News

Alzheimer: i nuovi farmaci ci sono, ma in Italia non sono rimborsati

Le nuove terapie con anticorpi monoclonali anti beta-amiloide possono rallentare la progressione dell'Alzheimer nelle fasi iniziali della malattia. Ma in Italia l'AIFA non ne ha approvato la rimborsabilità, limitandone l'accesso ai pazienti

Il Congresso della European Academy of Neurology, che si è svolto recentemente a Ginevra, è stato l’occasione per fare il punto sulle innovazioni nella malattia di Alzheimer. Oggi infatti lo scenario sta cambiando: nuove terapie, come gli anticorpi monoclonali anti beta-amiloide, sono stati sviluppati per intervenire sui meccanismi biologici della malattia, rimuovendo gli accumuli di beta-amiloide nel cervello e rallentando la progressione del declino cognitivo nelle fasi iniziali.

Alzheimer, nuovi farmaci: l’AIFA blocca la rimborsabilità

Ma proprio mentre la ricerca apre una nuova fase nel trattamento dell’Alzheimer, in Italia resta aperto il tema dell’accesso: l’AIFA-Agenzia Italiana del Farmaco non ha concesso la rimborsabilità per queste terapie. Una decisione che ne limita la possibilità di utilizzo e che solleva una questione centrale: come garantire equità di accesso all’innovazione, evitando che trattamenti potenzialmente utili nelle fasi iniziali della malattia restino disponibili solo per chi può permetterseli privatamente.

Il neurologo Massimo Filippi: «Fatto grave, speriamo in una rivalutazione»

«In Italia l’AIFA non ha approvato la rimborsabilità degli anticorpi monoclonali per la rimozione della beta-amiloide, per una serie di motivi solo parzialmente condivisibili e che sicuramente andrebbero ridiscussi» commenta Massimo Filippi, Professore dell’Università Vita-Salute San Raffaele e direttore dell’Unità di Neurologia all’Ospedale San Raffaele di Milano.

«Speriamo che ci sia una rivalutazione, perché sarebbe molto grave che la popolazione italiana fosse esclusa da questa possibilità di trattamento. Continuiamo a parlare di equità del Servizio sanitario, ma in questo caso il rischio è che possano accedere a queste terapie solo le persone che possono permetterselo con le proprie risorse economiche».

Perché gli esperti parlano di una nuova era nella cura dell’Alzheimer

L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa tipica dell’età adulta, nella quale perdiamo cellule nobili dell’encefalo a seguito della deposizione di due proteine anomale: la beta-amiloide e la Tau. «Sono proteine fisiologicamente presenti nel nostro cervello, ma a un certo punto iniziano ad assumere una forma che non è più facilmente rimovibile» piega Filippi.

«La beta-amiloide è verosimilmente la prima a depositarsi ed è quella che innesca il processo patologico. Un processo che, aggravandosi progressivamente nel tempo, porta alla perdita di tessuto cerebrale e quindi ai deficit cognitivi. Oggi abbiamo farmaci, gli anticorpi monoclonali, che sono disegnati per aggredire la proteina beta-amiloide e trasportarla dal cervello verso i vasi, producendo una “pulizia” del cervello. Stiamo cambiando la storia della malattia di Alzheimer: siamo entrati in una nuova era, passando da farmaci di scarsa efficacia e fondamentalmente sintomatici a farmaci che agiscono sulla biologia fondamentale della malattia».

Marco Strambi

Giornalista professionista dal 1995, da più di trent’anni si occupa esclusivamente di medicina e salute. È stato redattore di riviste di settore - Il Giornale del Medico e poi Corriere Medico - per quindici anni. Dal 2011 collabora con emittenti televisive per la produzione di servizi TV e dal 2019 con Ok Salute per la realizzazione di articoli e video.
Pulsante per tornare all'inizio