osservati.

Il tratto distintivo è che questi comportamenti diventano ripetitivi e difficili da controllare, fino a interferire con la vita quotidiana.

Le zone interessate

La preoccupazione, che spesso arriva ad essere quasi una vera e propria “ossessione”, può riguardare ogni parte del corpo, dal naso agli occhi, dalla bocca alle orecchie, passando per i capelli, la pelle e la peluria, fino ad arrivare alle braccia, alle gambe e ai glutei.

Tali zone faticano ad essere accettate e vengono giudicate, in base a dimensioni e forma, come “brutte”, “poco attraenti”, “dolorose”, “deformate”, o addirittura “ripugnanti”.

Quando non è più una normale insoddisfazione

Essere insoddisfatti del proprio aspetto o avere una piccola insicurezza è comune. La differenza sta soprattutto nell’intensità della preoccupazione e nelle conseguenze che questa produce.

Nel disturbo da dismorfismo corporeo la preoccupazione occupa molto tempo e si accompagna a comportamenti ripetitivi o azioni mentali legate all’aspetto. Soprattutto, provoca un disagio clinicamente significativo o compromette il funzionamento sociale, lavorativo o scolastico. La persona può quindi iniziare a evitare amici, scuola, lavoro, appuntamenti, fotografie o altre occasioni in cui potrebbe sentirsi esposta al giudizio degli altri.

Un problema psicologico e non estetico

ragazza che si specchia e la sua immagine viene riflessa deformata
Un problema psicologico e non estetico – www.ok-salute.it

La coscienza di dismorfofobia è spesso molto scarsa: i soggetti non sono consapevoli che il problema non sia estetico, ma psicologico, ritenendo che la loro preoccupazione sia basata sulla presenza di un grave e reale difetto fisico e non da un modo alterato di percepirsi. Per questo le rassicurazioni degli altri spesso non bastano. Anche un trattamento estetico può non risolvere la preoccupazione: il disagio può infatti rimanere invariato oppure spostarsi su un’altra parte del corpo. Il riconoscimento del problema da parte del chirurgo plastico o di altri professionisti può quindi essere importante per evitare interventi non indicati e indirizzare la persona verso un percorso terapeutico adeguato.

Come si cura la dismorfofobia

La psicoterapia rappresenta uno dei principali strumenti di trattamento e, in particolare, la terapia cognitivo-comportamentale è utilizzata per lavorare sulle preoccupazioni legate all’aspetto, sui comportamenti ripetitivi e sulle strategie di evitamento.

Nei casi in cui sia indicato, lo psichiatra può valutare anche l’impiego di farmaci. Tra quelli maggiormente utilizzati ci sono gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), che devono essere prescritti e monitorati da un medico.

L’obiettivo non è convincere la persona che il proprio aspetto sia perfetto, ma aiutarla a ridimensionare la preoccupazione per il difetto percepito, interrompere i comportamenti compulsivi e recuperare una vita sociale e quotidiana più serena.

Beatrice Foresti

Giornalista pubblicista, collabora con OK Salute e Benessere, insieme ad altre testate. È laureata in Comunicazione, Media e Pubblicità all’Università IULM di Milano e ha da poco terminato un Master in Giornalismo alla RCS Academy. È appassionata di scrittura, radio, fotografia e viaggi.
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