Fino a pochi mesi fa, il messaggio della comunità scientifica sembrava scolpito nella pietra: l’alcol fa male, sempre, e non esiste una soglia di sicurezza. Poi, una nuova analisi dello studio spagnolo Predimed, pubblicata sull’European Heart Journal, ha rimescolato le carte in tavola. I dati parlano chiaro: chi consuma vino con moderazione all’interno di una dieta mediterranea vede crollare il rischio cardiovascolare del 45% e la mortalità totale del 33%.
A chi dobbiamo credere? Per fare ordine tra messaggi opposti, abbiamo intervistato il Professor Marco Metra, cardiologo presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e tra i massimi esperti europei di cardiologia.
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La “Curva a U”: il limite invisibile tra beneficio e pericolo

Il punto centrale non è l’alcol in sé, ma la quantità e il contesto. La scienza oggi è divisa tra chi vede un rischio lineare (più bevi, più rischi) e chi osserva una “curva a U”. «Il beneficio massimo si ottiene con 1 o 2 bicchieri di vino al giorno (uno per la donna, fino a due per l’uomo)», spiega il Professor Metra. «In questa fascia, il rischio è paradossalmente più basso rispetto a chi non beve affatto».
Quindi, quanti bicchieri di vino al giorno?
Ma attenzione a non interpretare questo dato come un semaforo verde per i consumi eccessivi. Esiste una soglia chiarissima oltre la quale il vino si trasforma da potenziale alleato a minaccia:
- 1-2 bicchieri al giorno: zona di massimo beneficio (all’interno dei pasti).
- Al terzo bicchiere: l’effetto protettivo diventa neutro.
- Oltre i tre bicchieri: il rischio di mortalità, malattie cardiovascolari e tumori maligni aumenta in modo lineare e drastico.
«Oltre i tre bicchieri non ci sono dubbi: fa male», taglia corto il cardiologo.
Perché proprio il vino (e perché di qualità)?
Il segreto della protezione cardiovascolare non risiede nell’etanolo, ma nella complessità strutturale del vino. La bevanda è infatti ricca di polifenoli e flavonoidi, sostanze biologiche con spiccati effetti:
- Antiossidanti
- Antiaggreganti piastrinici (fluidificano il sangue)
- Modulatori positivi del microbiota intestinale
C’è però un dettaglio che i dati tendono a sottolineare: la qualità di ciò che si versa nel bicchiere. Un vino da due euro al supermercato non ha lo stesso profilo biochimico di una bottiglia di pregio. I livelli di metaboliti sani nel sangue cambiano drasticamente, un fenomeno ben noto come “paradosso francese”: in Francia si beve mediamente meglio e con una cultura diversa, registrando storicamente una minore incidenza di infarti.
Inoltre, il fattore sociale gioca un ruolo chiave. Chi si concede un buon bicchiere a cena spesso cura l’alimentazione a 360 gradi e vive momenti di convivialità che abbattono lo stress psicofisico, un altro grande nemico del cuore.
Il verdetto del cardiologo: quanti bicchieri di vino al giorno?
Se un paziente chiedesse al medico se iniziare a bere per proteggere le coronarie, la risposta sarebbe un secco no. «Non consiglierei mai a un astemio di iniziare a bere per fini terapeutici», conclude il Prof. Metra. «Ma se un paziente beve un bicchiere di buon vino a pasto, all’interno di una dieta equilibrata, gli dico che va bene così».
L’importante è bandire gli eccessi e le mode pericolose, come il binge drinking del fine settimana (le grandi abbuffate alcoliche concentrate in poche ore): in quel caso, l’effetto scudo svanisce all’istante e il cuore torna a essere in grave pericolo.
Gli studi scientifici di riferimento
Per approfondire i dati epidemiologici e i trial clinici citati nell’articolo, è possibile consultare le pubblicazioni ufficiali:
- I dati completi sulla riduzione del rischio cardiovascolare sono consultabili direttamente nello studio Predimed sull’European Heart Journal.
- Per comprendere le linee guida internazionali sul consumo di alcolici e la salute del muscolo cardiaco, consultare i report della American Heart Association (AHA).
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Marco Metra
Marco Metra è direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia Clinica e di Cardiologia Interventistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele. È stato Presidente della Heart Failure Association della European Society of Cardiology (ESC) ed è membro del Comitato Direttivo dell’ESC. Ha diretto per otto anni l’European Journal of Heart Failure e ha coordinato le linee guida ESC sullo scompenso cardiaco nel 2021 e nel 2023. È autore di più di 1.300 pubblicazioni scientifiche e si occupa da anni di scompenso cardiaco acuto e cronico, dalla terapia medica alle terapie avanzate.




