Psicologia

Ansia nei bambini e negli adolescenti: quando chiedere aiuto?

La professoressa Anna Ogliari spiega perché i disturbi ansiosi sono in aumento in età evolutiva e cosa possono fare i genitori

Negli ultimi anni sta emergendo con forza una difficoltà crescente nelle popolazioni in età evolutiva, in particolare tra bambini, preadolescenti e adolescenti. Un aumento che riguarda soprattutto soggetti che non hanno ancora raggiunto la maturità, e che pone interrogativi importanti sullo sviluppo emotivo delle nuove generazioni.

Secondo Anna Ogliari, responsabile dell’Unità di Psicologia Clinica dell’Età Evolutiva dell’Ospedale San Raffaele Turro di Milano, ciò a cui stiamo assistendo è il risultato di una lenta evoluzione dei sistemi di adattamento emotivo, tra cui l’ansia.

Ansia fisiologica e ansia patologica: una distinzione fondamentale

«L’ansia non è di per sé un problema. Al contrario, è una risposta emotiva naturale, utile ad anticipare un pericolo o una difficoltà. In età evolutiva è molto comune osservare ansia, stress e fatica, perché questi stati emotivi hanno inizialmente una funzione protettiva e adattiva: aiutano il bambino e il ragazzo a imparare, crescere e affrontare situazioni nuove.

Il problema nasce quando questi meccanismi, fisiologici e normali, diventano eccessivi, persistenti o invalidanti. È proprio in questi casi che aumentano le richieste di aiuto clinico.

L’ansia fisiologica è:

  • adeguata all’età,
  • proporzionata alla situazione,
  • transitoria (ha un inizio e una fine),
  • non compromette il funzionamento quotidiano.

Un esempio sono le paure tipiche dell’infanzia, come la paura del buio, la difficoltà a separarsi dai genitori, l’ansia prima delle verifiche scolastiche o la timidezza nelle situazioni nuove. In questi casi, i sintomi – cognitivi, emotivi e comportamentali – preparano all’azione e favoriscono l’adattamento.

Quando l’ansia diventa patologica

«Diverso è il discorso per l’ansia patologica, che oggi sembra in aumento. Questa condizione si manifesta quando i sintomi diventano:

  • intensi e sproporzionati rispetto allo stimolo,
  • persistenti nel tempo,
  • difficili da controllare,
  • interferenti con la vita quotidiana.

L’ansia patologica può compromettere la vita sociale, il sonno, la scuola, l’alimentazione e le relazioni familiari, fino a perdere completamente la sua funzione adattiva e trasformarsi in un vero ostacolo allo sviluppo.

Nei bambini più piccoli possono comparire sintomi fisici come mal di pancia o mal di testa senza una causa organica evidente. In altri casi emergono comportamenti di evitamento, regressioni (come il ritorno a comportamenti già superati) e una sofferenza cognitiva intensa, con pensieri invalidanti e una fatica generalizzata».

Ansia e sviluppo: come cambia nelle diverse fasce d’età

«L’esperienza dell’ansia è diversa a seconda dell’età del bambino o dell’adolescente.

Prima dei 10 anni

Nei bambini in età prescolare sono frequenti sintomi come:

  • pianto,
  • irritabilità,
  • difficoltà del sonno,
  • regressioni comportamentali,
  • lamentele somatiche.

Le paure più comuni riguardano la separazione dai genitori, l’estraneo, i rumori o creature immaginarie. Il vero campanello d’allarme non è la presenza del sintomo, ma la sua persistenza: molti comportamenti sono normali se restano entro una finestra di 6-14 mesi.

Tra i 6 e i 10 anni

In questa fase emergono le prime preoccupazioni legate alla prestazione: paura di sbagliare, del giudizio degli altri, delle verifiche scolastiche. I sintomi possono essere fisici (mal di pancia, nausea) o comportamentali (pianto prima della scuola, evitamento).

Può comparire un perfezionismo eccessivo, con continui controlli e autocritica. I segnali più preoccupanti sono l’isolamento sociale, il rifiuto scolastico e il calo del rendimento.

Preadolescenza e adolescenza

Tra i 10 e i 13 anni, e poi con l’ingresso nell’adolescenza, le preoccupazioni si spostano su:

  • immagine corporea,
  • cambiamenti fisici,
  • accettazione nel gruppo dei pari,
  • aumento delle responsabilità.

I sintomi diventano più cognitivi: irritabilità marcata, chiusura emotiva, ritiro sociale, difficoltà di concentrazione ed eccessiva autocritica. Nell’adolescenza possono comparire ansia sociale, attacchi di panico, insonnia, deflessione del tono dell’umore e un uso eccessivo dei dispositivi digitali».

Ansia nei bambini e negli adolescenti: cosa devono fare (e non fare) i genitori

«I genitori possono fare moltissimo, anche davanti a sintomi importanti.

Cosa fare

I genitori dovrebbero impegnarsi a:

  • Accogliere le emozioni del figlio senza minimizzarle,
  • Aiutarlo a dare un nome a ciò che prova,
  • Favorire routine prevedibili che riducano lo stress,
  • Insegnare che l’errore e il fallimento hanno un valore evolutivo.

Accogliere significa dire: “Capisco che sei preoccupato”, senza sminuire o drammatizzare.

Cosa evitare

I genitori dovrebbero evitare comportamenti come:

  • Iperprotezione e sostituzione al figlio,
  • Rinforzare l’evitamento (“se ti preoccupa, non lo facciamo”),
  • Trasmettere la propria ansia,
  • Minimizzare (“non è niente”) o drammatizzare.

La minimizzazione, sottolinea la specialista, non favorisce il dialogo e può creare una frattura nella relazione.

Ansia nei bambini e negli adolescenti: quando chiedere aiuto a uno specialista

È consigliabile chiedere un consulto quando:

  • i sintomi durano più di 4-6 mesi,
  • interferiscono significativamente con la vita quotidiana,
  • causano sofferenza marcata nel bambino o nell’adolescente.

È fondamentale rivolgersi a professionisti esperti in età evolutiva, perché l’ansia nei bambini e negli adolescenti si manifesta e si tratta in modo diverso rispetto all’età adulta».

Perché i giovani di oggi sembrano più fragili

«Il lockdown ha avuto un ruolo, ma non è l’unico fattore. La letteratura scientifica mostra un aumento di solitudine, tristezza e sofferenza psicologica già a partire dal 2010-2012, in parallelo con l’avvento dei social network.

Questa generazione non è necessariamente più fragile, ma più esposta:

  • al giudizio continuo,
  • a modelli irrealistici,
  • alla pressione sulla performance,
  • a ritmi accelerati e sovraccarico emotivo.

Il corpo diventa un luogo centrale di accettazione e sofferenza, mentre il tempo – sempre più veloce e pieno – lascia poco spazio alla noia, che invece è fondamentale per lo sviluppo».

Ansia nei bambini e negli adolescenti: il ruolo dell’iperprotezione genitoriale

«I genitori di oggi sono più presenti e più protettivi. Questo può essere un valore, ma anche un limite se riduce l’esposizione graduale allo stress e all’errore.

Imparare a supportare senza invadere, aiutare a trovare soluzioni senza fornire risposte preconfezionate, è una delle sfide educative più importanti.

Sbagliare è fondamentale per crescere: il fallimento non è un nemico dell’identità, ma una sua componente essenziale».

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Il nostro specialista

Anna Ogliari

Psicologia

È responsabile dell’Unità di Psicologia Clinica dell’Età Evolutiva dell’Ospedale San Raffaele Turro afferente al Servizio di Psicologia Clinica e Psicoterapia diretto dal Prof. Andrea Fossati. È inoltre Direttrice della Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica e professoressa associata in Psicologia Clinica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Milano nel 1998, si specializza in Psicologia Clinica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele nel 2004. Sin dalla laurea la professoressa ha svolto mansioni cliniche e di ricerca nell’ambito della Psicologia Clinica con uno specifico interesse per l’età evolutiva. Dal punto di vista clinico, la professoressa Ogliari svolge attività sia ambulatoriale sia di reparto occupandosi principalmente di disturbi internalizzanti in età evolutiva con una particolare attenzione ai comportamenti disfunzionali che da essi derivano e ai disturbi d'ansia sia nell’infanzia sia nell’adolescenza. Coordina l’équipe Psicologico-Clinica presso la Pediatria del San Raffaele.

Per quanto concerne l’attività di ricerca, la professoressa si dedica principalmente alla psicologia dello sviluppo normale e patologico, con particolare attenzione all’interazione tra elementi ambientali e biologici nell’influenzare le manifestazioni psicopatologiche.

È autrice e coautrice di numerosi articoli scientifici originali pubblicati su riviste nazionali e internazionali. Partecipa costantemente come relatore e moderatore a congressi nazionali e internazionali del settore.

Anna Ogliari
Il Anna Ogliari visita ed opera presso IRCCS Ospedale San Raffaele

Francesco Bianco

Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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