Riconoscere i sintomi della sepsi è fondamentale. Non è una singola malattia, ma una sindrome complessa, violenta e potenzialmente letale. La sepsi si verifica quando la risposta immunitaria dell’organismo a un’infezione comune – come una polmonite, un’infezione addominale o urinaria – diventa così esagerata da iniziare a danneggiare i propri organi interni. Se non viene riconosciuta e trattata immediatamente, questa condizione evolve in shock settico: la pressione sanguigna crolla e le funzioni vitali cedono una dopo l’altra.
Nonostante la sua gravità, la sepsi resta un’emergenza di cui si parla pochissimo. A lanciare l’allarme e a fare il punto sulle nuove strategie terapeutiche è il Professor Massimo Antonelli, Direttore del Dipartimento di Scienze dell’Emergenza, anestesiologiche e rianimatorie del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma.
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I numeri del fenomeno in Italia: un aumento drammatico
I dati sulla diffusione della sepsi nel nostro Paese sono impressionanti e delineano una vera e propria emergenza sanitaria. «Parliamo di numeri non trascurabili», spiega il Professor Antonelli. «Conosciamo bene il rischio delle infezioni, ma dobbiamo essere consapevoli che almeno il 40% di queste infezioni ha la potenzialità di evolvere verso la sepsi. È un fenomeno molto più diffuso di quanto non appaia».
L’impatto sulla mortalità è severo: la sepsi è oggi responsabile di una quota compresa tra il 3% e l’8% di tutti i decessi registrati in Italia. Il dato più preoccupante riguarda la rapidità della sua crescita: nel 2003 i decessi certificati erano circa 19.000, una cifra che si è letteralmente triplicata in meno di vent’anni.
I campanelli d’allarme: come riconoscere i sintomi della sepsi
Riconoscere tempestivamente la sepsi può fare la differenza tra la vita e la morte. Esistono segnali apparentemente semplici che devono immediatamente insospettire, soprattutto in contesti post-operatori o in presenza di infezioni note.
«A volte sono segnali semplici», evidenzia il Professor Antonelli. «Se in un reparto un paziente è febbrile, magari a pochi giorni da un intervento chirurgico, ha un addome non tranquillo e inizia a manifestare confusione mentale, quelli sono segni di ipoperfusione legati alla bassa pressione». In quel preciso momento, è fondamentale comprendere che il malato sta evolvendo verso la sepsi e che è necessario un intervento medico immediato. L’ipoperfusione, infatti, riduce drasticamente l’apporto di sangue e ossigeno ai tessuti e agli organi vitali.
La “Golden Hour”: le azioni salvavita da compiere in 60 minuti

Proprio come avviene per l’ictus, anche per la sepsi la tempestività è l’arma più potente. La medicina d’emergenza parla chiaro: ogni minuto conta. «Essendo un’emergenza medica, prima agiamo e meglio è», avverte il professore.
«Abbiamo un decalogo (o meglio, un “pentalogo”) di azioni da compiere entro la prima ora dal riconoscimento:
- fare le emocolture,
- identificare la sorgente dell’infezione,
- testare i lattati (indicatori della gravità dell’ipoperfusione),
- somministrare liquidi, antibiotici e, se necessari, vasopressori».
Il fattore tempo resta la sfida più grande per i medici: «Il vero problema è che non possiamo sapere con certezza quando la sepsi sia realmente iniziata; possiamo solo agire dal momento del riconoscimento». L’intelligenza artificiale e i modelli predittivi basati sul machine learning potrebbero aiutare in futuro ad anticipare il momento in cui la sepsi “esplode”, ma una volta che la sindrome è in atto i protocolli clinici tradizionali restano l’unica ancora di salvataggio.
Studi scientifici e risorse utili per riconoscere i sintomi della sepsi
Per approfondire i protocolli clinici internazionali sulla gestione della sepsi e consultare i dati epidemiologici delle strutture di riferimento:
- Per consultare le raccomandazioni ufficiali e gli standard di cura internazionali per la gestione della sepsi e dello shock settico, è possibile fare riferimento alle linee guida della Surviving Sepsis Campaign.
- Per informazioni cliniche, attività di ricerca ed eccellenze nel campo della terapia intensiva e della medicina d’emergenza, consultare il portale ufficiale del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma.




