La spirale (IUD – Intra Urine Device) è un metodo contraccettivo utile per evitare gravidanze indesiderate, ma che non protegge dalle malattie sessualmente trasmissibili (per le quali rimane necessario l’uso del preservativo). Oggi ce ne sono in commercio due macro-categorie principali.
La spirale a rilascio di progestinico (IUS)
La spirale medicata con un ormone rappresenta un consolidato ed efficace approccio all’utilizzo di un progestinico attraverso il rilascio nella cavità uterina del farmaco (levonorgestrel).
Il dispositivo, a forma di T, presenta nella parte verticale un deposito costituito da una membrana semipermeabile che contiene l’ormone. Ogni giorno viene rilasciata nella cavità uterina una piccola quantità regolare di progestinico.
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Quanto dura?
Il dispositivo può rimanere in sede per più di 5 anni (e nel 2026, per alcuni modelli ad alto dosaggio, le linee guida internazionali hanno esteso l’approvazione d’uso fino a 8 anni consecutivi), dopodiché viene sostituito. I dispositivi medicati con ormoni agiscono localmente sull’endometrio rendendolo molto sottile. Le ghiandole endometriali si riducono di numero e quelle presenti tendono all’atrofia. Agiscono, inoltre, sul muco cervicale che diventa ostile all’avanzamento degli spermatozoi e bloccano parzialmente l’ovulazione in base al dosaggio.
L’efficacia contraccettiva di questo metodo è superiore a quella dei comuni dispositivi intrauterini al rame, sfiorando il 99,8% (paragonabile alla sterilizzazione tubarica). Tende a migliorare significativamente la dismenorrea (dolore mestruale) e la menorragia (flusso molto abbondante) già presenti prima dell’inserimento, venendo infatti utilizzata anche come vera e propria terapia medica. Durante i primi mesi dall’applicazione possono comparire mal di testa, acne, dolorabilità al seno, spotting (piccole perdite di sangue tra i cicli) e senso di gonfiore che tendono a scomparire nel tempo.
A differenza della pillola contraccettiva orale, l’azione della spirale ormonale è quasi esclusivamente locale; pertanto, le interazioni con altri farmaci per via sistemica (come gli antibiotici o gli antiepilettici) sono clinicamente irrilevanti e non ne compromettono l’efficacia contraccettiva. Resta comunque fondamentale parlarne con il proprio ginecologo prima dell’inserimento.
La spirale al rame (IUD)

Esistono in commercio diversi modelli di spirale al rame con caratteristiche, forma e dimensioni differenti. Oltre alla classica forma a T, la bioingegneria medica ha introdotto sul mercato modelli innovativi tridimensionali. I principali sono le “palline” di rame o i sistemi intrauterini senza forma fissa ancorati al fondo dell’utero. Sono stati progettati per ridurre le fitte e i sanguinamenti anomali. Dopo un’accurata visita, il ginecologo indicherà il modello più adatto sulla base delle caratteristiche individuali dell’utero. Sono valutabili anche attraverso donne che non hanno mai avuto figli, abbattendo il vecchio dogma che la vietava alle nullipare.
Il sottile filamento di rame, strettamente avvolto all’asta del dispositivo, potenzia l’effetto meccanico esercitato dalla spirale, agendo come uno spermicida. Gli ioni di rame, infatti, una volta liberati nella cavità uterina svolgono un’azione diretta sugli spermatozoi, sia inibendone la motilità sia alterandone la capacità di fecondare l’ovulo. La spirale al rame ha una durata variabile in base al modello e alla quantità di rame presente: in genere va sostituita dopo 3-5 anni, ma i modelli standard da 380mmq offrono una copertura contraccettiva sicura che oggi è estesa fino a 10 anni.
Fonte: Sigo – Società italiana ginEcologia e ostetricia
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