A cinque anni dal drammatico arresto cardiaco che tenne il mondo con il fiato sospeso durante gli Europei, la paura è tornata a colpire Christian Eriksen. Il calciatore danese, oggi 34enne, si è accasciato improvvisamente sul terreno di gioco durante la sfida di domenica scorsa tra Danimarca e Ucraina. Questa volta, però, la storia ha avuto un finale diverso, quasi immediato: Eriksen si è rialzato ed è uscito dal campo sulle sue gambe.
Dal suo letto di casa, circondato dall’affetto della famiglia, il campione ha rassicurato tutti sui social: “Sto bene. Il mio ICD ha fatto esattamente ciò per cui è stato progettato: proteggermi nel momento del bisogno”.
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Il “computer” nel petto: come funziona l’ICD, il dispositivo che salva il cuore

La salvezza di Eriksen non è arrivata dai soccorsi esterni, ma da un microscopico dispositivo impiantato nel suo torace dopo il primo crollo del 2021: un ICD (defibrillatore cardioverter impiantabile).
Esistono due modelli principali di questo dispositivo che salva il cuore: uno sottocutaneo (vicino all’ascella) e uno collegato direttamente al cuore (simile a un pacemaker). Nel momento in cui il dispositivo rileva un’aritmia fatale o un’accelerazione anomala del battito, rilascia una scarica elettrica per resettare il muscolo cardiaco.“È come spegnere e riaccendere un computer” spiega il Professor Aneil Malhotra, cardiologo dello sport presso l’Istituto dello Sport della Manchester Metropolitan University. “La scarica si avverte chiaramente, è come ricevere un forte pugno nel petto, ma l’efficacia è immediata. Eriksen non ha dovuto aspettare i soccorsi: il defibrillatore interno ha agito in pochi millisecondi”.
Giovani e sport: il killer invisibile colpisce 12 volte a settimana
Il caso di Eriksen riaccende i riflettori sulle patologie cardiache nascoste negli atleti e nei giovani sotto i 35 anni. Sebbene i drammi di calciatori come Fabrice Muamba o Marc-Vivien Foé abbiano imposto protocolli di screening rigidissimi nei club professionistici, i numeri fuori dal mondo dei riflettori fanno paura.
Secondo i dati diffusi dalla fondazione Cardiac Risk in the Young (CRY), solo nel Regno Unito le morti subitanee da arresto cardiaco colpiscono 12 giovani alla settimana. Il problema principale? Nell’80% dei casi non c’è alcun sintomo premonitore prima del collasso. Gli screening mirati dimostrano che circa un giovane su 300 soffre di una patologia cardiaca silente che, se non monitorata, può trasformarsi in una bomba a orologeria.
Si può continuare a giocare con il dispositivo che salva il cuore? Il “caso” Italia
Fino a pochi anni fa, una diagnosi del genere significava la fine tassativa della carriera. Oggi la medicina dello sport sta cambiando approccio. La Professoressa Rachel Lampert, cardiologa dello sport alla Yale School of Medicine, spiega che le ricerche più recenti dimostrano come molti atleti possano tornare all’attività agonistica dopo un’attenta valutazione condivisa dei rischi e dei benefici.
Le regole del mondo, tuttavia, sono spaccate in due:
- In Europa e negli USA: Molti calciatori continuano a giocare. L’esempio celebre è l’ex Manchester United Daley Blind, che è sceso in campo per anni con un ICD.
- In Italia: La legislazione è tra le più severe al mondo. Nel nostro Paese è tassativamente vietato praticare sport competitivi, sia a livello dilettantistico che professionistico, con un ICD impiantato. Motivo per cui Eriksen, all’epoca del primo malore, dovette lasciare l’Inter.
Il futuro professionale di Christian Eriksen è ora un enorme punto di domanda. I medici dovranno capire cosa abbia scatenato questa nuova tempesta elettrica nel suo cuore, ma una cosa è certa: la tecnologia ha dimostrato che un destino che un tempo sarebbe stato fatale, oggi può essere riscritto in pochi millisecondi.
Studi citati e approfondimenti sul dispositivo che salva il cuore
- Il registro scientifico sugli atleti con ICD: uno dei più importanti studi longitudinali sulla sicurezza degli atleti professionisti e amatoriali che praticano sport ad alto impatto con un defibrillatore impiantato. Consulta la ricerca su Yale Medicine / AHA Journals
- Dati e statistiche sulle morti cardiache improvvise nei giovani: Report ufficiale e linee guida della charity Cardiac Risk in the Young (CRY) sull’incidenza delle cardiomiopatie non diagnosticate nella fascia d’età 14-35 anni.




