La teniasi è provocata da un verme intestinale parassita, la tenia, di cui esistono diversi tipi. Questo verme, definito “solitario” nel linguaggio comune, si sviluppa soprattutto nei bovini e nei maiali e, più raramente, nei pesci, potendo passare all’uomo attraverso il consumo di carne cruda o poco cotta.
«Una volta nell’intestino, la minuscola cisti in cui sono racchiuse le larve si apre e dà origine al verme adulto, che si attacca con un disco adesivo alle mucose interne e può crescere fino ad alcuni metri di lunghezza», spiega Maria Letizia Petroni, professoressa associata all’Università di Bologna in Scienza dell’alimentazione e delle tecniche dietetiche applicate.
Negli ultimi anni l’attenzione verso le infezioni parassitarie è aumentata anche a causa della maggiore diffusione di viaggi internazionali e dell’abitudine crescente a consumare piatti a base di carne o pesce crudi. Nonostante in Italia i controlli sanitari sugli allevamenti siano molto rigorosi, il rischio non è completamente assente, soprattutto quando gli alimenti non vengono conservati o cotti correttamente.
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I sintomi
La teniasi può essere asintomatica per mesi e poi manifestarsi con:
- diarrea,
- stitichezza,
- dolori addominali,
- dimagrimento,
- nausea e vomito.
Oltre a sottrarre nutrienti all’organismo, il parassita può irritare le pareti intestinali e produrre sostanze tossiche.
In alcuni casi le persone scoprono l’infezione solo notando la presenza di segmenti del verme nelle feci o nella biancheria intima. Talvolta possono comparire:
- stanchezza,
- perdita di appetito,
- carenze nutrizionali, soprattutto quando il parassita rimane nell’intestino per lungo tempo.
Le forme più comuni nei Paesi occidentali sono generalmente meno pericolose, ma alcune tipologie di tenia possono provocare complicanze importanti se le larve migrano in altri organi. È il caso, ad esempio, della cisticercosi, una condizione rara ma potenzialmente grave che può coinvolgere muscoli, occhi e sistema nervoso centrale.
La diagnosi
La certezza diagnostica si ottiene con l’analisi delle feci, che permette di individuare uova o segmenti del parassita.
Oggi i laboratori possono utilizzare anche tecniche più avanzate per identificare con maggiore precisione il tipo di tenia responsabile dell’infezione. In presenza di sintomi persistenti o sospetti clinici particolari, il medico può richiedere ulteriori esami del sangue o accertamenti strumentali.
La cura
Il farmaco più efficace è la Niclosamide. Non presenta particolari controindicazioni perché agisce localmente nell’intestino senza essere assorbita in modo significativo dall’organismo, eliminando il parassita per contatto.
In alcuni casi possono essere utilizzati anche altri antiparassitari, come il praziquantel, soprattutto nelle infezioni più complesse o resistenti. Dopo il trattamento è spesso consigliato ripetere l’esame delle feci per verificare la completa eliminazione del verme.
La prevenzione della teniasi

La cottura della carne rappresenta una delle armi più efficaci contro la teniasi. «In particolare, è buona regola non mangiare carne cruda o al sangue nei Paesi più poveri, dove la teniasi è frequente perché le norme sanitarie sono carenti rispetto a quanto avviene nei Paesi avanzati», conclude Petroni.
Le statistiche mostrano che in Italia molti casi sono legati a viaggi all’estero oppure al consumo di alimenti contaminati. Anche il congelamento corretto degli alimenti può contribuire a ridurre il rischio, soprattutto per alcuni tipi di parassiti presenti nel pesce.
Lavare accuratamente le mani, rispettare le norme igieniche in cucina e acquistare carne e pesce da filiere controllate restano le strategie più importanti per prevenire questa infezione.




