Per renella si intendono piccolissimi calcoli nelle vie urinarie, grandi come i granelli di sabbia. In pratica sono microcalcoli, aggregati cristallini che si formano nei reni per poi spostarsi nella vescica e nelle vie escretrici. Nel loro passaggio in queste aree possono provocare sintomi fastidiosi o vere e proprie coliche, oltre che disturbi nella minzione. In ambito scientifico questa condizione viene definita “microlitiasi renale” ed è considerata il potenziale stadio preliminare della calcolosi vera e propria.
In questo articolo
Renella e calcoli: quali sono le differenze?
Oltre alla dimensione estremamente minore, si distinguono dai calcoli anche per composizione. La renella in genere è composta da acido urico e ossalati di calcio. I calcoli veri e propri hanno invece dimensioni superiori ai 4-5 millimetri e, a causa del loro volume, rischiano di ostruire completamente l’uretere, richiedendo spesso interventi urologici o bombardamenti con onde d’urto (litotressia). La renella, pur essendo dolorosa, viene invece espulsa spontaneamente dall’organismo attraverso le urine proprio grazie alla sua consistenza “sabbiosa”.
Quali sono le cause della renella?

Le cause sono essenzialmente legate a fattori ereditari e a una scorretta alimentazione, o comunque troppo ricca di alcuni nutrienti che i reni non riescono ad espellere totalmente.
A questi fattori oggi la medicina affianca in modo decisivo la disidratazione cronica (il bere troppo poco), la sedentarietà, la sindrome metabolica e l’alterazione del pH urinario, che favorisce la precipitazione e la cristallizzazione dei sali minerali normalmente disciolti nelle urine.
Quali sono i sintomi?
I sintomi della renella sono:
- dolori addominali e lombari molto forti, tali da togliere il respiro,
- sensazione di oppressione,
- angoscia,
- talvolta si possono manifestare anche senso di nausea,
- palpitazioni,
- bruciore o fastidio durante la minzione (stranguria),
- bisogno urgente e frequente di urinare (pollachiuria),
- urine torbide o con tracce di sangue (ematuria), dovute allo sfregamento dei cristalli contro le pareti delle vie urinarie.
Sebbene questo disturbo non sia grave, dal momento che produce dolorosi spasmi sarebbe meglio prevenirlo. Pertanto chi scopra di esserne affetto, pur non necessitando di particolari terapie se non l’assunzione di uno spasmolitico o di un antinfiammatorio (FANS) in fase acuta, dovrebbe modificare le proprie abitudini alimentari.
Come si diagnostica oggi la renella?
Rispetto al passato, oggi la diagnosi non si basa più solo sul sospetto clinico durante la colica. Gli urologi raccomandano:
- Ecografia renale e delle vie urinarie: per escludere calcoli più grandi o una dilatazione dei reni (idronefrosi).
- Esame completo delle urine con analisi del sedimento: fondamentale per identificare al microscopio la tipologia esatta di cristalli (ossalato, acido urico, fosfato) e impostare una terapia mirata.
- Valutazione del pH urinario: per capire se l’ambiente urinario è troppo acido o troppo alcalino.
Quali sono terapie?
La terapia migliore consisterà in un cambiamento dell’alimentazione quotidiana, a seconda della tipologia della renella. In caso di ossalati di calcio sarà opportuno ridurre le quantità di cibi che ne contengono dosi abbondanti come:
- spinaci, prezzemolo, cacao, pomodori verdi, barbabietole, frutta a guscio e tè nero. Contrariamente a quanto si pensava in passato, non bisogna invece azzerare i latticini: il calcio introdotto con la dieta si lega all’ossalato nell’intestino, impedendogli di raggiungere i reni.
- Se invece la sabbiolina è caratterizzata essenzialmente da agglomerati di acido urico andranno evitati gli alimenti ricchi di purine, quindi acciughe, frutti di mare, carne, pesce grassi, cacciagione e l’uso eccessivo di alcolici.
- In generale vanno evitati caffè e bevande a base di caffeina, cola compresa, in quanto possono favorire la disidratazione.
- Se invece la sabbiolina è caratterizzata essenzialmente da agglomerati di acido urico andranno evitati gli alimenti ricchi di purine, quindi acciughe, frutti di mare, carne, pesce grassi, cacciagione. In generale vanno evitati caffè e bevande a base di caffeina, cola compresa e va bevuta una discreta quantità di acqua.
L’idratazione: il pilastro fondamentale
Il rimedio più potente nel 2026 resta l’idroterapia (o “colpo d’acqua”). È tassativo bere tra i 2 e i 2,5 litri di acqua oligominerale al giorno a piccoli sorsi, distribuiti uniformemente nelle 24 ore (incluso un bicchiere prima di coricarsi e uno se ci si sveglia di notte). L’obiettivo clinico è produrre almeno 2 litri di urine chiare al giorno, impedendo fisicamente ai cristalli di aggregarsi.
Inoltre, i medici oggi prescrivono frequentemente integratori a base di Citrato di Potassio e Magnesio: il citrato è un potente inibitore naturale della cristallizzazione e aiuta a alcalinizzare le urine, sciogliendo la renella da acido urico e prevenendo quella da ossalato.




